Giorgio Bertazzoli, il sindaco artista

A volte esce allo scoperto il mio animo sociologo e mi ritrovo a fare riflessioni profonde sul mondo in cui viviamo e ultimamente ho pensato una cosa, che riguarda un po’ chiunque in fin dei conti.
Ho pensato che, sempre più spesso, abbiamo la necessità vitale di categorizzare ciò che ci circonda, tra cui anche le persone, per poter dare un ordine logico alla realtà.
Avete mai pensato seriamente che al di là dei ruoli che possiamo ricoprire, siamo pur sempre delle identità fatte di tante sfaccettature?
Mi è venuto da riflettere ancora di più su questa cosa quando ho sentito parlare del sindaco della mia città, Sarnico, che è anche pittore, scrittore, poeta e appassionato fotografo.
Non vive solo di campagne elettorali e ideologie, ma fa anche altro nella vita ed è qui che ritrovo il tratto in comune a me, che non amo darmi definizioni troppo strette ma preferisco rimanere in “abiti” più ampi come la creatività e l’eclettismo… e cosa ne esce, si vede poi!

A me la politica annoia parecchio, ma mi piace scoprire storie e quei fuochi che fanno bruciare gli animi di entusiasmo. Ecco perché ho deciso di chiedere un appuntamento a Giorgio Bertazzoli per fare due chiacchiere.

Perché dopo l’etichetta “sindaco”, io ci metto l’etichetta “artista”, ed è di questo che voglio parlare.
Vi va di unirvi alla nostra chiacchierata?

Spesso ci dimentichiamo che dietro a figure come la sua, quella del sindaco (o anche del professore, altro ruolo che ha ricoperto nella vita e che per i ragazzi viene visto sempre come una figura istituzionale) si celano anime, persone con una storia di passioni ed entusiasmi. Lei nella fattispecie, è poliedrico e la politica non è il suo unico interesse. E’ curioso trovare un sindaco professionale e al tempo stesso così innamorato di tutto ciò che è Arte.
Come si è sviluppata questa dicotomia negli anni?

Le passioni ci fanno vivere, senza quelle non potremmo veicolare la conoscenza delle cose. Politica e arte sono realtà slegate per la verità e sono passioni che nascono in momenti differenti della mia vita. Ho sempre amato la scrittura e la letteratura. A 14 anni, con Leopardi, ho scoperto bellissime poesie: l’uso della parola stessa mi ha colpito moltissimo, scegliere espressioni come “ferree canne” anziché fucile… Sono cose che ispirano e fanno nascere qualcosa dentro di te. Poi ho iniziato un percorso individuale, non scolastico, per approfondire questa mia passione, ma anche da professore (ndr – Giorgio Bertazzoli è un docente di lingua italiana, ruolo da cui ora è in aspettativa non retribuita per via del mandato da sindaco) ho applicato questa “strategia”: mettevo i ragazzi a conoscenza di qualche scrittore, non volevo che si disinteressassero. E’ evidente che sei fai conoscere la letteratura obbligando degli adolescenti ad amare qualcosa che per loro è molto lontano, non ottieni nulla se non che l’opposto di ciò che vorresti! E così ho ancora vecchi alunni che mi ringraziano tutt’oggi per aver fatto loro capire l’importanza di Dante. Tornando al mio percorso, ho iniziato poi con i giornalini e nel 2007 ho fondato Giornale del Basso Sebino che ho chiuso 2 anni fa, per motivi di natura pratica: i social media hanno superato la pubblicità e si faticava a raccogliere fondi per sovvenzionare un progetto di free press come questo. Comunque è stato un bel periodo, perché dal 2007 al 2014 mi ha dato visibilità, scrivevo di politica. Ero un giornalista d’assalto ma poi mi sono chiesto: “Perché non fare direttamente politico?”. Così, dal momento della mia laurea nel 2007, ho preso questa decisione. Anche la politica è sempre stata passione per me, anche se slegata dal resto. Ho sempre scritto in parallelo all’arte giornalistica. Per quanto riguarda invece l’arte, è un mondo a cui mi sono avvicinato circa 5 anni fa, quindi molto tardi. Amando le mostre, mi sono chiesto: “Perché non provare ad esprimermi anche attraverso il quadro?” e così è stato. Ho fatto mostre con Sgarbi, ho esposto con fondazioni importanti, anche a Parigi, Amburgo, Dublino… Due musei hanno anche acquisito mie opere.
Due anni fa ho scritto anche il mio primo romanzo, L’Amore Pensato, prima auto prodotto, poi mi ha contattato Rizzoli e mi hanno proposto per Mondadori. Ora è nelle librerie ed è un progetto di cui sono molto orgoglioso.

