Swarovski e i suoi Mondi di Cristallo in Tirolo

E’ stato un viaggio tortuoso quello che mi ha portato in Tirolo, precisamente ad Hall-Wattens, ma ne è valsa assolutamente la pena.
Dopo un ritardo di più di 40 minuti sulla partenza da Milano Centrale che ci ha fatto perdere la coincidenza del treno austriaco da Verona dove abbiamo dovuto ingannare il tempo per 2 ore in attesa della partenza di quello successivo, siamo giunte finalmente nella bellissima Innsbruck, per poi farci accompagnare in taxi nella piccola Hall.
Parlo al plurale perché non sono andata là da sola, ma in compagnia di altre blogger e questo è stato sicuramente uno dei punti di forza di questo tour, che ricorderò sempre con grande allegria e divertimento.

Forse vi sembrerà strano (ok, sembra strano anche a me!) ma questa volta, udite udite, il cibo lo lasceremo per ultimo. Sì perché non vorrei che la fame che vi farà venire il pensare alle cotolette possa distrarvi dallo splendore dei Mondi di Cristallo che abbiamo visitato all’interno del parco Swarovski di Wattens, in occasione dell’inizio del Festival delle Luci.
Incredibili installazioni tempestate di cristalli si susseguono lungo il percorso che accompagna i visitatori in una dimensione parallela fatta di riflessi, magia e… perché no, infanzia ritrovata!
Non vi nascondo che io per prima mi sono divertita un mondo e tra tutte, l’opera-installazione su cui tornerei immediatamente è senza dubbio la giostra dei cavalli disegnata dallo spagnolo Jaime Hayon.
Tanti piccoli animaletti fantasiosi, un design meraviglioso e ovviamente una pioggia di Swarovski sul soffitto del carosello, che rendono incredibilmente chic il giro sulla giostra.

Micol Uberti sulla giostra dei cavalli di Jaime Hayon nei Mondi di Cristallo Swarovski a Wattens

Tra le opere presenti nell’area esterna dei KristallWelten, quella che spicca per bellezza e dimensioni è però senza dubbio la Nuvola di Cristallo, progettata da Andy Cao e Xavier Perrot: sembra impossibile pensare che quegli 800.000 cristalli siano stati inseriti a mano!
E’ una bellissima installazione che ci costringe a fare una cosa stupenda che spesso ci dimentichiamo di fare: alzare lo sguardo, proiettarlo verso il cielo e lasciarci stupire. Dà sicuramente il meglio di sé la sera, quando le luci colorate sottostanti lo fanno dipingere di riflessi. Il parco è aperto fino alle 21 e vale la pena calcolare di visitare quest’opera quando il sole è già calato!

La Nuvola di Cristallo dei designer Andy Cao e Xavier Perrot nei Mondi di Cristallo Swarovski a Wattens

Subito di fianco, non si può non notare la grande testa del Gigante.

(pic via web)

Antico custode delle Camere delle Meraviglie (retrostanti ad essa, per l’appunto), in cui risiedono le ricchezze più preziose che trovò nel mondo durante il suo errare infinito alla ricerca di ciò che dona bellezza all’universo.
Questa è la spiegazione che ci dà l’artista che lo ha creato, André Heller.

Le camere delle meraviglie del Gigante

Credo che il Gigante abbia fatto un ottimo lavoro nello scegliere le meraviglie da esporre nelle sue stanze: io sono rimasta a bocca aperta di fronte alla maggior parte di queste! Alla fine del percorso nelle stanze, è possibile anche ripercorrere la storia delle creazioni più importanti di Swarovski, grazie al museo FAMOS, ad esse dedicato.
La prima camera dentro cui si entra somiglia a una grotta e contiene al suo interno svariate opere di artisti diversi, tra cui anche il meraviglioso “orologio sciolto” di Salvador Dalì, intitolato La persistenza della memoria.

opera in cristallo esposta nelle Camere delle Meraviglie del Gigante dei Mondi di Cristallo Swarovski a Wattens
una delle opere presenti nella prima stanza, la Blue Room
gemma di cristallo esposta nelle Camere delle Meraviglie del Gigante dei Mondi di Cristallo Swarovski a Wattens
un’incredibile gemma gigante pende dal soffitto della Blue Room
l'opera di Salvador Dalì "La persistenza del Tempo"in cristallo, esposta nelle Camere delle Meraviglie del Gigante dei Mondi di Cristallo Swarovski a Wattens

Le sale successive, sono un tripudio di luci, soggetti differenti, atmosfere surreali e suggestive che accompagnano il visitatore nelle visioni degli artisti più disparati che hanno collaborato al progetto dei KristallWelten.

Silent Light, opera di Alexander McQueen e Tord Boontje, nelle Camere delle Meraviglie del Gigante dei Mondi di Cristallo Swarovski a Wattens
“Silent Light” di Tord Boontje e Alexander McQueen
un albero innevato in una foresta meravigliosa, opera esposta dapprima all’ingresso del Victoria and Albert Museum di Londra
opera "Into the Lattice Sun" di Lee Bul, esposta nelle Camere delle Meraviglie del Gigante dei Mondi di Cristallo Swarovski a Wattens
“Into lattice Sun” di Lee Bul
Micol Uberti all'interno del Duomo di cristallo nelle Camere delle Meraviglie del Gigante dei Mondi di Cristallo Swarovski a Wattens
Duomo di Cristallo
opera ispirata alla cupola geodetica di Sir Richard Buckminster Fuller
dettaglio di "Into the Lattice Sun", 
opera in cristallo esposta nelle Camere delle Meraviglie del Gigante dei Mondi di Cristallo Swarovski a Wattens
un dettaglio di una delle opere facenti parte della stanza “Into lattice Sun”
"Chandelier of Grief" di Yayoi Kusama, opera in cristallo esposta nelle Camere delle Meraviglie del Gigante dei Mondi di Cristallo Swarovski a Wattens
“Chandelier of Grief” di Yayoi Kusama
Dettaglio di "Chandelier of Grief", opera in cristallo esposta nelle Camere delle Meraviglie del Gigante dei Mondi di Cristallo Swarovski a Wattens
un dettaglio del lampadario di cristallo, attorno a cui l’artista ha posizionato svariati specchi posizionati in diverse direzioni così da creare un mondo di riflessi infiniti
"Opacità trasparente", opera in cristallo esposta nelle Camere delle Meraviglie del Gigante dei Mondi di Cristallo Swarovski a Wattens
“Opacità trasparente” di Arik Levy
l’ossimoro del nome dell’opera rivela già quale sarà il soggetto delle installazioni…
Un altro dettaglio di "Opacità trasparente", opera in cristallo esposta nelle Camere delle Meraviglie del Gigante dei Mondi di Cristallo Swarovski a Wattens
…le molteplici e affascinanti sfaccettature del cristallo
"REady to love" di Manish Arora, opera in cristallo esposta nelle Camere delle Meraviglie del Gigante dei Mondi di Cristallo Swarovski a Wattens
“Ready to Love” di Manish Arora
nulla da aggiungere, un’opera che parla da sola: l’amore è amore e questa stanza vi farà venire voglia di condividerlo con chiunque!
"55 milioni di cristalli" di Brian Eno, opera in cristallo esposta nelle Camere delle Meraviglie del Gigante dei Mondi di Cristallo Swarovski a Wattens
“55 Milioni di Cristalli” di Brian Eno
un ipnotico puzzle di cristalli i cui colori sono in costante evoluzione
impossibile non rimanere incantati
un corsetto da sposa in cristallo esposto nen museo FAMOS all'interno del Gigante dei Mondi di Cristallo Swarovski a Wattens
un corpetto da sposa esposto nel museo FAMOS alla fine del percorso nelle
Stanze delle Meraviglie
un cristallo fumé esposto nen museo FAMOS all'interno del Gigante dei Mondi di Cristallo Swarovski a Wattens
un cristallo fumé esposto nelle teche del museo


