#FotoRacconti – Un weekend in Toscana nel cuore della Garfagnana

Ci sono viaggi che rimangono nel cuore.
Sono belli, non solo per ciò che vedi intorno a te, sono belli per ciò che vivi quando sei in quei posti! A me piace molto ritrovarmi in un luogo al fianco di qualcuno che lo conosce così bene da raccontarti ogni cosa che lo riguarda ed è esattamente ciò che è successo in Toscana, durante il weekend che ho trascorso in Garfagnana.

Il Duomo di San Cristoforo nella città toscana di Barga, nel lucchese

L’ALBERGO DA PRENOTARE

La struttura da cui sono stata ospitata per vivere questa splendida esperienza è il Renaissance Tuscany Il Ciocco Resort & Spa, uno scrigno di eleganza e romanticismo in una delle zone più belle della Toscana, la Media Valle del Serchio, nel cuore della Garfagnana a pochi km da Lucca. Un albergo importante che vanta il Certificato d’eccellenza TripAdvisor e la nomina tra uno dei migliori resort d’Europa. Al suo interno si trovano tre ristoranti, uno dei quali con una vista mozzafiato sulla città toscana di Barga e sulla catena montuosa delle Alpi Apuane, dove si può notare il Monte Forato che si staglia all’orizzonte. In questi ristoranti è possibile gustare ricette tipiche della zona di Lucca, di tutta la Toscana ma non solo! E’ possibile anche vivere una bellissima esperienza optando per una cena con degustazione vini.

Renaissance Tuscany Il Ciocco Resort, zona hall e galleria d'arte
Un salottino della hall del Renaissance Tuscany Il Ciocco Resort
Il Renaissance Tuscany il Ciocco Resort è anche pet friendly
Particolare del bellissimo giardino del Renaissance Tuscany Il Ciocco Resort in Garfagnana
Cena con vista sulla Garfagnana
Tartare di manzo con capperi al Renaissance Tuscany Il Ciocco Resort
La piscina con vista sulla Garfagnana del Renaissance Tuscany Il Ciocco Resort
Tagliatelle con pomodoro e basilico al Renaissance Tuscany Il Ciocco resort

IL TERRITORIO DELLA GARFAGNANA

Da non perdere assolutamente è una passeggiata nella città di Barga, che si raggiunge in auto in pochissimi minuti partendo dal Ciocco Resort.
Piccola, ma con tanto carattere e piena di cose da raccontare, è stata nominata una dei borghi più belli d’Italia ed è il comune più popoloso della Media Valle del Serchio. Oltre alle bellezze storiche monumentali da ammirare a Barga, primo fra tutte il Duomo di San Cristoforo che torreggia sulla cittadina, ci sono molte curiosità da scoprire. Un consiglio spassionato? Andate a fare colazione o merenda da Fratelli Lucchesi, una pasticceria storica di Barga, e portate a casa un sacchettino di biscotti alle castagne, frutto di cui è ricca la Garfagnana. Sono semplicemente squisiti!

Micol Uberti a Barga, piccolo borgo medievale in Toscana, nella provincia di Lucca

Ci sono altre due esperienze che mi sento di suggerirvi caldamente!
Da quale cominciamo per prima? Ma naturalmente da quella che vede protagonista il vino! Sto parlando di una cantina che produce vino biodinamico e si trova proprio nella Garfagnana: Podere Còncori ha realizzato una sorta di patio che dà sulle vigne e dove è possibile sedersi attorno al tavolo, ricavato da un’antica e gigantesca botte di rovere, per degustare le proposte della cantina e fare due chiacchiere con il proprietario. Se andate a trovarli, non dimenticate di salutare anche Pietro, la mascotte di Podere Còncori! Di chi si tratta? Ma di un ciuco, naturalmente!

La seconda esperienza di cui mi piacerebbe parlarvi è la visita con guida alpina dei borghi della Controneria. La Controneria è un’area collinare di Bagni di Lucca, che si trova vicino al torrente Lima e che si estende fino al Monte Prato Fiorito. In questa zona si susseguono dei piccoli borghi molto carini, ognuno con storie particolari e incantevoli da raccontare! Per questo vi suggerisco di affidarvi alle guide specializzate che potete incontrare all’Agriturismo Pian di Fiume. Un piccolo cenno storico: nel 1637 la Controneria venne divisa in due comunità, quella di San Cassiano e quella di San Gemignano.

