Ehi food lovers! Volete catturare l’attenzione? Assecondate la PIGRIZIA!

Forse cominciare con un titolo così vi avrà fatto balenare in testa un miliardo di opzioni…
“Di cosa starà parlando? A cosa si riferirà?” E soprattutto…
“Questo articolo mi suggerirà qualche cosa di utile?”
Bene, ecco fatto. In effetti ho catturato la vostra attenzione.
E in che modo l’ho fatto? Ne sono certa, nessuno di voi vorrà ammettere esplicitamente che è pigro, ma…
La verità è che questo titolo vi ha attirato proprio per questo, invece:
sperate di trovare l’elemento segreto che costituisce la chiave del successo di una fotografia food.
Poco importa se fotografate cibo per lavoro o per raccontare una serata tra amiche o con il partner.
Ottimo, allora cosa aspettiamo?
Parliamone!

IN CHE SENSO PARLIAMO DI PIGRIZIA?

Arance, food photography

Scatto realizzato per Arancia Poggio Pizzuto – gennaio 2021

Ne parliamo a doppio senso.
Non c’è nulla di cui vergognarsi, fa parte di ognuno di noi e prima ce ne accorgiamo, prima la possiamo utilizzare a nostro favore.
Lo sapete, prima di dedicarmi unicamente alla fotografia sono stata una blogger per 7 lunghi anni e vorrei aver avuto qualcuno che mi desse questo consiglio:
tanto noi quanto chi segue i nostri social (business o privati che siano) siamo pigri.
Noi cerchiamo di creare il miglior contenuto possibile nel minor tempo possibile.
“Loro” cercano di ricavare più informazioni possibili nel modo più semplice possibile.
In un certo senso siamo sulla stessa lunghezza d’onda!
Ok, d’accordo, ma questo principio come lo sfruttiamo in fotografia?

PIU’ INFORMAZIONI CONTIENE UN’IMMAGINE, PIU’ E’ SNELLA DA “LEGGERE”

Insalata con pesche, food photography

Scatto realizzato per MD supermercati – agosto 2021

Per “informazioni” all’interno di un’immagine, intendiamo semplicemente gli elementi visivi che ci restituiscono un’idea, un concetto…
nel caso del food: un sapore, una sensazione.
Nella foto proposta, ad esempio, volevo puntare sulla freschezza.
Si tratta di uno scatto pensato per essere proposto in estate, in cui i colori caldi e intensi fanno parte naturalmente di ciò che ci circonda, mentre la freschezza è invece ciò che tendenzialmente ricerchiamo, soprattutto in agosto, quando siamo sopraffatti da due mesi di afa crescente.
Ecco perché ho scelto di dare ampio spazio alla pesca.
Tutto questo è il processo mentale che avviene nel fotografo, che sceglie arbitrariamente come proporre il proprio soggetto e che quindi razionalizza tutta questa gamma di decisioni per poi trasformarle in azione concreta, modellando il set a proprio piacimento.
Chi osserva una foto, però, tutto questo non lo sa… eppure riesce a percepirlo.
Soprattutto se questa strategia viene utilizzata con saggezza e senza creare un’immagine confusa e sovraccarica…

PUNTATE SU UN ELEMENTO E RIPROPONETELO IN VARIE FORME

Muffin alle mele e cioccolato, food photography

Scatto realizzato per Il Cibo secondo Micol – 2018

Credetemi, questo suggerimento vi cambierà la vita.
Sarete più snelli nel lavoro e creerete con poco delle fotografie estremamente armoniose.
Scegliete un elemento della fotografia sul quale puntare di più.
Quello che restituisce più chiaramente il sapore che volete che emerga o quello che più intensamente richiama il mood che volete esprimere.
Selezionatelo e proponetelo nello stesso scatto ma sotto forme diverse.
La mela: intera, ma anche sbucciata, all’interno dello stesso scatto.
Tornate ad osservare le foto precedenti: la pesca, proposta in taglia diversi. Metà, un quarto, un ottavo.
Le arance, con quelle ho fatto altrettanto!
Se mostrate lo stesso elemento visto da più “punti di vista”, sarà molto più facile per il cervello dell’osservatore andare a ripescare nella memoria tutte quelle informazioni che si associano a sapori, esperienze e sensazioni. Assicurato!
E la cosa più bella di questa strategia è che si può mettere in atto sempre.
Non ci credete?