Che cos’altro si può fare all’interno del Gigante?
Shopping sfrenato, naturalmente, perché poco prima dell’uscita si trova uno store immenso pieno di tentazioni… a cui io non ho saputo resistere: infatti abbiamo acquistato un paio di orecchini che però (a detta di mia mamma, autrice del regalo) non potrò indossare fino al 22 dicembre, data in cui spegnerò le mie prime 30 candeline. E’ una tortura sapere che li ho ma non posso ancora sfoggiarli, tuttavia so che vale la pena aspettare!

Un’altra esperienza molto bella da poter vivere è stato senza dubbio il brindisi con prosecco ed essenza di rose che abbiamo fatto nella Vip Lounge della boutique Swarovski. Una piccola coccola prima di salutare questi splendidi Mondi di Cristallo.

l'ingresso della Vip Lounge all'interno dello store Swarovski nel parco dei Mondi di Cristallo a Wattens
un dettaglio dei flute della vip lounge Swarovski: gli steli contengono preziosi e scintillanti cristalli
che eleganza questi flute con i cristalli nello stelo… non trovate?
un brindisi nella Vip Lounge all'interno dello store Swarovski nel parco dei Mondi di Cristallo a Wattens


Certamente la cornice delle montagne innevate che si stagliano contro il cielo di Wattens, è altrettanto degna di nota…
E’ bellissimo osservarle in prospettiva mentre si fa una foto all’albero di Natale del parco o alla slitta di Babbo Natale.

l'albero di Natale tempestato di Swarosvki all'ingresso del parco dei Mondi di Cristallo e le montagne austriache alle sue spalle
la Slitta di Babbo Natale tempestata di Swarovski all'interno del parco dei Mondi di Cristallo e le montagne austriache alle sue spalle
la Slitta di Babbo Natale tempestata di Swarovski all'interno del parco dei Mondi di Cristallo nell'affascinante buio della sera
PS: la slitta è ancora più bella la sera, quando si illumina e fa galoppare la fantasia dei più piccoli…

Due passi nel Tirolo

Se vi trovate in questa bellissima zona appena fuori dall’Italia, dovete però prendervi il tempo anche per visitare la città medievale di Hall e per assaporare il gusto dei piatti locali, altrimenti vi perdereste qualcosa di cui pentirsi.
La piccola Hall è uno scrigno di scorci stupendi da vedere e non solo: sono tante le realtà locali che si occupano di food e che eccellono per la qualità di ciò che propongono. Ecco alcune foto dalle esperienze che abbiamo vissuto in questi giorni in Austria!

degustazione di schnapps di acquavite di Der Bogner
la degustazione di acquavite dal produttore locale, Der Bogner
un cucciolo di manzo irlandese dà il benvenuto nell'azienda di liquori Der Bogner
…dopo la tenera accoglienza dei suoi cuccioli di manzo irlandese!
veduta di una delle chiese di Hall all'alba, con le montagne austriache alle sue spalle
la meraviglia dell’alba che si alza sui paesini, che sembrano il quadro perfetto di un presepe
biscotti allo zenzero di Natale, fatti a mano ed in vendita in un ristorante di Hall-Wattens
biscotti allo zenzero fatti in casa, che delizia!
la sala del ristorante Daniel's all'interno del parco dei Mondi di Cristallo Swarovski a Wattens
l’elegantissimo e scintillante ristorante Daniel’s all’interno del parco Swarovski
il calice di benvenuto al ristorante Daniel's del parco dei Mondi di Cristallo Swarovski, contenente un cubetto di ghiaccio luminoso
è qui il luogo giusto per brindare con il calice di benvenuto più brillante che abbiate mai visto!
una veduta dei paesini di Hall-Wattens e le montagne innevate retrostanti
l’atmosfera dei paesini di montagna nella zona di Hall-Wattens
canederli di cervo serviti con insalata e uova di quaglia
gli immancabili, squisiti canederli, preparati nelle maniere più svariate
la classica wiener schnietzel, regina indiscussa delle tavole austriache
e il re delle tavole austriache: il wiener schnitzel!

Se avete voglia di scoprire di più, potete visitare il mio profilo Instagram e guardare i contenuti in evidenza che ho creato per raccontarvi questo viaggio: sarà proprio come essere là con me!


Testo e fotografia
a cura di
Micol Uberti
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Ricordi d’Irlanda

Il mese scorso sono andata in Irlanda, per la prima volta in vita mia.
Ho condiviso con voi le emozioni che ho provato grazie alle varie esperienze che ho vissuto, vi ho portato un po’ con me attraverso le Instagram stories e vi ho raccontato le particolarità che ho ritrovato in questa terra che profuma di pioggia, erba fresca e burro fuso.
Però mi sono resa conto che tutto questo non era abbastanza.
Ecco allora che ho raccolto un po’ delle foto che ho scattato là e sono pronta a condividerle con voi.
Buona visione!


fotografie a cura di
Micol Uberti
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Terre del Vescovado

A volte cammino per la città, per i luoghi in cui vivo e che vivo e mi chiedo: “Quanto sappiamo del suolo che stiamo calpestando? Quanto conosciamo la storia di queste mura che ci circondano, delle aree verdi, della cultura che è scivolata di qui attraverso i secoli?”.
La risposta spesso è “Troppo poco.”.
Ne ho avuto la conferma quando settimana scorsa mi sono presa due giorni per immergermi in un territorio a me sconosciuto, nonostante siano ormai anni che mi divido tra Milano e la bergamasca.