COSA ASSAGGIARE ASSOLUTAMENTE

Non si può andare in Toscana senza assaggiare la vera pappa al pomodoro.
Se state pensando che in realtà non ci vuole molto per prepararla e che potete quindi mangiarla ovunque, mi dispiace dirvi che vi sbagliate.
Innanzitutto, serve proprio il pane sciocco, quello toscano. E poi i pomodori che ci sono là… hanno tutto un altro sapore! Un altro piatto da assaggiare è la panzanella e se soggiornate al Renaissance, la passata di funghi porcini spicca per la sua bontà!

Testo e fotografia
a cura di Micol Uberti

Tagliatelle all’uovo con sugo rustico di pomodorini

Forse sarà un cliché tutto italiano, ma se mi dite la parola “estate” a me vengono in mente immediatamente due cose: i pomodorini rossi, maturi, succosi… e il profumo del basilico sulla terrazza dei miei genitori.
Qualche giorno fa ho fatto un giretto tra le bancarelle del mercato del mio paese e il mio occhio è stato subito ammaliato da un cesto di pomodorini Piccadilly che rubavano la scena a tutto ciò che avevano intorno.
Non ho potuto fare a meno di comprarli e mentre li portavo a casa già li immaginavo a far da condimento alle tagliatelle all’uovo che avevo in programma di fare la domenica, complice una bella manciata di foglie di basilico. Leggero, gustoso e pieno di allegria, questo piatto è una vera ode all’estate italana!

INGREDIENTI NECESSARI PER 4 PERSONE

  • 300 g farina di grano Senatore Cappelli (io ho utilizzato quella di Molino Rachello, fantastica!)
  • 3 uova medie (a temperatura ambiente)
  • un pizzico di sale
  • acqua in caso di necessità
    &
  • 500 g di pomodorini maturi
  • 1 spicchio di aglio fresco
  • 5 cucchiaio di olio e.v.o.
  • parmigiano reggiano o grana padano da grattugiare (facoltativo)
Tagliatelle all'uovo fatte in casa

PROCEDIMENTO PER LA PREPARAZIONE

  • Partiamo dalle tagliatelle: la prima cosa da fare è disporre a fontana la farina, su di una spianatoia oppure su un tavolo liscio. Al centro faremo una fossetta dentro cui adageremo le uova, sia tuorlo sia albume. E’ importante che le uova siano a temperatura ambiente, mi raccomando!
  • Sbattiamo le uova con una forchetta, incorporando gradualmente la farina e quando le uova saranno interamente mescolate a quest’ultima, lavoriamo l’impasto con le mani.
  • Potrebbe essere necessaria l’aggiunta di un filo d’acqua, purché sia minerale e a temperatura ambiente. Lavoriamo l’impasto delle tagliatelle con le mani per circa 10 minuti (sembra molto tempo ma vi garantisco che farà la differenza nel risultato!), lo raccogliamo in una palla e lo avvolgiamo con pellicola alimentare. Lo lasciamo riposare per 30 minuti e nel frattempo ci dedichiamo al sugo.
  • Sciacquiamo accuratamente i pomodorini con acqua corrente, li asciughiamo con un panno e li tagliamo in quattro (se sono grandi possiamo tagliarli anche in più parti, l’importante è che i tocchetti non siano troppo piccoli).
  • Mettiamo a scaldare anche abbondante acqua salata dentro cui cuoceremo a breve le tagliatelle appena preparate!
  • In un tegame, invece, scaldiamo l’olio insieme all’aglio precedente schiacciato e lo lasciamo rosolare. Quando sarà imbiondito, aggiungiamo i pomodorini. Per i primi 2 minuti, li facciamo saltare a fiamma media e poi abbassiamo il fuoco, copriamo con un coperchio e lasciamo cuocere per almeno 15 minuti, mescolandoli di tanto in tanto.
  • Torniamo alle tagliatelle: è ora di stendere la pasta a circa 0.8 mm! Potete utilizzare la macchina per la pasta oppure il mattarello, l’importante è che sia ben infarinata. Una volta ottenute le sfoglie, potete proseguire tagliandole in striscioline di circa 5 mm con un coltello, dopo aver arrotolato le sfoglie su loro stesse, oppure utilizzando la macchina per la pasta con i rulli appositi.
  • Lessiamo le tagliatelle per pochi minuti nell’acqua bollente, giusto il tempo perché vengano a galla (circa 3-4 minuti), preleviamo mezzo mestolo dall’acqua di cottura e la trasferiamo nel tegame con i pomodorini, alziamo la fiamma e lasciamo sobbollire senza coperchio.
  • Scoliamo le tagliatelle e le versiamo nel tegame del sugo, aggiungiamo le foglie di basilico dopo averle sciacquate e facciamo saltare il tutto a fiamma media per qualche minuto, fino a quando tutte le tagliatelle si saranno impregnate del sughetto dei pomodorini. Serviamo con un aggiuntivo filo d’olio a crudo e, se lo desiderate, con una spolverata di parmigiano grattugiato al momento.