UNA STRATEGIA COMODA E SEMPRE ATTUABILE

Capunsei, gnocchi di Mantova, food photography

Scatto realizzato per Il Cibo secondo Micol – Castellaro Lagusello (MN), agosto 2020

Mettete una gita fuori porta, un caldo soffocante e una fame mostruosa dopo aver camminato per ore alla scoperta di un borgo meraviglioso,
su e giù per le salite delle strade collinari di una piccola frazione di Monzambano.
Mettete la voglia di scoprire un nuovo sapore, quello dei capunsei tipici di quella zona.
Ma mettete anche la voglia di raccontarlo a chi non era lì presente!
Beh, tanto è bastato: una foto a campo molto stretto, uno di questi gnocchi morso per metà così da lasciar intravedere anche le fattezze al suo interno e voilà.
Il racconto di gusto è servito.
Si capisce immediatamente che la consistenza di questo piatto ricorda molto quello dei canederli, perciò verosimilmente non sarà omogeneo e “liscio” al tatto in bocca, si capisce che le erbe la fan da padrona non solo nel condimento, che non contengono un ripieno, ma che l’impasto è variegato e che con ogni probabilità sono vegetariani perché non si vede traccia di carne.
Il riscontro da chi ha visto la foto? Eccolo QUA!

Quello che mi affascina molto dell’arte fotografica, tra tanti aspetti, è comprendere quanto profondamente si leghi con la psicologia.
Pensare che una foto sia ben fatta senza valutare questa peculiarità, sarebbe incredibilmente limitante.
E diciamolo, mentre si creano scatti immaginando come li interpreterà chi li guarderà, non si fa forse un viaggio all’interno anche della propria testa e della propria sfera di significati?

Approfondimenti e lezioni tailor made disponibili!
Info e prezzi : info@micoluberti.com

Muffin vegani alle mandorle

* vegan & lactose free recipe *

Benvenuto sole di primavera!
Sono già pronta a fare colazioni con le amiche, con muffin profumati e appena sfornati, come quelli alle mandorle di cui parliamo oggi!
Sono molto leggeri e molto, molto gustosi. E considerando che vanno bene anche per gli intolleranti al lattosio e che sono molto semplici da realizzare, fareste bene a proseguire nella lettura!

Questi muffin vegani sono a base di acqua e la parte grassa è data dall’olio di semi di mais. Ma volete sapere che cosa li rende davvero speciali?
La nota croccante delle mandorle tritate, nel loro impasto!
Io ho usato un coltello affilato per tritarle e devo dire che rimane la scelta migliore, per quanto mi riguarda, ma potete sempre semplificarvi ulteriormente la vita utilizzando un frullatore, senza esagerare con i tempi altrimenti la ridurreste a farina. Tutti pronti per mettervi all’opera insieme a me?

Muffin vegani all’acqua con mandorle tritate

Muffin vegani all'acqua con mandorle tritate

Ingredienti per 12 muffin:

  • 300 g farina di tipo 00;
  • 300 ml di acqua a temperatura ambiente;
  • 150 g di zucchero di canna;
  • 100 ml di olio di mais o di semi;
  • 100 di mandorle pelate;
  • 1 bustina di lievito vanigliato per dolci;
  • un pizzico di sale fino.

Come procedere:

  1. Partite subito dedicandovi alle mandorle, così da avere tutto ciò che vi serve pronto e a portata di mano: se le tritate a coltello, vi consiglio di utilizzarne uno piuttosto grosso e con la lama affilatissima, così da procedere con più agilità. Procedete tritandone poche alla volta, una decina, con un movimento di polso che faccia scivolare la lama sulle mandorle come fosse una mezzaluna, così da evitare che alcuni frammenti possano schizzare altrove. Se preferite utilizzare il frullatore, versatele nel bicchierone, chiudete e azionatelo per pochissimo tempo. Mescolate e azionate nuovamente. Lasciatele grossolane, meglio un muffin più croccante!
  2. In una bastardella di vetro o di metallo, setacciate accuratamente la farina e aggiungete le mandorle e lo zucchero, mescolate con una forchetta per integrare bene i due elementi.
  3. Ora emulsionate acqua e olio in una terrina, o in una bottiglietta da mezzo litro di capienza. Così facendo, quando aggiungerete questi due elementi alla farina, non correrete il rischio che gran parte dell’olio rimanga in sospensione sopra all’impasto. Versatelo nella bastardella con la farina e mescolate fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo.
  4. Aggiungete il pizzico di sale e proseguite a mescolare.
  5. Aggiungete il lievito setacciato e mescolate nuovamente.
  6. Riempite ciascuno stampo da muffin per circa 2/3 (io ho calcolato 2 cucchiai grandi + 1 piccolo per ciascuno) e fate cuocere per 20 minuti in forno statico preriscaldato a 180°.
  7. Terminato il tempo di cottura, fate la prova dello stecchino e se va a buon fine, lasciate riposare i muffin nel forno spento e leggermente socchiuso per mezz’ora circa. In caso contrario fate cuocere altri 5 minuti e controllate nuovamente. Bon appetit!