Giorgio Bertazzoli con l’amica di sempre, Antonella Clerici, ed il proprio romanzo

In qualche modo, la differenza profonda tra un interesse concreto come la politica e quello più onirico dell’Arte, non l’hanno fatta sentire davanti ad un bivio, ma anzi sono passioni che la completano costantemente da anni ormai. Dove si trova il punto in cui questi due emisferi si incontrano? Dove si influenzano a vicenda?
Secondo me, in realtà, non si influenzano molto. Per me, l’arte rappresenta l’evasione dai problemi quotidiani. L’aspetto più importante per un sindaco è il saper essere un problem solver: c’è sempre qualcuno che ha bisogno di te, qualche situazione da sanare, richieste da soddisfare… Quindi arte in questo caso è mio modo per fuggire dalle brutture delle cose che si possono incontrare in un mondo in cui si nascondono sempre tante criticità.
Così, di notte creo. Da mezzanotte fino alle 2 lavoro sull’arte e dipingo. Disegno, scrivo, sempre in maniera notturna.

Ho letto un’intervista in cui parla del suo attaccamento alla Poesia in tutte le sue sfumature. Quanto di questa sua passione si riscontra anche nel suo lavoro di Sindaco? Ovvero, quanto bisogna amare la propria città e trovare poesia anche nelle situazioni più spinose, per prendersene cura al meglio e fare qualcosa che fa sì che una città come Sarnico si distingua dalle altre proprio per l’amore con cui viene governata?
La poesia fa parte della mia vita da sempre, e ne ho scritte anche di mio pugno: prima la mia Raccolta di Poesie dal Lago – 120 liriche notturne, che risale a quando avevo circa 21 anni (ndr – ora ne ha 39, anche se parlando con lui sembra che abbia vissuto mille vite!). Poi ho scritto d’amore, in una raccolta di 100 poesie che si chiuderà quest’anno, chiamata Silloge della Rosa. Poi c’è Ellade, una raccolta breve ispirata ad una bellissima esperienza che ho vissuto quando sono stato in Grecia.
Per quanto riguarda Sarnico… Beh, ognuno dovrebbe amare la propria città, bisogna mettere la propria cultura, la propria sensibilità a servizio dell’altro. L’ascolto è già il 90% della soluzione, la comprensione è data da una cultura. C’è l’intelligenza acuta che si raffina e quella ottusa che non si informa. In questo caso dedizione e comprensione sono le parole chiave per far bene ogni cosa. E’ in questo che ritrovo il sentimento verso la propria città!

Lei è molto attivo sui social, che utilizza come via di comunicazione con i suoi cittadini e non solo. Inoltre, è anche appassionato di fotografia. Quanto ha inciso tutto questo sul gusto estetico con cui sta curando Sarnico? E’ un dato di fatto che oggi come oggi i ristoranti, i negozi, si sforzino per scegliere designer e architetti che rendano i loro spazi quanto più “instagrammabili” possibile.
Anche lei ha pensato a questo?
Il cellulare è una cassa di risonanza importante, è innegabile. Il filosofo Marshall McLuhan diceva che il vero messaggio è il mezzo stesso: da buon comunicatore quale penso di essere, utilizzo i social a questo proposito.
Su Facebook posto ciò che faccio sul paese, le persone possono scrivermi e dirmi ciò che pensano. Instagram è più una mia cosa personale, invece. In ogni caso sì, ho pensato all’attrattiva che le persone possono avere e riproporre la mia città su Instagram: non a caso abbiamo l’hashtag #SARNICO scolpita davanti al municipio!

So che è anche appassionato d’arte!
Ama la pittura e dipingere in prima persona.
Questo significa di certo che non le manca la fantasia… Allora vorrei giocare un attimo con lei. Mi dica a quali artisti del passato avrebbe affidato il compito di ridisegnare alcune parti di Sarnico. So che vorrebbe sistemare la nostra splendida contrada, a chi avrebbe chiesto di dipingere l’immagine che ha in mente?