COME PRESENTARE IL PIATTO

Le tagliatelle all’uovo fatte in casa e accompagnate con questo genere di sugo sono molto rustiche e tradizionali, meglio lasciar parlare la loro semplicità: servitele senza curare troppo l’impiattamento, abbiate solo l’accortezza di aggiungere un paio di foglie di basilico fresco ed il gioco è fatto!

UNA BUONA ALTERNATIVA

Parlare del ragù alla bolognese sarebbe quasi scontato e si perderebbe il senso estivo della ricetta. Potete però arricchire il sugo con delle olive taggiasche o delle olive Kalamata oppure preparare un misto di pomodorini e peperoni rossi e gialli per dare un gusto più deciso al piatto.

Tagliatelle con pomodorini e basilico

Testo e fotografie
a cura di Micol Uberti

Alberto Sordi, il mito a tavola è servito

Cent’anni fa oggi, nasceva un grande mito del cinema italiano: buon compleanno, Alberto Sordi!
Chi più di lui poteva meritare un ricordo speciale qui, tra le pagine digitali di questo mondo fatto di ricette e cibo?

“Maccherone, mi hai provocato e io ti distruggo, adesso maccherone io me te magno!”.

Alberto Sordi nella celebre scena dei maccaroni in "Un americano a Roma"

Chi non ha sentito almeno una volta questa esclamazione associata al grande Alberto Sordi? La frase arriva dalla famosissima scena tratta da “Un americano a Roma” diretto da Steno (lo sapete vero che Steno, altro caposaldo della cinematografia italiana, è lo pseudonimo di Stefano Vanzina, padre dei celeberrimi fratelli Vanzina?). Tornando ai nostri
maccheroni, chi li mangia è Nando Mericoni un giovanotto senza arte né parte (interpretato da Sordi) che mitizza gli Stati Uniti, tanto da scimmiottare i comportamenti alimentari americani e schifare i canonici spaghetti sostenendo di voler mangiare pane e mostarda, inzuppato nel latte. Salvo addentare poi la fatidica fetta, gettarla ed esclamare
“ammazza che zozzeria”, sputando tutto per tornare ai suoi amati maccheroni e “magnarseli”. Così, tra una forchettata di pasta e l’altra, stila un elenco della fine che faranno il latte “questo lo damo ar gatto”, “questo al sorcio” guardando lo yogurt e con la mostarda (in realtà senape) ci vuole “ammazzare le cimici”. Ma non ci sono solo i maccheroni di “Un Americano a Roma” nella vita cinematografica di Alberto Sordi.
Ripercorriamo altri esempi del suo rapporto con la cucina, nel centenario della sua nascita.
Altra scena mitica è quella ambientata a Venezia e tratta dall’episodio “Le vacanze intelligenti” all’interno del film “Dove vai in vacanza?”.