La mandorla è deliziosa e intensa, ma se volete dare a questi muffin un tocco più intenso, potete aggiungere la buccia grattugiata di un limone biologico.


Testo, ricetta, styling e fotografia
a cura di
 Micol Uberti
.

Arrosto in crosta vivace

Aiuto, che significa “crosta vivace“?
E’ un modo come un altro per dire che è pepata, ho scelto la via poetica, nulla di strano! Converrete con me che suona meglio…
Buon venerdì a tutti! Viste e considerate le giornate piuttosto grige che ci sta regalando l’inizio di questo marzo, ho pensato che fosse il momento buono per proporvi ancora una ricetta un po’ invernale, che non dà propriamente il benvenuto alla primavera: un bell’arrosto in crosta di pasta sfoglia, da condividere con la famiglia durante il pranzo della domenica.
Un classicone, insomma! Sì, ma con qualche piccola modifica, che non fa mai male e stimola la curiosità dei commensali.

L'origine di questa ricetta è il famoso filetto alla Wellington, di origine inglese e risalente all'800.

Il mio arrosto in crosta, infatti, è avvolto in uno strato di pancetta al pepe nero che regala a questa ricetta un sapore molto aromatico e intenso, inoltre la carne viene prima sfumata con birra non filtrata, durante la fase in padella! Insomma, non voglio peccare di presunzione, ma voglio essere onesta con voi: preparatevi, perché tra una settimana vi chiederanno tutti se lo farete nuovamente!

Arrosto in crosta vivace con pancetta al pepe nero

Arrosto in crosta di sfoglia con pancetta al pepe nero.

Ingredienti necessari:

  • Arrosto di carne di vitello (circa 800g);
  • 1 bicchiere di birra non filtrata (io ho utilizzato Ichnusa);
  • mezzo cucchiaino di maggiorana;
  • 1 testa d’aglio;
  • 4 cucchiaio di olio evo;
  • 1 litro di brodo vegetale;
  • 1 rotolo di sfoglia rettangolare;
  • 1 uovo;
  • 1 etto di pancetta al pepe nero affettata piuttosto sottile.

Come procedere:

  1. Preparate in una pentola il brodo, utilizzando un dado e mezzo sciolto in 1 litro di acqua.
  2. Scaldate in una padella l’olio, buttate la testa d’aglio schiacciata e dopo un paio di minuti aggiungete l’arrosto legato, sigillandolo con cura su tutti i lati.
  3. Sfumate l’arrosto con 2 cucchiai di birra e cominciate ad aggiungere il brodo poco per volta, abbassando la fiamma quasi al minimo. Considerate di averne almeno due dita nella padella. Girate l’arrosto ogni quarto d’ora.
  4. Dopo un’ora di cottura con questo metodo, aggiungete la restante birra, aggiungete la maggiorana e continuate a cuocere per 10 minuti e a girare la carne, questa volta più frequentemente. Lasciate intiepidire e preparate la sfoglia.
  5. Stendete la sfoglia sulla carta forno, spennellatela con un uovo sbattuto e bucherellatela. Disponete 3 fette di pancetta sulla striscia centrale della sfoglia e posizionatevi sopra l’arrosto.
  6. Ricoprite interamente l’arrosto con le fette di pancetta, sovrapponendole leggermente tra loro così da creare un vero e proprio involucro.
  7. Ora coprite il tutto con la pasta sfoglia, assicurandovi di chiudere perfettamente i punti di giuntura. Spennellate con l’uovo e mettete in forno preriscaldato a 180° ventilato, per una trentina di minuti.
    Bon appetit!
L'arrosto viene fatto cuocere lentamente in brodo vegetale e birra non filtrata.
L'arrosto viene successivamente avvolto nella pancetta e nella pasta sfoglia, per poi essere cotto in forno ventilato.


Testo, ricetta, styling e fotografia
a cura di
 Micol Uberti
.

Risotto ai carciofi e arancia

* vegan & lactose-free recipe *

Siamo in anticipo di un mese se dico che siamo in primavera, vero?
Eppure, a guardare fuori dalla finestra, sembra proprio così!
Simboli assoluti di questo periodo sono i carciofi: le loro sfumature violacee mi mettono allegria e sento già in bocca il loro sapore intenso e così particolare. Perché non provare ad abbinarli, allora, alle arance?
Loro stanno per cedere il passo ad altri frutti, godiamone finché è possibile farlo!