Le Terre del Vescovado sono costituite dall’unione di 15 comuni che si affiancano e abbracciano tra le vigne della provincia di Bergamo, nei quali sopravvivono, generazioni, realtà imprenditoriali di inestimabile preziosità.

Serve respirare l’aria che c’è in quei posti, per capirne veramente il percorso che, cominciato secoli fa, li ha portati ad essere come sono oggi.
Io ho avuto la fortuna di poterle visitare con qualcuno che le conosce molto bene e che ha saputo scovare delle eccellenze che mi hanno fatto percepire quale sia il cuore pulsante di questo territorio.
Spesso si pensa che sia necessario andar lontano per scoprire qualcosa di nuovo e invece qui, a pochi chilometri da Milano, ci si ritrova immersi in una atmosfera diversa, che scorre più lenta, che è fatta di amore per le proprie vigne, per le radici della propria famiglia, per quegli antichi edifici che oggi ospitano realtà romantiche che guardano al futuro con la saggezza di chi ha vissuto il passato. Ho sentito i miei occhi riempirsi di bellezza mentre giravo tra le sale di Tenuta Frizzoni, a Torre de’ Roveri, un’antica villa restaurata e rimodernata, senza mancare di rispetto a ciò che fu, e in cui vengono ospitati matrimoni ed eventi che cercano una suggestività fuori dal comune. Non trovate che sia piena di dettagli meravigliosi?

Peccato averla scoperta così poco tempo prima del mio trentesimo compleanno, sarebbe stata una location a dir poco perfetta!
Di altrettanto impatto estetico è senza dubbio la Tenuta degli Angeli.
Una collina a Carobbio degli Angeli su cui, dal 1984, si produce vino e su cui alberga anche un’acetaia che realizza aceto secondo la tradizione emiliana.
Ma la vera bellezza di questo luogo sapete dove sta? Nelle persone che la gestiscono. Manuela e la figlia Roberta, che ci hanno accompagnati nella visita, sono due donne che vivono di entusiasmo e amore per la loro azienda e che la portano avanti con orgoglio. Aprono le loro porte ai bambini, per fare esperienze sensoriali e educative all’interno della loro tenuta, facendo loro imparare come si produce il vino, ad avere a che fare con la natura e con l’ecosistema da cui ci stiamo sempre più allontanando. Roberta fa anche delle marmellate deliziose con i cedri del suo giardino: insomma, si fa prima a dire che non esiste prodotto di loro provenienza che non debba essere assolutamente assaggiato almeno una volta!

Non stento a credere che, come ci raccontavano, si ritrovano gruppetti di turisti fuori dal cancello desiderosi di entrare a scoprire il vigneto!

Un’altra realtà che caratterizza profondamente le Terre del Vescovado è il Moscato di Scanzo. Questo vino liquoroso è una vera e propria eccellenza qui e il suo colore rosso scuro lo distingue immediatamente da altri moscati che siamo abituati a vedere più frequentemente. La vera differenza, però, la fa il suo sapore: meno dolce degli altri ma sempre rotondo e caldo, riesce a coinvolgere qualunque palato. Esiste addirittura un consorzio a sua tutela, di cui noi abbiamo visitato la sede a Scanzorosciate.

Pensate che stiamo parlando della più piccola D.O.C.G. italiana ma se verrete qui e avrete la possibilità di assaggiarlo, capirete il motivo di tanta attenzione verso questo prodotto.
Sarò sincera, ne ho assaggiati diversi durante questo tour, ma quello che mi ha colpito di più è quello di Sereno Magri.
Siamo stati ospiti nella sua cantina-salotto di Scanzorosciate (non si potrebbe definirla meglio di così: una pulizia, un’ordine, un gusto estetico per le linee semplici da non sembrare neppure un luogo di produzione ma uno di esposizione) e poi abbiamo degustato insieme a lui il suo moscato. Un sapore intenso che si fa ricordare e che porta con sé tutta la storia che ci ha raccontato Sereno: dalla cura delle uve alla selezione degli acini migliori, denocciolato a mano per garantire la più alta qualità, ai chilometri fatti per acquistare l’antagonista di un parassita che aveva colpito i suoi grappoli perché non vuole utilizzare agenti chimici sul suo raccolto.

Un’altra azienda vinicola da tenere assolutamente presente è senza dubbio quella di Eligio Magri. Se siano parenti non lo so, quello che ricordo distintamente è la cordialità dell’accoglienza, una vista mozzafiato sulle colline di Torre de’ Roveri ed una cantina in cui alcuni vini portano i nomi dei componenti della famiglia. Questo è un dettaglio che mi fa sentire rassicurata, che mi fa sentire in un’atmosfera di “casa”: quei vini ti stanno dicendo che dentro c’è qualcosa che va oltre la tecnica e l’esperienza sul campo. C’è attenzione, c’è tradizione e c’è vicinanza.
Noi abbiamo assaggiato uno spumante metodo classico, che nella sua semplicità ha vinto la 21esima edizione della rassegna Sparkling Wine Festival 2019 con 89/100. Niente male, vero?

A volte si parte per un tour di lavoro e si torna a casa propria con la convinzione di essersi ritrovati a fare, invece, un viaggio di cuore.
Ci sono tanti piccoli ricordi che si collezionano e che, ripensandoci, fanno sentire la differenza tra le due cose.
Durante questi due giorni, io e Franca siamo state ospiti di un b&b molto carino, Corte Seguini a Bagnatica, in cui siamo state trattate come delle regine dai proprietari, di cui ricorderò sempre la dolcezza con cui ci hanno servite a colazione. Veder arrivare la signora con le uova sul tegamino caldo, trovare una tavola imbandita anche se eravamo solo in due a soggiornare lì, sentir dare importanza ad ogni propria preferenza… Vi lascio con qualche foto della colazione, solo perché mi piace farvi venire fame, si sa!