Alberto Sordi in una scena de "Le vacanze intelligenti"

Qui Sordi interpreta un fruttivendolo romano i cui tre figli, che hanno studiato e frequentano ambienti intellettuali, organizzano per lui e la moglie delle “vacanze intelligenti” appunto, con un programma che prevede, oltre a una ferrea dieta, visite culturali comprese quella alla Biennale di Venezia. Ed è proprio lì che Sordi e consorte cinematografica, dopo essersi ribellati a diete e incomprensibili performance artistiche si fermano in una trattoria e, armati di tovaglioli legati al collo, mangiano tutto ciò che gli capita a tiro, emulati da principi e contesse che, come loro si abbuffano di salsicce con i fagioli, pappardelle al sugo di lepre e chi più ne ha più ne metta. Ne “Il marchese del Grillo” protagonisti sono invece i rigatoni, esattamente con la “pajata” (piatto della tradizione romana composto da pasta e interiora di vitello).
Potremmo continuare ancora a ripercorre, con l’aiuto di altri celeberrimi film, il percorso gastronomico di Alberto Sordi nelle varie pellicole cinematografiche dove lui, con piccoli gesti, espressioni facciali e frasi passate alla storia, riesce a rappresentare stati d’animo e situazioni psicologiche sedendosi a tavola. Spessissimo nei suoi film lo troviamo di fronte al cibo, a rappresentare le condizioni sociali dell’epoca ma per certi versi attuali ancor oggi. Per concludere, una curiosità: tra tutti questi piatti, sapete qual era il suo cibo preferito? Per Alberto Sordi non era domenica senza un piatto di fettuccine seguito dall’abbacchio scottadito (piatto laziale a base di costolette di agnello spalmate con burro
ammorbidito prima di grigliarle). Un pranzo all’insegna delle leggerezza, insomma! Infatti puntualmente per Sordi seguiva la pennichella sulla sua amata poltrona e, raccontava, l’abbiocco veniva sempre guardando Pippo Baudo in tv (protagonista indiscusso della Rai dell’epoca) e ritrovandolo ancora lì, sullo schermo, al suo risveglio.
Alberto Sordi rimarrà sempre nel cuore di noi italiani, lui che è stato un simbolo della nostra nazione e che si fa amare anche dalle generazioni che non lo hanno conosciuto direttamente.
E allora alziamo il bicchiere insieme a lui, da lassù e… tanti auguri, mito!

Alberto Sordi in una scena de "Il Marchese del grillo"


Testo a cura di Franca Bergamaschi
fotografie via web
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Il pomodorino giallo? Un piccolo sole tutto da scoprire!

Devo essere sincera ed ammetterlo: se penso al pomodoro, mi viene in mente subito il colore rosso. Anche per voi è così, vero? Eppure, è un grande peccato che il datterino giallo passi un po’ in secondo piano, perché si rivela ottimo anche per condire la pasta!
Non mi credete? Allora continuate a leggere, perché vi convincerò del contrario.

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Quando ho ricevuto a casa la Pam Box di Pam Panorama, dentro la quale si nascondevano tante delizie mediterranee e una sfida ai fornelli per me, la prima cosa che ho pensato è stata: “Fantastico, ora mi faccio una bella pastasciutta al sugo!” e nella mia mente si è formata l’immagine di un piatto fumante di spaghetti, rossi di pomodoro e pieni di profumo. Ma non è più bello cercare di scoprire sempre qualcosa di nuovo? Allora ho preso in mano il vasetto di Datterini Gialli interi in succo, della linea I Tesori, insieme alle Olive Taggiasche (di cui sono veramente ghiotta!) e ho deciso: sì! E’ ora di creare una ricetta diversa dal solito!
E’ così che ho preso al volo la pentola, l’ho riempita di acqua e l’ho messa a bollire.
Nell’attesa di buttare la pasta (so che non è un termine molto raffinato, ma mi piace troppo quell’idea di quotidianità e italianità che esprime, perciò lasciatemelo dire!) continuavo a pensare a cosa poter aggiungere per rendere il piatto ancora più sfizioso ma in breve tempo ho capito che in realtà, tutto questo sforzo, non era affatto necessario…
La dolcezza dei datterini e la sapidità delle olive formavano già da sole un equilibrio perfetto. E’ stato amore a prima forchettata!