Le foglie di carciofo intere offrono una versione rinnovata del classico risotto, più cremoso.

La parola “arancia” deriva dal persiano e significa “frutto favorito dagli elefanti”. “Carciofo”, invece, viene dall’arabo ma non ha un significato altrettanto poetico, solo descrittivo. In ogni caso sono due frutti della terra che amiamo moltissimo e che non tutti sanno che altissimo potenziale hanno, quando vengono messi insieme in una ricetta!
Ecco perché oggi voglio parlarvi di questo risotto: perché se da una parte è semplicissimo da realizzare, dall’altra scoprirete quanta intensità possono raggiungere sapori che ormai diamo quasi per scontati.

Risotto rustico con carciofi e arance

Dettaglio di impiattamento: una fetta di arancia intera e sbucciata, una spolverata di scorza grattugiata ed il piatto è servito!

Ingredienti per 4 porzioni:

  • 2 arance tarocco;
  • 3 cuori di carciofo;
  • 2 bicchieri rasi di riso Carnaroli;
  • 1 litro di brodo vegetale;
  • maggiorana;
  • aglio.

Come procedere;

  1. Preparate 1 litro di brodo vegetale e mantenetelo caldo abbassando la fiamma al minimo, una volta raggiunto il bollore.
  2. Pulite i carciofi privandoli del fusto legnoso centrale: ciò che deve rimanere sono solamente le foglie (le brattee – ndr), e fatele saltare in padella con 2 cucchiai di olio evo e uno spicchio d’aglio schiacciato. Aggiungete anche mezzo mestolo di brodo per farle stufare.
  3. Quando le foglie di carciofo saranno tenere, aggiungete il riso a crudo e lasciatelo cuocere per 3 o 4 minuti, mescolando spesso.
  4. Nel frattempo, tagliate un arancio a metà e spremetelo, conservando il succo in un bicchiere.
  5. Torniamo al riso: è ora di aggiungere mano mano il brodo e di cuocerlo. Abbiate cura di mescolare di tanto in tanto, così da amalgamare i sapori e scongiurare il rischio di farlo attaccare sul fondo della padella!
  6. Dopo una decina di minuti, aggiungete il succo dell’arancio, un pizzico di maggiorana, una spolverata di scorza grattugiata e lasciate cuocere per altri 5 minuti.
  7. Servite con una fettina di arancia a decorare. Bon appetit!
Risotto rustico con carciofi e arancia
Risotto rustico ai carciofi e arancia visto dall'alto

Vi piace l’idea di un gusto più deciso?
Fate sfumare i carciofi con del vino bianco piuttosto salino e otterrete un risultato decisamente pieno di brio!

Carciofi saltati in padella


Testo, ricetta, styling e fotografia
a cura di
 Micol Uberti
.

MU Fish, cucina creativa dall’Oriente

Varcate le soglie del MU Fish di Nova Milanese e preparatevi a rivedere tutte le certezze che avete sempre avuto riguardo la cucina orientale.
La creatività che si respira appena si entra in questo ristorante si unisce così perfettamente al gusto minimalista che quasi non ci si fa caso!
O almeno… fino a quando non si apre il menù.

Il cibo, il vero protagonista: luci, design d'ambienti, presentazione. tutto è volto ad onorarlo.

Sono stata invitata a scoprire le loro proposte in un momento in cui stavo pensando proprio a questo: quanto è bello sperimentare in cucina, quanto è bello poter dare infinite possibilità agli alimenti!
Ne parlavamo proprio pochi giorni fa proprio sul mio profilo Instagram, vi ricordate? Sembrava proprio che fosse scritto nel mio destino che io dovessi incontrare sulla mia strada questo ristorante orientale che strizza l’occhio all’Occidente e gli ruba qualche ingrediente dalla dispensa!