Si potrebbe mai cominciare la giornata con il piede storto, dopo una “partenza” del genere?
Perciò grazie. Grazie a tutte queste persone che ci hanno aperto le porte dei proprio luoghi con allegria e voglia di conoscersi e raccontarsi!
Grazie a chi ha cucinato per noi e poi ha speso più di un’ora a chiacchierare, parlando dei propri inizi e dello sviluppo del proprio ristorante, come ad esempio la proprietaria del ristorante Da Franco di Seriate (a proposito, se andate lì in questo periodo fareste bene a prendere il gelato con i fichi freschi, come dessert!). Grazie a chi ci ha accompagnati alla scoperta di antiche meraviglie, come Villa Astori, in attesa di tornare agli antichi splendori grazie a nuovi ambiziosi progetti… vi auguriamo un in bocca al lupo enorme, di cuore!
E soprattutto, grazie a chi ha organizzato tutto questo e ci ha accompagnati con la stessa genuinità di chi sta portando un amico in giro per il proprio paese.

una stanza della splendida Villa Astori


Testo e fotografia
a cura di Micol Uberti

articolo realizzato in collaborazione con

Relax tra il design a due passi dal Garda

Appena varcherete la soglia del Dunant Hotel, a Castiglione delle Stiviere, vi troverete immersi in uno spazio concepito per risvegliare la curiosità di chi vi soggiorna, in una girandola di situazioni di design e spazi ideati per sviluppare l’emotività sensoriale e risvegliare la curiosità degli ospiti. Sarebbe impossibile non sentirsi coinvolti, per esempio, dall’atmosfera ludica che vi aspetta uscendo dall’ascensore al terzo piano.
Appena le porte si sono spalancate mi sono ritrovata in una sorta di foresta incantata, popolata da varie altalene. La domanda che subito mi sono fatta (e che mi hanno fatto!) è stata se fossero realmente utilizzabili.
Si! E’ un must per gli ospiti di qualsiasi età provarle, tornando bambini e rilassandosi in questa stanza semibuia, chiusa da pesanti tende, in un gioco di luci e murales fosforescenti.

L’artefice di tutto ciò è Ermanno Preti, il designer che ha curato il progetto di questo hotel e che ha voluto le 78 camere una diversa dall’altra, per evitare che l’ospite si senta parcheggiato in un luogo anonimo e spenga il cervello, ma si senta invece parte attiva dell’ambiente che lo ospita. Qui l’arte e il design rendono omaggio a Jean Henry Dunant, il primo premio Nobel per la pace, l’uomo che assistendo alla battaglia di Solferino (cittadina che si trova a pochi chilometri dall’albergo che porta il suo nome) inventò la Croce Rossa per assistere i feriti in battaglia. L’eco di questa battaglia viene ripreso nel dipinto sulla tela che campeggia in fondo al ristorante. Al centro invece troviamo l’originale tavolo a spirale, ideato per creare condivisione tra gli ospiti e abbattere le barriere scoprendosi tutti fratelli, grazie alla continuità dei suoi posti a sedere. Utilizzando Dunant hotel come “base” abbiamo anche potuto vivere appieno un weekend fuoriporta che ci ha permesso di raggiungere in tranquillità il lago di Garda, facilmente raggiungibile in una ventina di minuti, notoriamente animato da stuoli di vacanzieri italiani e stranieri che affollano le sue sponde, restando però in un’oasi di tranquillità.

Dove abbiamo mangiato

Nelle vicinanze è stato quindi piacevole poter uscire a cena al ristorante Rose & Sapori a Desenzano del Garda in una location che ci ha permesso non solo di gustare una cucina curata e genuina ma anche di rilassarci sulla loro terrazza a bordo lago. Per il pranzo del giorno seguente abbiamo invece optato per la pizza, al ristorante pizzeria Ciclone di Lugana di Sirmione che fa parte dell’Alleanza Pizzaioli Slow Food. Da provare assolutamente è la loro pizza gourmet cotta 100% a vapore per dare un interno soffice e rigenerata nel forno statico per assicurare una crosta croccante, soprattutto nella variante con impasto di farina di mais e che con la farcitura riproduce il piatto tipico del luccio alla gardesana con polenta.

L’eleganza della suite che ci ha ospitati
La creatività regna sovrana anche nella presentazione della colazione a buffet


Testo a cura di Franca Bergamaschi
Fotografia a cura di Bruno Uberti, Franca Bergamaschi

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Quando la vacanza non fa una piega

Luglio, col bene che ti voglio, tra un po’ si partirà!
A dirla tutta, almeno per quanto riguarda me, sarà già agosto quando finalmente si andrà in vacanza, tuttavia sono una persona previdente e sto già facendo un’accurata lista delle cose da mettere in valigia.
Non vedo l’ora di scoprire posti nuovi, affondare i piedi nella sabbia, collezionare nuovi ricordi di cui essere gelosa per i prossimi cent’anni!

Andare in vacanza significa rilassarsi, soprattutto mentalmente: ecco perché è importante organizzare bene i propri bagagli, così da non dover poi avere lo stress di rincorrere all’ultimo quello che si è dimenticato a casa!

Al di là dei fondamentali – i vestiti – ci sono cose che posso migliorarci sensibilmente i giorni di spensieratezza, risolvendoci quei piccoli inconveniente tipici di chi non è a casa propria: come risolvere il problema di quelle fastidiose pieghe sul quel bellissimo abitino che avete portato con voi sognando già di indossarlo in una serata speciale con la vostra dolce metà? Io porto con me, spessissimo, dei vestiti particolari che so già che fotograferò e devo ammettere che mi indispettisco parecchio quando scopro che la bellissima gonna che dovrò sfoggiare nel prossimo shooting ha una bella rigaccia proprio sul davanti, reduce dal viaggio in valigia.
Buone notizie, ragazze: la soluzione c’è ed è più compatta che mai!