E chi avrebbe invece scelto come vicesindaco? Perché?
Faccio parte anche dell’albo degli esperti d’arte europei e faccio expertise per il Tribunale. Direi che, per disegnare la mia città, avrei scelto Picasso.
Adoro anche Matisse, Bacon… ma quel compito lo avrei assegnato a Picasso. La sua grandezza sta nella linea, unirei questo al colore di Matisse, due elementi che si ritrovano sui miei quadri. Come vicesindaco vorrei D’Annunzio o Casanova, li amo perché hanno avuto vita pazzesca entrambi. Sono stati due esteti, libertini, la vita va vissuta così. “Vivere ardendo e non bruciarsi mai” era proprio il motto di D’Annunzio ed io vorrei prendere la vita proprio così, in maniera più godereccia. Quando intervistarono Pascoli, gli chiesero cosa voleva fare nella vita e lui rispose “suonare e cantare”.
Non dovrebbe forse essere questo il senso dell’esistenza?


Testo a cura di Micol Uberti
Fotografie per gentile concessione di Giorgio Bertazzoli

La casa delle farfalle

Ho sempre desiderato perdermi in un sogno ad occhi aperti.
Ci sono riuscita, a dispetto delle mie speranze infrante, qualche giorno fa a Milano.
E pensare che ci sono riuscita grazie a una mostra meravigliosa che si intitola L’Ora dannata
Fondazione Pini la ospita fino a luglio, è a cura di Gabi Scardi e il creatore è Carlos Amorales.

Si parla di Messico, da cui l’artista proviene, ma si parla un po’ di tutto il mondo in realtà. Perché quelle che ci racconta Carlos sono delle verità che si possono trovare ovunque.

Che si tratti della poesia delle farfalle, installazione intitolata Black Cloud, oppure della triste violenza umana sull’uomo stesso, che viene raffigurata nei video di animazione nell’opera Life in folds, non si può fare a meno di sentire un’istintiva vicinanza con tutto ciò che ci circonda all’interno di questo splendido palazzo.
Io mi sono lasciata affascinare soprattutto dallo sciame di queste farfalle (in tutto sono 15.000), riprodotte a grandezza naturale, che invadono ogni spazio di Fondazione Pini. Forse perché anche il mio animo è un po’ così: possiede ali forti e fragili allo stesso tempo ed è destinato a volare.
Lascio che siano le immagini a parlare al posto mio, ora, anche perché la gallery che ho scattato per voi è davvero ben fornita, ma vi invito ad andare a vedere queste installazioni di persona.
A fine articolo trovate tutte le informazioni necessarie!

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Lo scalone d’ingresso, in marmo, che accompagna alle stanze di Fondazione Pini.

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Splendide, inafferrabili: le farfalle di Carlos Amorales raggiungono anche i soffitti del palazzo.

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Anche questi storyboard fanno parte della mostra. Sfogliateli, ma solo dopo aver indossato gli appositi guanti appoggiati sul tavolo al loro fianco!

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La mostra sarà presente a Fondazione Pini fino all’8 luglio, l’ingresso è gratuito.
Gli orari di apertura sono: 10.00 – 13.00 / 15.00 – 17.00.
Fondazione Pini si trova in corso Garibaldi, 2 a Milano.

Testo e fotografia
a cura di Micol Uberti
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Manolo Blahnik – The Art of Shoes

Se siete tra quelli che pensano che le scarpe servano semplicemente per camminare, avete tempo fino al 9 aprile per ricredervi.
E non parlo sia a uomini sia a donne a caso: la mostra The Art of Shoes che ha luogo a Milano fino alla data sopra citata e che comprende anche parecchi disegni e bozzetti di progettazione, è proprio uno spettacolo che non ha che fare solo con la proverbiale fissazione di noi femminucce per le scarpe, è qualcosa che va ben oltre le sole linee e moda.
Si parla di cultura, di Italia e di arte.
Manolo Blahnik, stilista spagnolo autore e creatore di tutte le opere esposte, è infatti da sempre legato visceralmente al nostro Paese, tanto da lasciarsi influenzare in maniera più che evidente nei suoi prodotti.
La meravigliosa cornice delle sontuose sale di Palazzo Morando rendono poi l’atmosfera ancora più ricca di sfarzo e ricerca di stile, lasciando a bocca aperta gli spettatori più di quanto avrebbero pensato.

Per informazioni consultare http://www.arthemisia.it/

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Fotografia a cura di Micol Uberti

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Life.