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Testo e fotografia a cura di
Micol Uberti

Pranzo gourmet con Quomi : penne di lenticchie rosse con ragù di pollo.

Cucinare mi piace.
Mangiare mi piace.
Che novità, eh? In effetti è un aggancio un po’ scontato per iniziare un articolo!
Quello che non sapete (forse) è che mi piace anche vivere nel mio mondo ideale in cui io rimango spalmata sul divano, per quel poco tempo che posso farlo, e tutto ciò che desidero giunge a me in uno schioccar di dita.
Troppo facile, un sogno un po’ snob! E invece no.
Cosa c’entrano queste tre premesse da sole? C’entrano, perché sono ciò che mi ha fatto scegliere il mio pranzetto di oggi.

Quomi, gli ingredienti direttamente a casa tua

La comodità è una gran cosa e spesso il cibo pronto è un grosso aiuto, ma dobbiamo anche ammettere che toglie al momento del pasto una peculiarità fondamentale: il momento creativo del preparare il piatto.
Non vi è mai capitato di sperimentare aggiungendo una spezia in più, di assaggiare un impasto intingendo il dito nella ciotola, di godere del profumo che riempie casa durante la cottura di un sugo? Sono tutte emozioni che si perdono nel caso di un piatto pronto e, sinceramente, io faccio veramente fatica a rinunciarci.
Quomi è la soluzione ideale per me: dopo aver selezionato la ricetta dal loro sito internet, in pochi e rapidi passaggi è possibile ordinare tutto l’occorrente necessario per poterla preparare direttamente a casa propria. Et voilà!
Riceveremo tutto l’occorrente, con tanto di indicazioni precise per ottenere il migliore risultato.

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Solo ingredienti di prima qualità

Ciò che si trova nella confezione Quomi è una vera e propria ricetta gourmet non solo per quella che sarà la pietanza finale, gustosissima e particolare, ma anche e soprattutto per gli ingredienti di prima qualità, come ad esempio il macinato di pollo Fileni con cui ho preparato il ragù per condire le penne di lenticchie rosse.
Una vera delizia ed una garanzia anche!

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La ricetta: un gioco da ragazze… super impegnate!

Seguire gli step per creare la ricetta selezionata a casa è davvero semplice e non richiede mai troppo tempo.
I consigli degli chef Quomi, infatti, sono pensati proprio per far risparmiare ogni minuto e incastrano alla perfezione i vari passaggi.
Loro lo sanno che noi, ragazze super impegnate, non conosciamo modo migliore se non il cibo per premiarci dopo una fitta giornata di impegni..
Per preparare le mie penne di lenticchie rosse con ragù di pollo, ho impiegato appena 25′!

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Aggiungi un posto a tavola!

E se non foste da sole a tavola?
Non penserete forse che la ricetta è solo una persona!
Quomi è dell’idea, come me, che il momento del pranzo o della cena vada necessariamente condiviso: mangiare è un piacere che va di pari passo con il concetto di convivialità!
Tutti gli ingredienti contenuti nella box sono per 4 persone massimo.
In caso di amiche del cuore che piombano a casa senza troppo preavviso!

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Testo e fotografia a cura di
Micol Uberti

 

Singapore, m’hai provocato? E io me te magno!

Che mi piacciano le cose speciali, si sa!
Altrimenti non avrei fatto certe scelte nella mia vita…
Sono sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo che mi sappia stupire, forse perché amo sentire emozioni forti o forse perché sono curiosa e il verbo “scoprire”  è quello che mi rappresenta di più… o magari è per entrambe le cose sommate, no?