Avevo sentito parlare di piccoli ferri da stiro “verticali”, con funzionamento a vapore, dopo che avevo visto nei backstage delle sfilate questi curiosi aggeggi con cui le vestiariste passavano gli outfit che di lì a poco le modelle avrebbero mostrato sulle passerelle. Non credevo, però, che fosse un tesoro di dominio pubblico e che potessimo averne uno in casa anche tutte noi!
Ho fatto ricerche e ho conosciuto così SteamOne, un’azienda francese leader nella produzione di questo tipo di elettrodomestici che mi ha incuriosita moltissimo. Il ferro da stiro compatto che ho scelto io è S-Nomad, un vero piccolo miracolo! E’ pronto in temperatura in soli 45 secondi e l’aspetto ancora più comodo è che, avendo il connettore universale per bottiglie, posso partire lasciando serenamente a casa il contenitore per l’acqua, occupando così meno spazio in valigia! Inoltre, stira senza rischi anche i tessuti sintetici che, si sa, sono sempre più presenti nei nostri armadi.
Più comodo di così… almeno non si hanno più pensieri e angosce quando è il momento di maltrattare i vestiti in valigia, schiacciadoli senza pietà pur di farcene stare uno in più nel trolley!


Testo e foto al prodotto a cura di Micol Uberti
Foto a Micol a cura di Franca Bergamaschi

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Museo Oceanografico di Monaco: stare sott’acqua non è mai stato così spettacolare!

Fondato esattamente un secolo prima dell’anno in cui nascessi io, perciò nel 1889 dal Principe Alberto I di Monaco, il Museo Oceanografico di Monaco non è solo un luogo dove mostrare al mondo delle specie marine meravigliose, ma anche un centro di studi della fauna oceanica ed un posto in cui si progettano costantemente nuovi modi per salvaguardarla.
Io lo adoro e voglio esplorarlo insieme a voi!

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La prima volta in cui misi piede in questo Museo, che a Montecarlo è una vera e propria istituzione, avevo 5 anni, ed era il giorno del mio compleanno.
Ho sempre amato moltissimo vedere i movimenti sinuosi dei pesci, scoprire la loro storia, capire il motivo di quei colori bellissimi e delle loro (a volte molto strane, come nel caso del pesce rombo) tappe evolutive.
Ricordo che guardavo quegli esemplari con gli occhi pieni di stupore!
La cosa non è cambiata nel corso degli anni, perché quelle emozioni le provo ancora. E’ un posto a cui sono molto affezionata, che amo perché fa vedere la bellezza della natura ma si impegna anche per difenderla facendo non solo tanta informazione all’interno delle sue sale, ma schierandosi attivamente per la salvaguardia del mare e dei suoi abitanti, tema a cui la famiglia Grimaldi è da sempre molto legata. La lotta contro l’orrore della caccia agli squali per l’utilizzo culinario delle loro pinne, l’educazione al rispetto dell’ambiente e la spiegazione, tanto approfondita quanto semplice da capire anche per i più piccoli, di quanto dannoso sia l’inquinamento causato dell’uomo, sono tutti fattori che mi rendono orgogliosa di parlarvi di questo posto.

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Ben lontano dall’essere un museo “vecchio” nella concezione, mantiene la sua antica struttura e dedica ampi spazi alla sua nascita, ma ben si adatta alle nuove tecnologie e all’interazione: chissà se il Principe Alberto I, quando cominciò la sua avventura nei mari a bordo della sua Hirondelle, si poteva immaginare che sarebbe arrivato così lontano! Del resto l’oceanografia a quell’epoca era una scienza davvero poco conosciuta e fu proprio lui a rendersene istigatore e promulgatore!
Penso proprio sia il caso di ringraziarlo…

Tra le tante vasche del Musée Océanografique de Monaco, lo spettacolo più incredibile lo offre senza dubbio quella degli squali.
Sono animali meravigliosi che amo moltissimo: il timore che incutono è frutto di tante dicerie, ma vi assicuro che secondo i dati statistici loro provocano molte meno morti rispetto alle zanzare e soprattutto rispetto all’uomo!
Siamo la piaga del nostro stesso pianeta, è ora di ammetterlo.
Divagazioni a parte… Dicevamo: la loro vasca è quella che tiene più a lungo i visitatori ad osservare ogni centimetro cubo di acqua e di ciò che ci nuota dentro. Come potrebbe non essere così? Sembra quasi di poterli accarezzare, quei fianchi setosi che guizzano al di là del vetro!

Semplicemente incantevoli… 
Naturalmente ci sono moltissime altre creature meravigliose, tutte da scoprire!
E che in alcuni casi ci riportano subito alla mente i cartoni animati che abbiamo amato nel corso degli anni! La Sirenetta, Nemo…
La visita alle vasche si conclude poi con una nuova area, magica, inaugurata da pochissimo: la sala dei Coralli Fluorescenti.
Non si tratta di giochi ottici creati dall’uomo, ma da un vero e proprio prodigio della natura! Negli abissi si nascondono infatti dei coralli che, se venissero osservati grazie all’illuminazione di lampade UV, regalerebbero dei colori mozzafiato che non avremmo mai pensato di trovare nel fondo dei mari!
Io non riuscivo a credere ai miei occhi…

Un altro spazio del Museo degno di nota e che ho trovato molto rinnovato rispetto agli anni scorsi, è quello dedicato agli scheletri delle creature dell’oceano. Qui a tutte le ore in punto comincia uno spettacolo coinvolgente fatto di luci proiettate e musica classica che ci fa letteralmente tuffare con l’immaginazione in mezzo a delfini, narvali e balene.
Lo so, sto raccontando ogni dettaglio, ma non scherzo quando dico di essere innamorata di questo posto… Essere loro ospite è stata una delle soddisfazioni più grandi che mi porto a casa da questo viaggio!
Ora vi lascio alle fotografie e mi faccio da parte, ma se volete un consiglio, vi suggerisco di aprire QUESTO link nel frattempo e di lasciare in riproduzione la canzone in sottofondo, mentre esplorate la gallery.
Buona… immersione!

Ah già, quasi dimenticavo! All’ultimo piano del Museo, è anche possibile godere del panorama di Monaco e del mare di fronte sulla splendida terrazza con vista a 360°!

Presto vedrete di più nella IgTV che sto preparando sul mio profilo Instagram.
Per il momento, io e il mio amico Shark Dentino vi salutiamo… ci vediamo prestissimo qui!

Testo a cura di Micol Uberti
Fotografia a cura di Micol e Bruno Uberti

Franciacorta in settembre: perché andarci assolutamente!

Mi sentite spesso parlare di questo territorio perché, nonostante io sia milanese, la mia sede principale si trova proprio sul lago d’Iseo.
Incredibile pensare che fino a pochi anni fa non amavo andarci… Ora invece non me ne vorrei mai andar via!
Avendola vissuta in tutte le stagioni e in tutti i mesi, ora posso dirvelo con certezza:
è settembre il momento migliore per godersi un weekend in Franciacorta.