MU Fish, un nuovo modo di parlare asiatico a tavola

C’è poco da stupirsi: il MU Fish di Nova Milanese ha vinto per due anni consecutivi il premio Gambero Rosso per il miglior rapporto qualità-prezzo tra i ristoranti di Milano e della Lombardia.
Se considerate che è una realtà che esiste tra 3 anni, è presto fatta la considerazione del valore di questo posto!
Ve lo dico subito, non è un all you can eat.
Qui è tutto à la carte, ma c’è la possibilità di intraprendere un percorso degustazione.
Vi dico anche che non troverete molto delle solite proposte che siete abituati a leggere sui menù dei ristoranti giapponesi.
Qui ci sono abbinamenti nuovi: avreste mai immaginato una tartare di tonno accompagnata da del fois gras? Nemmeno io!
Eppure, dovete saperlo, è la cosa più buona e seducente che ho mangiato qui!
Ultima negazione dell’articolo, lo giuro: non prendete in considerazione l’idea di pasteggiare a sola acqua o solo tè verde.
Qui c’è molto di più da scoprire, perché il bar tender di MU Fish è bravissimo a rivisitare cocktail in chiave orientaleggiante e a consigliarvi quale potrebbe il migliore per accompagnare ciò che avete ordinato per cena.
Scegliere MU Fish come ristorante, significa fare un vero e proprio viaggio all’interno dei sapori: nulla è scontato, tutto è perfettamente calibrato, come solo l’eccellenza dei maestri a cui scorre nel sangue la filosofia orientale sa fare. Consigliatissimi sono i dim sum, i ravioli di cui tutti vanno matti: lo chef è uno tra i più bravi al mondo e basta assaggiarne uno per capire perché.
Anche l’ambiente si guadagna una sincera nota di merito: incantevole, dalle linee pulite e con un gioco di luci che illumina il centro dei tavoli, punto in cui lo staff posiziona i piatti, lasciando invece in discreta penombra i clienti che possono così godere di privacy e possono lasciare che il cibo sia il vero protagonista del ristorante.
Una chicca di cui mi sono proprio innamorata?
I tavoli: ricavati da tronchi di cedro sezionato orizzontalmente, in alcuni è possibile ritrovare della resina che va a colmare gli spazi vuoti.
Quasi ad onorare, in chiave più sobria, la meravigliosa e significativa arte giapponese del kintsugi.

Appena si entra da MU Fish, si viene accolti da un bancone elegante e dai toni scuri, dedicato ai cocktail e alla preparazione del sushi.
Da MU Fish si viene sempre accolti con una porzione di edamame, i famosi fagiolini in baccello, da condividere.
Il gunkan con uova di salmone e tuorlo di quaglia e la millefoglie con tonno siciliano crudo e burratina sono tra le proposte più particolari di MU Fish.
Un tori karaage (pollo fritto a pepite) come non lo avete mai assaggiato: accompagnato da una speciale maionese.
Hosomaki, Uramaki, sashimi misto: la selezione di MU Fish è incredibilmente ampia.
Cocktail particolarissimi possono accompagnare la cena, per una rivisitazione a 360° della classica tavola orientale.

PS: se di primo acchito avete pensato che Nova Milanese sia troppo fuori mano, vi rassicuro dicendovi che in realtà vi separano solo una ventina di minuti da Milano città! Guardare Google Maps per credere.

I tavoli sono in legno di cedro e la cena si consuma direttamente su di essi, senza tovagliato.


Testo e fotografia a cura di
Micol Uberti
.

Banana bread con noci pecan

Partiamo da un presupposto: le ricette a base di banana non mi sono mai mai mai piaciute. E allora perché oggi vi propongo quella del banana bread? Perché è l’unica che è stata in grado di farmi cambiare idea!
E’ pane per definizione e dolce per vocazione, rimane morbido e mantiene l’umidità di un plumcake, rendendo felici tutti quanti.

Una ricetta che va tanto di moda ultimamente ma che fa la sua comparsa ufficiale nel '33

Non tutti sanno che questa ricetta è stata citata per la prima volta in un ricettario del 1933, quando la banana era un bene di lusso ed era un peccato buttarla anche quando era molto matura: ecco che così ci si inventò un modo per utilizzarla ugualmente.
Questa filosofia di vita contro lo spreco la condivido pienamente e così ho provato a preparare anche io il famoso banana bread.
Cosa ho scoperto? Che è una vera delizia e non stanca mai!

Banana bread con noci pecan e un pizzico di cannella

Banana bread con noci pecan tagliata a fette

Ingrediente per un banana bread di 22 cm:

  • 4 banane mature;
  • 200 g di farina tipo 00;
  • 2 uova medie a temperatura ambiente;
  • 125 g di burro morbido;
  • 125 g di zucchero semolato;
  • 6 g di lievito vanigliato;
  • cannella in polvere q.b.;
  • mezzo limone;
  • 3 g bicarbonato di sodio;
  • una presa di sale fino;
  • qualche noce pecan.