Fatto sta che nulla mi stuzzica di più (in tutti i sensi) del venire a sapere che nella mia immensa città si nasconde un angolo di mondo che non ho ancora esplorato.
Fai due passi lasciandoti alle spalle il Duomo, vai a zonzo per le viette che si diramano da quella meravigliosa piazza, imbocchi via Hoepli e mentre guardi le notifiche sul cellulare ti ritrovi le narici piene di quel profumo inconfondibile di aromi e spezie tipici della cucina asiatica.
Quella vera, intendo, non quella occidentalizzata che spesso ci devia dalle vere tradizioni culinarie di un luogo.
Dal momento che l’istinto è figlio dei sensi, io seguo il mio olfatto e mi ritrovo di fronte a Pasta B, un ristorante con grandi vetrate, dalle quali si vedono chef dagli occhi a mandorla presissimi a chiudere ravioli e far saltare noodles con altri ingredienti in grandi wok.
Ehi, un momento, perché io sono ancora fuori da questo piccolo angolo di paradiso?
Non sia mai! In men che non si dica varco la soglia con la stessa convinzione con cui Leonida annunciò “QUESTA E’ SPARTA” in 300… solo che io, con più garbo e delicatezza, dico semplicemente: “Siamo in due”.

Ci stavano aspettando, da Pasta B. Ci stavano aspettando i cuochi, i proprietari, i ravioli e la gentilissima Costanza, che ci ha raccontato la storia del locale e della famiglia Han.
Entriamo nella sala al piano strada e ci troviamo immerse in un altro mondo: da una parte ci sono i fumi di cottura che si alzano nella cucina a vista, dalla parte opposta ci sono le proposte del menù che ti fanno l’occhiolino dalla lavagna a muro su cui sono riportate con una grafia ordinatissima e che ti catapulta 10.260,68 km più un là.
Ah sì, scusate, intendo dire a Singapore!
E’ da questa fascinosa città, infatti, che arriva l’idea di Pasta B, che nasce (tanto per parlare ancora di numeri) nel 1989. Esattamente l’anno in cui sono nata io.
Quando si dice che il destino la sa più lunga di noi…

Ci godiamo il menù degustazione e con piacevole sorpresa ci ritroviamo a fare i conti con la nostra ignoranza riguardo i veri sapori della cucina asiatica. E dico “asiatica” perché qui si parla di fusion! I ravioli di Pasta B non sono un semplice fagottino di impasto e ingredienti, ma sono un crocevia in cui si incontrano Giappone, Corea e Indonesia.
Non che i cocktail siano da meno, dal momento che potrete trovare anche lo spritz rivisitato e contenente liquore alle prugne e zenzero.
Una delizia che mi ha davvero colpito! Così come ho giurato amore eterno al budino al mango… 
Lo so, lo so, la sto facendo lunga e voi invece volete arrivare al dunque e vedere le fotografie… ma non potevate pensare che frenassi il mio entusiasmo!

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Fotografie a cura di Micol Uberti

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El Primero: quando la griglia è di classe.

Le settimane che precedono le vacanze di Natale sono davvero un delirio nel mio ufficio, ancora più del solito: pacchetti ovunque, appunti scarabocchiati su ogni centimetro di carta che trovo intorno a me, vestiti appesi un po’ dappertutto con post-it attaccati sopra che mi ricordano in quale shooting utilizzarli… AIUTO!
Riesco a rilassarmi veramente solo durante la pausa pranzo, ci credete?
Non è un caso che, per questa oretta libera al giorno, io spesso decida di uscire proprio di casa e andarmene in qualche ristorante per farmi coccolare un po’.
A me si rigenera anche lo spirito, quando il palato è appagato!
Settimana scorsa, ad esempio, sono andata a viziare un po’ me stessa e la mia collaboratrice godendoci un meraviglioso pranzo uruguaiano a El Primero…

Lasciate che vi porti in un viaggio culinario speciale, dove la semplicità degli ambienti e dei piatti proposti vi sorprenderà, facendovi scoprire un’eleganza che non vi sareste mai aspettati da una griglieria.
Certo, perché qui si parla di un ristorante pieno di classe e di genuinità!
Da El Primero le carni che vengono preparate arrivano direttamente dall’Uruguay e questo assicura un’impeccabile qualità e gusto.
In questo Paese, infatti, il bestiame ha campi immensi in cui pascolare e questo porta gli animali a non avere un filo di grasso ed avere una crescita sana ed equilibrata.
Quando a questo si aggiunge una cottura perfetta (non importa che scegliate di farvi preparare un Bife Ancho con media cottura come ho fatto io, oppure una Picanha al sangue, il risultato sarà sempre eccelso) grazie ad un ragazzo che, a dispetto dei suoi soli 19 anni, si ritrova ad essere già un grigliatore professionista pluripremiato, anche una semplice pausa pranzo si trasforma in un momento indimenticabile in un batter di mandibola.