Perché? Per 3 semplici motivi:

  1. innanzitutto siamo in pieno periodo di vendemmia e a metà mese le cantine aprono i loro battenti a chi vuole degustare i loro prodotti. Sono moltissimi gli eventi in cantina a cui potrete partecipare tra il 15 ed il 16 settembre, li trovate tutti in elenco su www.franciacorta.net e sarebbe un vero delitto non immergersi nel mondo di una delle eccellenze per cui siamo conosciuti in tutto il mondo, il vino!
  2. Il clima è mite, non si potrebbe chiedere di meglio. Questa zona territoriale, infatti, se è vero che rimane un po’ afosa durante i mesi più caldi dell’estate, sa invece dare il meglio di sé a inizio autunno. E’ ventilata ma si può ancora stare in costume, nel caso in cui si voglia prendere un po’ di sole e fare un bagno in riva al lago.
  3. I colori della natura. I colori della natura sono incantevoli in questo periodo, cominciano a scaldarsi e il paesaggio sa essere romantico come non mai! E’ l’occasione giusta per fare una passeggiata al tramonto, lasciandosi incantare da una tavolozza indimenticabile di sfumature!

Certo, potrete pensare che io sia di parte, visto l’incipit dell’articolo.
Invece no, è solo un consiglio spassionato! 
Settembre è l’occasione perfetta per condividere con il vostro partner o con gli amici un tour delle cantine più prestigiose d’Italia e rilassarvi poi alla vista dell’acqua del lago che luccica prima di cena, riflettendo le luci del tramonto!
E se avete paura di alzare un po’ il gomito… c’è chi pensa a riportarvi al vostro hotel (mercoledì ve ne suggerisco uno bellissimo) sani e salvi: Percorsi in Franciacorta offre un servizio di noleggio con conducente su splendidi mezzi d’epoca che sarà la vera ciliegina sulla torta in questa imperdibile esperienza, capace come poche altre di addolcire il vostro rientro dalle vacanze!

Testo e fotografia a cura di
Micol Uberti

Out of Office : l’inaspettata poesia di Torino

Se devo essere sincera, probabilmente non avrei mai pensato di dirlo: Torino sa essere speciale. L’ho sempre percepita come una città che per certi versi voleva un po’ imitare Milano e invece mi sono dovuta ricredere: ha una personalità tutta sua!

Le piazze del centro, i ponti sul Po, gli ampi portici che la distinguono, la Mole che sembra curiosamente un palazzo sprofondato nel terreno e di cui emerge solo la punta…
Ho trovato molti più spunti di bellezza di quanti me ne sarei aspettata. Ma del resto viaggiare è bello per questo: sai quello che lasci, ma non sai quello che trovi!

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Benvenuti a Torino

Certo non è una città che passa inosservata anche solo per sentito dire: è tra le più popolate d’Italia ed è conosciuta in tutto il mondo per essere la culla di un marchio di cui in questi giorni di parla moltissimo, FIAT.
Ci sarebbero altri mille motivi che potrei elencarvi, ma io sono qui perché voglio parlarvi di emozioni e non per sembrare una brutta copia di Wikipedia! E poi, la storia, viene fuori con prepotenza già dai suoi muri, dalle strade, dall’aria che si respira in centro!
Ci sono tanti scorci che mi hanno fatta fermare ed innamorare, a dispetto del tempo che stringeva, del temporale che minacciava di arrivare, della voglia di continuare a pedalare (eh sì, Torino me la sono girata in bicicletta!) per scoprire ancora qualcosa in più… Ci sono attimi che non ho voluto fotografare apposta, affidando loro il compito di farmi mentalmente da “puntina” per fermare un promemoria con scritto a lettere cubitali: TORNARE PRESTO QUI!

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Non perdetevi assolutamente…

Il Museo Nazionale del Cinema! Si trova all’interno della famosissima Mole Antonelliana, perciò già solo per questo non potete non visitarlo. Inoltre è un museo strutturato in maniera molto intelligente e adatto a tutti: i più appassionati potranno trovare innumerevoli informazioni che riguardano anche gli aspetti più tecnici della nascita e conseguente sviluppo di quest’arte. Per chi invece preferisce dedicare alle nozioni meno attengione e immergersi nella parte ludica e interattiva delle stanze dedicate ai set, è possibile comunque farsi un’idea generale della storia del cinema grazie agli highlights segnalati da una targhetta rossa qua e là vicino alle teche!
Io ci ero già stata un paio di volte, perciò mi sono concessa il lusso di saltare la parte della lettura e di correre a vedere la zona che vede esposti costumi, copioni, modellini… che meraviglia! Il cinema è davvero un mondo magico!

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Provate questo albergo!

Più che altro è un palazzzo che ospita più di 6 piani di splendidi appartamenti, arredati con gusto moderno e minimal ma in cui la parola d’ordine è accoglienza.
Benvenuti alle Duparc Contemporary Suites!
Si chiama così proprio perché situato di fianco al Parco del Valentino, tanto da poterlo raggiungere in 5 minuti a piedi. Nessun comfort manca qui, neppure la Spa in cui mi sono fatta coccolare con un massaggio rilassante che mi ha letteralmente fatta rinascere!
Il personale gentilissimo ha messo a disposizione anche le biciclette con le quali ho girato la città: scelta azzeccatissima perché mi ha permesso di raggiungere tutti i luoghi che volevo visitare e mi ha consentito di fermarmi a fare fotografie tutte le volte che qualcosa mi ispirava, senza il problema di dover cercare parcheggio o anche solo dover togliere il casco. La prima, giunta stanca da una giornata di lavoro a Milano e dal viaggio nel traffico subito dopo, ho cenato nel ristorante Duparc all’interno dell’albergo: delizie di ispirazione territoriale e non, sono state la degna conclusione di quella giornata piena di splendide emozioni! Duparc Contemporary Suites è senza dubbio il luogo ideale per alloggiare quando si è a Torino, sia per la comodità dell’essere vicini al centro sia per la pace che però regna in quel punto. Che la ragione del soggiorno sia una visita turistica o una trasferta di lavoro, questo albergo sa rispondere impeccabilmente e prontamente alle esigenze di entrambi!

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Andate a mangiare qui!

Io sono golosa e non me ne vergogno. Anzi, se mi si togliesse questo vizio non sarei più io! Così mi piace scoprire posticini dove andare a mangiare, magari con il valore aggiunto di godersi contemporaneamente le bellezze architettoniche della città in cui mi trovo!