Come procedere:

  1. Come prima cosa, vi suggerisco di occuparvi delle banane: sbucciatele, tagliatele a rondelle (tranne una, della quale terrete intera una metà) e ponetele in una ciotola di vetro. Irroratele con il succo di limone e mescolate con cura così da assicurarvi che siano tutte bagnate. La metà che avete tenuto da parte, tagliatela per il lungo e spruzzatevi sopra dell’altro succo. In questo modo, eviterete che si anneriscano!
  2. Accendete il forno per farlo scaldare alla perfezione: modalità statica, 180°.
  3. In una bastardella lavorate con le fruste elettriche il burro con lo zucchero e quando avrete raggiunto una consistenza spumosa, aggiungente una ad una le due uova. Continuare a lavorare e lasciate momentaneamente da parte.
  4. Tornate a lavorare le banane: con una forchetta robusta schiacciatele e riducetele a purea. Non preoccupatevi di raggiungere una consistenza perfettamente vellutata, non c’è problema se rimane un po’ disomogenea (ma non troppo, mi raccomando).
  5. Aggiungete la purea di banane al composto di uova, zucchero e burro e continuate a lavorare con la frusta. Aggiungete il sale e abbandonate le fruste, per passare a una spatola di silicone: così facendo, mescolate più agevolmente l’impasto.
  6. Aggiungete il lievito, il bicarbonato e la farina accuratamente setacciati e mescolate ancora con la spatola, fino ad ottenere un composto omogeneo. Aggiungete, in ultimo, la cannella e date un’ultima mescolata.
  7. Versate il tutto in una teglia da plumcake foderato di carta forno e livellate bene la superficie, su cui poi andrete ad adagiare la banana a metà e le noci pecan, che premerete leggermente per far incorporare all’impasto.
  8. Infornate e lasciate cuocere per 1 ora, fate la prova stecchino a fine cottura e lasciate riposare mezz’ora con il forno socchiuso, prima di estrarlo completamente e servirlo ancora tiepido.
    Bon appetit!
Banana bread con noci pecan visto dall'alto
Banana bread con noci pecan
Decorazione del banana bread con banana affettata e noci pecan sulla superficie

La decorazione è da realizzare a tutta fantasia!
Io ho tenuto da parte la mezza banana avanzata e l’ho tagliata per il lungo in due parti, ma potete anche tagliarla a rondelle per decorare!


Testo, ricetta, styling e fotografia
a cura di
 Micol Uberti
.

Muffin all’acqua con tè verde e cioccolato

Sapete cosa mette sempre d’accordi tutti? I muffin!
L’ho imparato ai tempi dell’università, quando ogni cena tra amici era l’occasione buona per sfornarne una trentina, di vari tipi, forme e gusti.
Così negli anni mi sono specializzata in queste piccole delizie ed ora li preparo almeno una volta al mese. Quelli che vi propongo oggi non contengono lattosio e sono aromatizzati al tè verde e cioccolato fondente.
Siete pronti a impastare con me?

Sono perfetti per la colazione e sono un’ottima soluzione anche per la merenda: la loro morbidezza si presta bene a pucciarli nel tè ma possono benissimo essere consumati anche da soli.
E in più… sono super creativi!

Muffin all’acqua con tè verde e gocce di cioccolato fondente

Muffin all'acqua con tè verde e cioccolato, visuale dall'alto

Ingredienti per 14 muffin di medie dimensioni:

  • 225 g di farina 00;
  • 250 ml di acqua naturale a temperatura ambiente;
  • 135 g di zucchero semolato;
  • 50 ml di olio di semi;
  • 1 bustina di lievito vanigliato per dolci;
  • 2 cucchiai colmi di gocce di cioccolato fondente;
  • 9 bustine di tè verde (oppure 12 g di foglie)

Come procedere:

  1. In una capiente bastardella in vetro, setacciate la farina, il lievito e lo zucchero. Tagliate le bustine di tè e versate il contenuto insieme agli altri ingredienti.
  2. Versate l’acqua a filo, l’olio e mescolate accuratamente con una frusta in metallo, così da miscelare bene tutti gli elementi.
  3. Aggiungete quindi le gocce di cioccolato fondente e mescolate con l’aiuto di una spatola in silicone.
  4. Versate l’impasto negli stampini da muffin: se sono in silicone, potrete riempirli direttamente, se sono in metallo, ricordate di adagiare un ulteriore stampino in carta forno in ciascuno. Riempiteli per 2/3 se si tratta di stampi classici, mentre vi consiglio di fermarvi a metà qualora utilizzaste quelli a vortice!
  5. Infornate in forno statico preriscaldato a 180° per 35 minuti, successivamente lasciate raffreddare per circa 1h su un’apposita griglia.
    Bon appetit!
Esempio di presentazione: muffin in una piccola burriera in vetro
macro di muffin all'acqua con tè verde e gocce di cioccolato fondente

Se amate decorare i muffin, una volta raffreddati potete sciogliere del cioccolato fondente a bagno maria e spennellarlo poi su alcune parti della superficie!