La vita, questa cosa immensa di cui non ne ho mai abbastanza, neppure nei periodi peggiori…
Le percezioni, i sensi, le luci, le ombre, i profumi, i sapori, le parole, i silenzi, i colori, il grigio, la fame, la sete, la gioia, il dolore, la rabbia, la compassione, ridere e piangere…

Ci penso e ci ripenso mentre Ink dei Coldplay riempie l’aria delle mie giornate.
Non è sempre stata facile, per me, in alcuni momenti è stata quasi un incubo, ma la amo!
La amo alla follia e dei circa 835.704.000 secondi che ho passato su questa Terra fino ad oggi, vi giuro che non ne cancellerei davvero neanche uno.

Forse Ludmilla Radchenko la pensa come me, visto che rappresenta questa energia infinita come un pellicano, forte e fiero ma delicato e da proteggere.
Ce lo racconta nel pezzo “Life” della sua collezione di foulard Siberian Soup FullArt, uno di quelli che amo di più di tutta la linea e che mi ha ispirata moltissimo per questo shooting.

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Fotografie a cura di Bruno Uberti

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Un brindisi a Christo

Sulzano, 18 maggio 2016 – Si legge con l’accento sulla O ed è il nome di uno degli esponenti più importanti di quella strana disciplina artistica che si chiama land art (in cui l’artista, come dice la parola stessa, interviene direttamente sull’ambiente naturale per realizzare le sue opere): Christo è il progettista dei famosi floating piers che verranno presto inaugurati ufficialmente sul Lago d’Iseo, mia terra d’adozione da qualche anno. Potevo forse, con questi presupposti, non essere presente all’evento che si è tenuto nello splendido Hotel Araba Fenice, in collaborazione con Arcipelago Muratori, a Sulzano? Naturalmente no.

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La location offre uno scorcio spettacolare su questa opera d’arte in costruzione: l’affaccio della terrazza si trova proprio di fronte all’isola che viene raggiunta da questi pontili galleggianti.

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Brindando con fiumi del loro Millè e degustando un golosissimo risotto cucinato con questo delizioso franciacorta, l’atmosfera si è fatta immediatamente festosa e i sorrisi erano addirittura più delle bottiglie stappate (e fidatevi, erano davvero un gran numero!).

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Orgogliosissima di essere invitata a questo party esclusivo, ho pensato che il minimo che potessi fare per omaggiare questa cantina con cui collaboro ormai da tempo fosse scegliere un outfit del colore del loro Millè: il suo packaging azzurro turchese chiaro mi ha sempre attirata moltissimo e trovo che sia una scelta molto particolare per parlare del suo contenuto. Così ho scelto un minidress della stessa tonalità con una trama che mi ha ricordato immediatamente il movimento del vino nel calice.

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Permettetemi però di concludere questo racconto con una piccola nota a margine più “intima”. Perché alla fine, ciò che fa sempre la differenza in qualsiasi circostanza, sono le persone. Devo per forza ringraziare Michela per tutta la fiducia che ripone in me e nel mio lavoro e per l’amicizia che mi regala ogni volta, perché questo supera di gran lunga qualunque altra soddisfazione!
…e poi, il suo papà (che vedete in fotografia, ritratto durante il suo discorso introduttivo alla serata) ed il mio si chiamano entrambi Bruno! Perciò possiamo considerarci quasi sorelle. 

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Sabato 4 giugno saremo pronte per un nuovo aperitivo a Gussago, tutte le info le trovate QUI.

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Fotografie a cura di Francesco Piceni

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Nel favoloso mondo di Ludmilla

Quando conosci Ludmilla Radchenko (sì, la stupenda ex letterina di Passaparola) ci sono tre cose di lei che ti colpiscono immediatamente: non riesce proprio a non sorridere mentre ti parla, non riesce proprio a stare ferma un attimo e non riesce proprio a smettere di incantarti. Sarà che è una continua scoperta, perché ha un modo molto preciso di vedere la vita e che in molti punti si accomuna al mio… o sarà perché è un’artista sul serio e sprigiona un’energia che solo chi ha il dono di creare con le emozioni può avere… qualunque sia il motivo però, vi devo dire che ogni volta che ci vediamo e chiacchieriamo, torno a casa convinta che non sia stato ancora abbastanza. L’abbiamo conosciuta tutti sullo schermo televisivo quando faceva la showgirl nel famoso programma di Gerry Scotti nel 2001, ma il suo cuore batte da sempre per il mondo dell’arte, di cui ora fa parte a tutti effetti, grazie ai suoi quadri che ha deciso di trasferire anche su tessuto creando Siberian Soup FullArt, una linea di foulard che saranno i veri protagonisti di questa bellissima collaborazione di cui vado infinitamente fiera. Sembra quasi una favola, per me che la vivo in prima persona… e allora facciamo così, apriamo la copertina del libro di questa meravigliosa storia e cominciamo con le presentazioni.