Se quello che cercate è un posto speciale dove sognare e mangiare buon cibo, senza dubbio da Bomaki lo troverete: situato sul lungo Po, a pochi centimetri dall’acqua del fiume che scorre pigramente passando sotto i ponti che si vedono in lontananza, qui si respira aria di Brasile e si mangia con le bacchette del Giappone. Colori, sapori ed atmosfera sono una combinazione perfetta che vi farà finalmente pensare che una cena può durare tranquillamente più di due ore. E sapete perché? Perché vi sentite a vostro agio. Ve lo posso assicurare, la gentilezza del personale e i loro consigli vi faranno ritrovare in una condizione di totale relax che non avreste pensato.
E se non siete degli amanti del sushi non fatevi scoraggiare! Io ho provato anche le tortilla con picanha tagliata a strisce e vi posso dire che è altrettanto squisita.
Cosa vi consiglio di mangiare: gli uramaki di Cobia, un pesce ancora poco diffuso e dal sapore delicato.
Cosa vi consiglio di bere: il loro gin tonic con tonica ai fiori di ibisco. Buono e profumatissimo!
Dove vi consiglio di parcheggiare: loro si trovano in una zona pedonale non accessibile in macchina perciò vi conviene cercare posteggio in via Maria Vittoria, appena sopra!

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Adoro i posti in cui ti senti in famiglia. Che poi… io non sono certo figlia di grandi mangiatori di polpette purtroppo, ma in un mondo ideale le si proporrebbe anche a colazione, per me!
Mi sono sempre piaciute moltissimo e crescendo non è cambiato l’amore che provo per questi piccoli gioielli culinari. Da Polpetteria Norma troviamo 3 categorie principali: quelle di carne rossa, quelle di magro e quelle di pesce. A queste si aggiunge poi una lista di dolci breve ma veramente ben fatta.
Non potevo non assaggiare quelle di vitello con salsa tonnata… e non potevo non assaggiare quelle di pesce… e non potevo non assaggiare quelle con sugo… ok, insomma, le ho passate a rassegna praticamente tutte, ad eccezione delle polpette con melanzane alle quali sono tristemente allergica (che però mi dicono essere deliziose). Ma quello che mi ha fatto innamorare è stato lo spaghettone alla Lilli e il Vagabondo: le polpette con gli spaghetti sono la fine del mondo e i loro sono ricchi di sugo corposo che ti costringe a fare scarpetta alla fine. Non si può proprio non fare altrimenti.
Cosa vi consiglio di mangiare: scegliere è difficile, perciò meglio non farlo. Con la loro formula di degustazione avrete una selezione di 3 polpette per tipo!
Cosa vi consiglio di bere: una deliziosa, fresca e rigenerante Baladin stout aromatizzata con pepe.
Dove vi consiglio di parcheggiare: ci troviamo proprio di fronte alla facoltà di Giornalismo e vicino a stradoni in cui non sarà difficile lasciare la macchina.

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  • Poormanger via Maria Vittoria, 36/B e via Palazzo di Città, 26/B (TO)

Estimatori delle patate, unitevi! Avete trovato un posto dedicato proprio a voi! Buone, morbidissime e soprattutto super ripiene, da Poormanger le patate sono il piatto principale e vengono arricchite con gli ingredienti più svariati. Non ci sono solo quelle che trovate in carta ma anche quelle in limited edition della settimana e quelle del mese. Io ne ho provata una con salmone marinato da leccarsi i baffi.
Tra le due location, quella più romantica è sicuramente quella nuova che si trova in via Palazzo di Città, il luogo ideale dove fermarsi all’ombra ristoratrice dei portici dopo una passeggiata nelle vie storiche di Torino oppure un giro in bicicletta, proprio come ho fatto io. Il nome azzeccatissimo parla di cucina povera ma vi assicuro che i sapori che troverete qui, sono tutt’altro che poveri!
Cosa vi consiglio di mangiare: non parliamo di patate qui, perché quelle è impossibile che non attirino qualcuno già di per sé. Vi consiglio allora di mangiare senza dubbio la crumble con pesche a fine pasto. Ah se solo potessi averne una fetta ora…
Cosa vi consiglio di bere: le birre artigianali che spillano al momento, che domande!
Dove vi consiglio di parcheggiare: per quanto riguarda via Maria Vittoria, come vi dicevo prima non c’è problema di trovare un buco per la macchina. Per quanto riguarda Palazzo di Città, invece, potrete trovarne di numerosi al di fuori della zona storica, ma il mio suggerimento rimane quello di godervi due passi, perché le emozioni che vi restituirà questa esperienza sono davvero impagabili!

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Ci vediamo prestissimo, ma dove non lo so… 😉

Testo a cura di Micol Uberti
Fotografia portrait a cura di Franca Bergamaschi
Food photography & fotografia d’ambiente a cura di Micol Uberti

Ah, la Franciacorta! Meravigliosa (e un po’ retro)

Franciacorta, dolce terra di morbide colline e di aggraziati vigneti che si susseguono all’infinito… Non c’è luogo migliore dove poter liberare gli occhi e far divertire la vista.
Se poi, a questo, si aggiunge l’ispirazione un po’ retro che si può provare a bordo di un’auto d’epoca con tanto di autista, l’immaginazione non può che continuare a nutrire sé stessa.

Sono figlia di mio padre: è lui che mi ha cresciuta con piccoli lavoretti giù in garage, piccoli compiti che mi dava da svolgere per aiutarlo a restaurare qualche vecchia moto o semplicemente per fare manutenzione alla sua.
Quello del benzina per me è un profumo, non un odore!
Ed è proprio con lui che ho condiviso questa esperienza qualche weekend fa ad Erbusco, dove ha sede Percorsi in Franciacorta, una società di mezzi vintage for rent (ci sono anche le due ruote!) che consente anche di effettuare noleggio con conducente.
Ottima idea, del resto, soprattutto in questo periodo in cui a breve le cantine apriranno ed è meglio non mettersi alla guida dopo un tour vinicolo!
Noi abbiamo fatto un giro turistico stupendo, a bordo di una simpaticissima Lancia Fulvia 1300 del 1974. Certo anche organizzare una gita fuori porta con gli amici, magari per un addio al celibato, a bordo del mitico pulmino vintage Fiat 900, non dev’essere niente male!