Muffin decorato con cioccolato fondente fuso a bagno maria


Testo, ricetta, styling e fotografia
a cura di
 Micol Uberti
.

Pere allo zafferano e speck

Stanchi di vedere le pere nel solito risotto oppure cotte nel classico vino rosso? Vi capisco, è proprio per questo che ho cercato di inventarmi una buona (anzi, buonissima!) alternativa! Le pere abate si prestano molto bene anche ad essere cotte nel vino bianco ed essere speziate con lo zafferano: se poi ci aggiungete una nota di sapidità e croccantezza con una cialda di parmigiano e dello speck saltato in padella, il risultato è assicurato!

Non sono solo bellissime da vedere, ma anche incredibilmente buone nonostante gli abbinamenti insoliti. Provare per credere!
Se siete un po’ scettici, è proprio il momento giusto per dare una chance a questa ricetta… e se non lo siete meglio ancora, l’ispirazione è nelle vostre mani!

Pere allo zafferano con cialda di parmigiano e speck croccante

Ecco a voi gli ingredienti per realizzare 2 pere:

  • 2 pere abate non eccessivamente mature;
  • 300 ml di vino bianco fermo secco;
  • 3 cucchiaini di zucchero bianco;
  • mezza bustina di zafferano;
  • 100 g di speck in fiammiferi;
  • 1 cucchiaio di parmigiano grattugiato.

Procediamo in questo modo:

  1. Partiamo dalle pere, che sbucciamo accuratamente. Scegliamo poi se tagliarle a metà verticalmente o se lasciarle intere. Nel primo caso cuociono più velocemente ed è necessario privarle anche del torsolo.
  2. Poniamo il vino e lo zucchero in un pentolino e portiamo ad ebollizione ma appena si arriva al punto di bollore, abbassiamo la fianco e aggiungiamo le pere. Le giriamo di tanto in tanto, lasciandole cuocere per una decina di minuti.
  3. Nel frattempo, oliamo leggermente un foglio di carta forno adagiato su una leccarda, mentre lasciamo scaldare in forno a 200°. Stendiamo poi il parmigiano e lo lavoriamo con il dorso del cucchiaio, appiattendolo e dando così la forma desiderata. Quando il forno è pronto, possiamo inserire la leccarda e lasciar cuocere per 5 minuti esatti.
  4. Passati i primi 10 minuti di cottura delle pere, aggiungiamo lo zafferano, facendo attenzione a spargerlo nel vino, così da stemperarlo adeguatamente e in maniera uniforme. Facciamo cuocere altri 10 minuti circa. Un trucchetto per capire se le pere sono pronte, è osservare la parte più sottile (ovvero quella più vicina al picciolo): se comincia a diventare trasparente, significa che possiamo togliere le pere dal pentolino.
  5. Quando le cialde di parmigiano saranno pronte, le tiriamo fuori dal forno e le lasciamo riposare su una griglia di raffreddamento così che si induriscano alla perfezione. Nel mentre, facciamo saltare in padella lo speck con appena l’aggiunta di un cucchiaino di olio d’oliva.
  6. Servite adagiando per prima la cialda di parmigiano, sovrapponendovi le pere e guarnendo con lo speck.

Questa ricetta è priva di lattosio, perché il parmigiano non ne contiene per sua natura. Se preferite un sapore più deciso e altrettanto delattosato all’origine, potete optare per il gorgonzola e farne una fonduta su cui adagiare le pere!


Testo, ricetta, styling e fotografia
a cura di
 Micol Uberti
.

Muffin di quasi-Natale

Lo sento nell’aria, lo vedo nelle strade, lo ascolto alla radio: il Natale è alle porte! Mi fa venire voglia di muffin, di tazze di cioccolata calda, di cannella, di coccole, di calzettoni di lana spessa e risate con le amiche, stringendosi nei maglioni oversize.
E pianificando quali regali fare a parenti e fidanzati.
Non riesco a trovare qualcosa che non sia magico, in questo periodo.
E poi, arriverà anche il mio compleanno a breve.
Insomma, la voglia di viziarsi un po’ di più è irrefrenabile e in più mi sento profondamente ispirata da qualsiasi cosa!
E’ successo persino ieri mattina, quando solo aprire il frigo e vedere delle mele nel cassetto mi ha fatto venire subito in mente una ricetta…

Certo l’apoteosi sarebbe stata avere con me degli elfi di Babbo Natale ad aiutarmi, per sfornare una quantità industriale di questi dolci e distribuirli poi a tutta la città… ma poi sarei stata troppo golosa e sarei rimasta a casa a mangiarli!
Se avete voglia voi di prepararli con me, ecco la ricetta!