E se quando vi trovate di fronte al ristorante vi sembrerà che il suo aspetto vi dica qualcosa, è semplice svelarvi il perché!
El Primero, che si chiama così proprio perché è il primo locale uruguaiano in Italia, altro non è che il padiglione EXPO di questa nazione che è stato acquistato e spostato nell’attuale location ad Origgio, a un minuto e mezzo dall’uscita autostradale A8.
Insomma, un ottimo modo per concludere una giornata di relax tornando da Como verso Milano, tanto per dirne una!
La semplicità e pulizia estetica con cui è stato reinventato il locale, giura fedeltà assoluta all’Uruguay (tavoli numerati? Macché! Da El Primero li si distingue perché ad ognuno è stato assegnato il nome di una città uruguaiana!) e ricrea un’atmosfera casalinga in cui i dischi che fanno da arredamento sulle pareti arrivano direttamente dalla collezione personale della proprietaria, che ogni qualvolta torna al suo Paese d’origine si assicura di portare con sé sempre nuove chicche da esporre al ristorante.
Anzi, vi do un consiglio: quando la incontrate e la salutate da dietro il bancone, fermatevi a chiacchierare due minuti con lei. Le brilleranno gli occhi e vi farà scoprire un posto che, purtroppo, è ancora troppo poco conosciuto qui in Italia.

Ora vi lascio alla gallery-racconto del mio pranzo, ma sappiate che finché non assaggerete queste delizie, non potrete mai innamorarvi veramente dei sapori delle loro carni, delle mitiche salsine di accompagnamento (Dio solo sa quanto amo il chimichurri!) e dei loro vini così avvolgenti e inebrianti!

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Pasta con verdure grigliate e carne per la mia assistente…
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E per me un Bife Ancho preparato con cottura media su griglia con legno di faggio…
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E’ lei, unica e inimitabile, che dà un tocco speziato alla bistecca:
la salsa chimichurri a base di prezzemolo e aglio.
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Certo, anche la criolla di peperoni e cipolla non è da meno!
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E per concludere in bellezza, il pranzo termina con deliziosi bocconcini
di banana fritta da intingere nel dulce de leche, morbidissimo al palato.
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Caspita, a rivedere queste foto mi è tornata una fame da leone!
Anzi, mi sa che ora mi alzo dalla postazione, mi infilo la giacca e… CI VEDIAMO LA’!

Scoprite di più su www.elprimero.it

Fotografia a cura di Micol Uberti

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San Valentino in calice

Nel settore enogastronomico spesso ci si sofferma a parlare delle note olfattive di un prodotto, del suo sapore e della gradevolezza al palato, tralasciando così che un fattore fondamentale nell’ambito culinario è proprio quello legato alle emozioni. Mi piace riflettere su questo punto proprio ora che San Valentino è alle porte e risulta sempre molto gradito trascorrerlo proprio attorno a una tavola… Come ci fa sentire assaggiare una determinata pietanza? Cosa proviamo se sorseggiamo un vino particolare in una circostanza speciale? È proprio partendo da questo presupposto che ho pensato di parlare del sentimento che può nascere da una cena (o pranzo) di coppia in cui tutto ciò che proviene dalla cucina diventa veicolo di messaggi d’amore e passione che vengono sublimati proprio dai sapori che ritroviamo nei calici e nelle portate. È così che il Franciacorta Rosè Extra Brut Brolese di Villa Crespia, un morbido ma intenso equilibrio tra Pinot nero e Chardonnay di Arcipelago Muratori, ricrea la famosa sensazione delle “farfalle nello stomaco” a cui si affida la magia dell’innamoramento, soprattutto se abbinato ad un insolito antipasto a base di polenta con top di ananas freschissimo, mazzancolle grigliate, crema di aceto balsamico e foglie di menta biologica. Ancora, il Brolese seduce e rende l’atmosfera più misteriosa con un piatto di lussuosi fusilloni superiori La Molisana cotti al dente e serviti con tartare di tonno al pepe nero rigorosamente battuta al coltello, capperi sotto sale e pomodorini d.o.p. Pachino saltati in padella con un filo di olio extra vergine d’oliva. Siete ancora convinti che ci si possa innamorare solo con il cuore?