Il fascino non ostentato del suo essere però visibilmente retro, mi ha colpita particolarmente: non amo le cose esagerate, che ti obbligano a tutti i costi a guardarle. Preferisco il vero carisma, quello che non ti colpisce gli occhi, ma la testa. E’ una seduzione più intima, più profonda, più cerebrale.
Osservare questo magnifico territorio, dalle zone più interne e verdi fino ad arrivare alla riva del lago, passando per i castelli e le tenute storiche che si nascondo qua e là… Un’esperienza di una giornata che si ricorda per tutta la vita. Solo per intenditori, dite? Vi sbagliate.
Che siate degli amanti dei motori o meno, poco importa: la Fulvia sa come farsi voler bene da chiunque e il conducente che racconta la Franciacorta con preparazione e grande entusiasmo, avvicina chiunque a Percorsi.
La leggendaria rilassatezza bucolica di cui si parla tanto quando l’argomento è la Franciacorta, è diventato servizio grazie alla società di questi giovani che ragazzi che hanno tutta l’intenzione di farci capire che il vintage non è solo una moda ma anche un contatto: un contatto con il passato che sfiora il presente, un contatto con l’emozione che raggiunge inevitabilmente anche il cuore di chi, invece, su quei mezzi d’epoca ci è salito solo per fare qualcosa di diverso dal solito.

Testo a cura di Micol Uberti
Fotografia a cura di Franca Bergamaschi

Out of Office : un weekend romantico a Losanna

L’amore. L’amore siamo abituati a percepirlo solo tra persone o tra esseri animati, eppure… eppure a volte ci arriva anche da qualcosa apparentemente privo di anima. Un palazzo, una pietra, una città.
Losanna è così, ti fa innamorare e ti mostra prepotentemente quanto, questo sentimento, la faccia da padrone tra le sue strade, tra le architetture antiche e quelle più moderne, tra le quali non c’è astio, non c’è invidia, ma solo una inspiegabile sintonia.

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Benvenuti a Losanna

La Svizzera è un Paese che conosco poco, devo dire la verità.
So che ci sono stata da bambina, insieme ai miei genitori, perché ci sono album di vecchie foto che me lo ricordano, però ne ho poca memoria, e così sono “approdata” in questa terra straniera con tanta curiosità e pochi pregiudizi.
La prima cosa che si nota, appena si arriva a Losanna, capitale del Cantone Vaud, è che è una… città multistrato! Tra la torre più alta della splendida Cattedrale gotica e la riva del lago Lemano, sono svariati i livelli di strade, ponti e viottoli che si intrecciano tra loro.
E’ un’aria romantica, morbida, rilassata, quella che si respira qui: deliziosi scorci tradizionali, come Place de la Palud con al centro il bellissimo Municipio con pluviali a drago, si alternano a elementi del presente e del futuro, come il quartiere artistico e giovane del Flon, a pochissime fermate della metropolitana più in là.
Dedicare una manciata di ore fugaci alla visita della città sarebbe veramente un peccato, perché ha tanto da offrire e tanti modi di emozionare, tuttavia sa essere magica in ogni suo centimetro quadrato e diventa, così, una meta particolarmente indicata per un weekend romantico non molto distante dall’Italia.

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Non limitatevi a guardare la cattedrale, ma concedetevi due passi nel suo piazzale: oltre ad intravedere l’antica Accademia di teologia protestante, potrete godere di un panorama mozzafiato di tutta la città fino all’orizzonte.

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Anche la zona di Ouchy, conosciuta in quanto sede del Museo Olimpico, è incantevole…

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…ma anche le zone più nuove e bizzarre hanno il loro fascino!

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Non perdetevi assolutamente…

…la degustazione di birre artigianali da Les Brasseurs, possibilmente dopo una bella visita al nuovissimo acquario e vivario Aquatis! Un racconto reale e vivo delle creature di acqua dolce, sia della fauna locale, sia dal mondo più lontano.
Come ad esempio la mascotte: il drago del Komodo vi aspetta lì.

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Provate questo albergo!

Io ho soggiornato qui e mi sono trovata splendidamente: l’Hotel de la Paix ha una cura impeccabile per tutti i dettagli e per gli ospiti.
Molto comodo per via della posizione centrale, consente di spostarsi comodamente a piedi ed è vicinissimo alle piazze più suggestive della città. Anche fare due passi la sera, dopo cena, sarà un piacere e si potrà vivere senza dover organizzare tutto in anticipo!
E poi, se avrete la fortuna di avere un balcone come l’ho avuta io, la vista è semplicemente incredibile.

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E fermatevi a mangiare qui!

Se anche voi, pensando alla Svizzera, visualizzate automaticamente dentro di voi montagne di cioccolato, allora siamo sulla stessa lunghezza d’onda!
Nonostante i miei sforzi, non sono riuscita a capire dove si trovi la casa del signor Lindt, però ho trovato un posticino che realizza dei tartufi davvero eccezionali e in cui ho avuto la fortuna di fare una bella degustazione: la Chocolatière è un’istituzione in città dal 1970, pensate che i clienti se ne innamorano così tanto che… una di questi è addirittura diventata l’attuale proprietaria!

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Se invece avete intenzione di fare tappa nel Museo Olimpico di cui vi parlavo prima, scelta che consiglio di fare anche perché ha un approccio molto innovativo all’argomento che tratta e nella parte finale il visitatore è invitato a mettersi alla prova in prima persona, vi sarà poi necessario fare un bel brunch caldo in un ambiente moderno e accogliente! Ecco perché vi suggerisco di prenotare preventivamente un tavolo al TOM, il bistrot del museo stesso. Anche con il tempo grigio, come quello che ho trovato io, la vista dalle ampie finestre è pazzesca e il cibo è davvero buono!

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Per un piatto tradizionale, invece, è senza dubbio il Café du Grutli la scelta più indicata, ma di questo ne parleremo nel prossimo appuntamento qui sul blog…

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Una dritta? Lasciamoci così, per il momento: se volete spostarvi più agevolmente e in maniera più celere, acquistate la Transport Card. In questo modo potrete raggiungere velocemente tutti i punti della città e le incantevoli zone dell’hinterland!

Un grazie particolare a…
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YNot (trolley)
Ottaviani bijoux (bracciale in smalto con gufo)
Kiabi (giaccone, maglione beige)
Lesara (maglione nero e gold)

Testo e fotografia
a cura di Micol Uberti

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