Muffin al cacao con cuore di mela e cannella

Per ottenere 12 muffin grandi, avrete bisogno di:

  • 1 mela annurca;
  • 2 uova temperatura ambiente;
  • 150 g di farina tipo 00;
  • 100 g di acqua naturale;
  • 40 g di olio di semi di mais;
  • 25 g di cacao amaro in polvere;
  • 100 g di zucchero bianco;
  • 8 g di lievito per dolci;
  • 1,5 cucchiaini di cannella.

Procediamo con la preparazione, è facile!

  1. Come primissima cosa, accendiamo il forno a 180° e prepariamo gli stampini di carta sulla teglia: dopo anni di preparazione di muffin sono giunta alla conclusione indiscutibile che sono il metodo migliore per dar loro la giusta forma e non rovinare le teglie.
  2. Prendiamo ora le uova e le sbattiamo con lo zucchero in una ciotola.
    Aggiungiamo anche il resto dei liquidi (quindi acqua e olio) e sbattiamo ancora un po’, fino ad amalgamare uniformemente il tutto.
  3. In una bastardella, setacciamo la farina, il cacao e il lievito e mescoliamo con una forchetta per far sì che i 3 elementi siano ben distribuiti.
  4. Versiamo il contenuto della ciotola dei liquidi in quella delle polveri e mescoliamo fino ad ottenere un impasto liscio, a cui andremo ad aggiungere la mela tagliata a tocchetti piccoli e la cannella.
  5. Dopo aver fatto incorporare bene la mela all’impasto, ne versiamo 2 cucchiai colmi in ciascuno stampino: ognuno deve essere pieno per 2/3.
  6. Sono pronti per essere infornati! Lasciamo cuocere per circa 25 o 30 minuti e facciamo la prova stecchino: se lo stuzzicadenti esce completamente asciutto dopo aver infilzato un muffin, significa che ci siamo. Lasciamo raffreddare i dolcetti lasciandoli in forno, con la porticina aperta, per circa 1 h e poi li serviamo con una fumante tazza di tè.

La mia scelta è stata bella di farli privi di lattosio perché, detto tra noi, l’intenzione sarebbe quella di tagliarli a metà e spalmarci sopra della panna fresca appena montata… ma possiamo anche fare i bravi e mangiarli semplicemente così!


Testo, ricetta, styling e fotografia
a cura di
 Micol Uberti
.

Spigola con crema di kiwi

Avete mai preso in considerazione il connubio frutta e pesce?
In realtà è un trend che sta prendendo sempre più piede nei ristoranti e nelle cucine, ma a volte accade che la scelta ricada solo su alcuni ingredienti e non si lasci la fantasia libera di galoppare.
Oggi vi propongo una ricetta che vede protagonisti due elementi che ho sempre amato, sin da bambina.

Questo è il periodo in cui si avvicinano le feste e se è vero che il pranzo di Natale è tradizionale e non si osa mai troppo a tavola, è vero anche che le festività portano con sé anche cene improvvisate tra parenti, amici che passano a salutare e fare gli auguri, insomma… non è certo il periodo giusto per farsi trovare impreparati e con il frigo vuoto!
Ma se avete voglia di sperimentare qualcosa di diverso con i vostri ospiti e servir loro qualcosa che non avranno quasi certamente mai assaggiato, questo articolo fa al caso vostro. E inoltre… è davvero light!

Filetti di spigola (o branzino) con crema di kiwi giallo

Per 2 porzioni, avrete bisogno di:

  • 2 filetti di spigola fresca;
  • 2 kiwi gold maturi;
  • qualche foglia di menta fresca;
  • un cucchiaino scarso di olio di semi di mais;
  • qualche goccia di limone;

Procediamo nella seguente maniera:

  1. Adagiamo i filetti su una leccarda con carta forno e li spennelliamo accuratamente con olio d’oliva;
  2. li inforniamo in forno statico preriscaldato a 180° per 15 minuti.
  3. Sbucciamo i kiwi e li tagliamo a metà per il lungo e li sistemiamo nel bicchiere nel frullatore ad immersione, insieme al cucchiaino di olio di semi di mais e al succo di limone.
  4. Frulliamo tutto e lasciamo riposare.
  5. Una volta terminata la cottura del pesce in forno, distribuiamo la crema di kiwi sul fondo dei piatti e adagiamo sopra i filetti caldi e guarniamo con qualche fogliolina di menta fresca a piacere.

Il tocco in più? Cospargere di semi di papavero la spigola, prima di cuocerla: sarà piacevole ritrovare una piccola nota di croccantezza nel piatto!


Testo, ricetta, styling e fotografia
a cura di
 Micol Uberti
.