C’erano una volta una ragazza di Omsk ed una di Milano, che condividevano qualcosa di molto speciale: percepivano entrambe la vita come una tela da dipingere con forti emozioni e sentimenti purissimi…

M: Sono molto orgogliosa di poter lavorare insieme a te e di poter parlare ai miei lettori della tua arte, che si distingue per la particolarità dei temi trattati e per il tuo stile, molto personale e creativo. Ciò che mi ha colpito da subito è stata la presenza prepotente di colori molto forti, anche nei casi in cui parli di sentimenti che potrebbero essere legati alla negatività e quindi a toni più spenti e scuri. Come mai, invece, senti di esprimerli sempre attraverso questo linguaggio così intenso?
L: Sono una persona estremamente diretta, impulsiva ed espansiva, non mi piacciono i giri di parole anche e soprattutto nei sentimenti… Sono abituata a vivere tutto al 100% e non accetto le cose a metà!

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M: La tua strada è sempre stata quella della pittura, da quando ti sei diplomata in Siberia nel ’99 in Design. Quale dimensione del mondo dell’arte non ti stanca mai? Cosa ti stimola e ti consente di avere sempre nuove idee?
L: Penso che, quando senti il potenziale istintivo, le idee comincino a frullarti in testa e nulla e nessuno riesca a fermarle. Sei spinta dal desiderio di inventare e fare la tua ricerca. Sicuramente i miei studi liceali mi hanno permesso di avere un percorso professionale guidato dalle basi che mi hanno insegnato, sono molto felice di aver avuto la possibilità di poter scegliere di studiare ciò che mi attraeva fin da piccola e ora lo utilizzo nel mio lavoro. Non esiste ispirazione ma esiste la voglia di esprimere ciò che pensi. Senza dimenticare, però, che viaggi e vita quotidiana possono sempre diventare cibo per le idee.

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: Parliamo ora della nuova linea di quadri che riporti anche su cashmere e seta nei foulard FullArt che indosserò nei futuri shooting. La collezione si chiama I CAN FLY ed infatti rappresenta vari tipi di uccelli che pensi possano interpretare al meglio alcuni stati d’animo umani. Qual è l’origine di questa idea? Perché hai sentito il bisogno di parlare di questi argomenti?
L: Da piccola chiedevo sempre a mia madre: “Ma perché noi umani non possiamo volare?” ed ogni lei mi rispondeva: “Noi abbiamo il privilegio di evolvere e di provare sentimenti. Per noi, volare, è sentirsi felici e vivere ogni attimo! Abbiamo tanti… mezzi per volare.”. Ogni volatile, per me, ha una caratteristica simile alle nostre qualità e nella serie I CAN FLY li ho messi sullo stesso piano degli umani, creando una simbiosi necessaria che rappresenta la felicità: forza – vitalità – fertilità – fantasia – coraggio – amore – vanità (da intendersi come l’amore per la bellezza in generale) e l’ultima opera, invece, “My Opinion”, parla della libertà di possedere ed esprimere la propria opinione.

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M: “I can Fly” è un titolo che si potrebbe dare anche al periodo attuale della tua carriera? Stai avendo sempre più successo anche all’estero e non sarà certo un caso se alcuni personaggi del calibro di Jorge Lorenzo, Vettel, Jamiroquai ti hanno affidato il compito di creare opere esclusive per loro. Avverti il desiderio di volare verso nuovi orizzonti?
L: VOLARE significa sentire e saper usare la forza interiore che ci porta verso il famoso scalino dell’evoluzione, sia a livello umano sia a livello individuale. I nuovi orizzonti si spostano sempre più in là anche se li raggiungi mano a mano; è bello non accontentarsi mai e godere di ciò che ci circonda! Io, per esempio, amo viaggiare e stare con la mia famiglia, nonostante il desiderio di lavorare e crescere professionalmente mi accompagni ogni singolo giorno. I miei obiettivi possono riguardare vari ambiti, no?