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Ph. Micol Uberti
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SPECIAL THANKS to www.fabulouspartydesign.com

Fotografie soggette a copyright
Per maggiori informazioni scrivere a info.kindofglamour@gmail.com

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BIRTHDAY GIRL gifts!

Auguri a me!

Che felicità immensa che mi fa provare il giorno del mio compleanno… sarà che sono un po’ vanitosa e mi piace essere coccolata, ma sapere che c’è una data nell’anno che è solo mia mi piace da morire! Oggi compio 26 anni e voglio assolutamente mostrarvi tutti i regali che i miei sponsor mi hanno mandato per l’occasione. Come si fa a non amarli? Tutto questo affetto e questa gentilezza mi fanno quasi commuovere. Perciò prima di tutto… GRAZIE!

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Ero indecisa se farvi vedere prima la parte food o quella fashion, così nel dubbio ho deciso di fare un mix. Sono certa che adorerete i braccialetti ad elastico di Rue Des Mille… per chi è alla ricerca del principe azzurro non può mancare la ranocchia e invece il ferro di cavallo (che tra l’altro richiama uno dei due segni zodiacali tra cui sono nata) insieme al quadrifoglio portano fortuna se li si porta sempre con sé…

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C’è poi la magnum del millesimato franciacortino di Arcipelago Muratori, pronto per essere sbocciato questa sera con i miei amici. Mentre invece in famiglia abbiamo optato per un brindisi più insolito, aprendo a mezzanotte la bottiglia di Braulio Made in Cima che mi attendeva da un paio di settimana e mi strizzava l’occhiolino dalla dispensa della cucina…

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A proposito di questa sera! Voglio essere luminosa ed elegante per la festa, che ne pensate se indossassi questo bracciale alto lavorato e placcato oro di Boccadamo? Penso proprio che con un abito semplice e monocromatico sarebbe semplicemente divino…

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Del resto, il party ufficiale è proprio oggi, mentre quello di domani sera sarà più easy anche se sempre all’insegna della qualità. Mi tocca (e dico “tocca” perché in realtà ne sono un po’ gelosa) condividere con gli invitati le mie adorate birre del Birrificio Curtense. Quella acida e quella alle castagne sono esclusive di questo periodo! Magari però è meglio anche preparare qualcosa da mangiare e puntare sui carboidrati, giusto per assorbire un pochino la parte alcolica… mi inventerò qualche ricetta particolare con la pasta più buona che ci sia in Italia: La Molisana! Porosa e consistente, non può che assicurarmi un risultato impeccabile nei primi piatti.

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Ora vi mostro l’ultimo regalo scartato, gli altri due li scoprirete seguendomi su Instagram (@micoluberti_official). Guardate un po’? Si tratta di due bracciali tempestati di brillantini, uno ottanio e l’altro champagne, con chiusura a calamita. Non posso che ringraziare con tutto il cuore Le Briciole per questi splendidi bijoux!

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Et voilà, ecco gli ultimi due pacchetti. Uno è di MAMA Calzature, brand partenopeo che si è recentemente lanciato anche nell’abbigliamento. Non vi svelo cosa contiene ma vi do un indizio… PIZZO! Non dico di più.

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Questo invece è un pensiero natalizio da parte di Happy Socks, un simpatico regalo giunto a casa a sorpresa. Ciò che c’è dentro è troppo carino! Lo vedrete presto sui miei social.

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Ora è meglio che corra a prepararmi perché, nonostante sia il mio bday, ci sono molte cose da fare come sempre. Grazie per aver passato questi minuti con me! Spero vi siano piaciute le foto che ho scattato personalmente per voi. Ringrazio in particolar modo LineArredo per la location fighissima 😀

Vi mando tantissimi baci!

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