M: Capita spesso, quando ci si trova di fronte ad un quadro o ad un’opera d’arte in generale, di dare tante interpretazioni personali che a volte si allontanano diametralmente da quelle di partenza dell’artista. E forse è anche questo il bello dell’arte! Ma c’è un messaggio che vuoi lanciare attraverso I can fly che vorresti essere sicura che non venisse frainteso? Ovvero che venga recepito esattamente nello stesso modo in cui tu lo hai creato…
L: Il titolo della serie lancia già un messaggio molto importante: Io Posso Volare. Vorrei che ognuno provasse questa sensazione, tutti noi umani vediamo le cose in modo diverso pur guardando la stessa cosa ed è giusto così! POP è bello per questo: ha un linguaggio molto diretto che ti lascia la possibilità di interpretare tutto con la tua immaginazione.

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M: Io che ti conosco di persona posso dire che effettivamente la tua personalità rispecchia molto i tuoi lavori: sei piena di energia, vitalità e gioia, sei una persona estremamente diretta. Ma pensi che potresti prendere in considerazione, in futuro, una capsule o una parentesi artistica in cui ti distacchi completamente dallo stile che hai portato avanti finora e che ha fatto da filo conduttore in tutte le tue collezioni?
L: Chi lo sa? Ogni mia serie ha diverse impronte, sia di tecnica sia di stile e materiale… Io rimango fedele al mio pensiero, ma i mezzi per trasmetterlo cambiano ed evolvono in continuazione. Mi lascerò trasportare dal mio volo!

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Ph. Alessandra Guidetti
http://www.alessandraguidetti.com
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CREDITS
Micol indossa: MOLLY BRACKEN crop top
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Valverde NABA limited edition: MILAN.

Non è facile poter dire più di quanto ho già detto nella foto della bottiglia di acqua Valverde NABA limited edition di oggi, per la verità. Perché è proprio così: Milan, l’è un gran Milan. Potete dire che è frenetica, grigia e trovarle tutti i difetti che volete, ma io continuo ad adorarla per le infinite opportunità che offre, per tutte le contraddizioni a cui lascia spazio e per i volti sempre nuovi che riesce a tirar fuori ogni giorno, colorandosi di luci diverse. Insomma, è proprio alla mia città che Francesco Munari ha dedicato la sua creazione.
Grazie!

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Ph. Micol Uberti
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Valverde NABA limited edition: CALDER.

È tempo di arte, in tutte le sue forme, i suoi colori… e non solo.
Alexander Calder, scultore statunitense a cui Elisa Picchi e Tiziana Pesenti hanno dedicato la loro bottiglia di acqua Valverde, aveva un modo di intendere la sua dimensione in una maniera ben precisa, che si riassume perfettamente nella sua citazione che ho riportato nella fotografia e che recita: “Così come si possono comporre colori o forme, così si può comporre il movimento.”. Se non conoscete già le sue opere, vi consiglio di cercarle, perché sono davvero eccezionali. Esattamente come lo è questa bottiglia.

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Ph. Micol Uberti
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Valverde NABA limited edition: WATEVER.

Eccoci qui con il secondo appuntamento della piccola rubrica che questa settimana dedicherò all’acqua Valverde che, come vi spiegavo nel post di ieri, ha dato ai ragazzi del NABA la possibilità di designare alcune bottiglie esclusive in previsione dell’arrivo della Settimana del Design a Milano.
Oggi vi lascio in un mondo di… W. Quante parole possono venirvi in mente con questa lettera?
Cecilia Benassi ha pensato a queste. Semplicemente geniale.

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Ph. Micol Uberti
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Valverde NABA limited edition: SPRING.

Manca una settimana esatta all’inizio della Design Week: sarà la prima a cui parteciperò e già non vedo l’ora che sia lunedì prossimo. Per fare un conto alla rovescia insieme a voi, ho deciso di presentarvi ogni giorno, a partire da oggi, una bottiglia diversa di acqua Valverde, che quest’anno ha affidato agli studenti della NABA (Nuova Accademia di Belle Arti) il compito di disegnare dei packaging esclusivi dedicati all’arrivo del FuoriSalone che dall’11 aprile riempirà le strade di Milano. Voglio cominciare con la mia preferita: la bottiglia dedicata alla primavera. Mi sembra bellissima l’idea di Xie Shiyun di trasformarla in un mazzo di tulipani… e voi che ne dite? Ci vediamo qui domani, sempre alle 18, con il secondo appuntamento.

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Ph. Micol Uberti
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