Pierfrancesco Favino in “Riva in the movie”

Voi lo avete un sogno?
Sì? Allora siete nel posto giusto.
Anche io ne ho uno, non saprei dire se è grande, piccolo, gigante, impossibile…
Qualcuno di recente mi ha detto che non si può dare una misura tangibile e concreta a qualcosa che non lo è, perché è frutto della nostra immaginazione.
Quello che so per certo, però, è che si può realizzare.
Così come è stato per il sogno di Carlo Riva, nato nella Sarnico in cui ora orgogliosamente abito e che ha dato vita ai motoscafi più iconici ed eleganti di sempre, che portano il suo cognome.

Guardatela bene la foto qui sopra, perché è iniziato tutto lì.
Quando tutto quel destino che lo circondava già a soli tre anni d’età, si rivelerà un destino che Carlo ha poi preso per mano circa trent’anni dopo, quando quel bambino era cresciuto ed era diventato un ingegnere.
La storia del cantiere nautico Riva è lunga, ma ben più riassumibile è il concetto che si ritrova in ogni tappa di questo viaggio:
credere così tanto e in modo sconfinato a un sogno, da catturarlo e renderlo vero.
Non sono parole mie, a pronunciarle è uno dei più bravi attori che abbiamo in Italia, Pierfrancesco Favino in Riva in the Movie.
Le riporta come voce fuori campo mentre le inquadrature di lui che scivola sui canali di Venezia a bordo di un Aquariva Super lasciano spazio alle emozioni. Quelle che fa provare a chi guarda questi 4 minuti di cortometraggio e quelle che prova lui, guidando un motoscafo tra i canali di Venezia, che in altre occasioni non avrebbe mai potuto fare essendo vietato.

Il cortometraggio celebra non solo il sogno ma anche il legame che unisce da sempre le barche Riva al mondo del cinema.
I motoscafi dallo stile unico al mondo diventarono rapidamente un simbolo internazionalmente riconosciuto di raffinatezza, nonché sinonimo di bella vita, un modo di vivere tutto italiano in cui il relax si fonde al godimento.
La collezione privata più completa al mondo è di Romano Bellini, proprietario di Bellini Nautica (cantiere specializzato proprio nel restauro di imbarcazioni Riva) sito sulla sponda bresciana del Lago d’Iseo, visitabile su prenotazione.
Se subite il fascino di questi yacht, andarci è d’obbligo: dal primissimo Riva Racer risalente al 1920 fino ai più recenti Super Ariston e Olympic del 1973, sono tutti presenti nella Riva Vintage Collection di Clusane.

Kirk Douglas ed il suo motoscafo Riva
Kirk Douglas e il suo motoscafo Riva, battezzato Eleven-Eleven

Sophia Loren arriva al Lido di Venezia a bordo di un motoscafo Riva e saluta la folla
Sophia Loren saluta la folla del Lido di Venezia, dopo essere passata sotto al Ponte di Rialto su un motoscafo Riva

Sean Connery alla guida di un motoscafo Riva
Uno splendido ricordo dell’indimenticabile Sean Connery: libero, divertito, felice.

Non solo coprotagonisti di tante pellicole, i motoscafi Riva, ma anche dei veri e propri gioielli che le celebrities volevano per sé già dai primi anni della loro diffusione su larga scala.
Basta guardarne le linee per capirne il motivo, del resto. 

Brigitte Bardot prende il sole sdraiata sulla poppa di un motoscafo Riva
Brigitte Bardot, la quintessenza della classe. Tritone, la quintessenza dell’eleganza. Si esaltano a vicenda in questo splendido scatto aereo.

Vi lascio QUI il link per poter vedere il cortometraggio Riva in the Movie, sono 4 minuti che vi faranno bene al cuore, promesso. E ditemi se anche voi, mentre lo guardate, non sognate di essere lì al fianco di Pierfrancesco Favino.

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Testo a cura di Micol Uberti
Fotografie via web

Gli yacht: molto più di un semplice lusso! Il perché ce lo spiegano Martina e Battista di Nautica Bellini.

Forse non tutti lo sanno: i miei primi passi nel mondo del giornalismo li ho mossi realizzando interviste. E’ un’attività che mi piace moltissimo perché offre la possibilità di entrare in contatto con persone di cui, fino a pochi minuti prima, avevi forse considerato solo la metà delle sfaccettature. E così oggi torno a farlo, torno a chiacchierare con qualcuno. Con chi? Con due persone della mia età, perché il confronto è ancora più bello quando c’è stimolo e ci si capisce al volo! Faccio le presentazioni: i miei “ospiti” di oggi sono Martina, 23 anni, e Battista, 30, ovvero il volto più giovane di Nautica Bellini.

Quando ti rendi conto che la traccia che hai realizzato è diventata inutile perché ricevi tutte le risposte che vorresti ancor prima di fare le domande, sei sicura che ne verrà fuori un ottimo lavoro. Vuol dire essere in sintonia, pur parlando di cose di cui sai poco o nulla! Sia chiaro, mi piace sapere di cosa sto parlando, quando mi presento per un’intervista. Ma mi piace anche arrivare un po’ impreparata, per lasciarmi trasportare dai dettagli e dal modo in cui li racconta chi ho davanti: in fondo sto raccogliendo racconti, non li sto giudicando! 
Tuttavia, se io so chi sono Martina, Battista e la realtà in cui lavorano, non è altrettanto per voi, probabilmente. Perciò apro l’intervista proprio così.

Facciamo una piccola introduzione di Nautica Bellini?
Battista Nautica Bellini è nata molti anni fa, dall’impegno di nostro nonno che ha cominciato a costruire barche negli anni ’60. All’epoca non era raro trovare questo tipo di attività qui sul lago d’Iseo (loro si trovano a Clusane, in provincia di Brescia, ndr). Erano gli anni del boom dei cantieri costruttori e qui si sono sviluppati grandi marchi come Riva. Il nonno però è venuto a mancare quando nostro padre aveva appena 17 anni ed una delle ultime cose che gli ha detto è stata: “Guai a te se ti metti a costruire barche, un giorno!” e così… nostro padre ha cominciato a limitarsi alla vendita e al restauro, ampliando il business di Nautica Bellini.

E’ curioso sapere che la vostra realtà, in un certo senso, sia nata sul quello che potremmo chiamare “un sogno infranto”…
Battista Per certi aspetti è così! Questo non significa che nostro nonno non abbia avuto successo, anzi! Ne aveva vendute parecchie! Però il business è cambiato, stiamo parlando di un settore un po’ particolare. E’ un mercato diverso da quello che era una volta, sia da un punto di vista storico, sia da un punto di visto della scelta dei materiali utilizzati. Attualmente siamo molto concentrati sul restauro delle imbarcazioni Riva, settore in cui siamo specializzati, ma stiamo anche acquisendo nuovi marchi e vogliamo portare innovazione a un settore che segue ancora logiche ormai superate e dove, purtroppo, manca spesso trasparenza tra cliente e azienda.

Quindi confidate molto nel vostro approccio giovane e fresco…
Battista Assolutamente sì, esatto! Se è possibile in qualche modo rompere gli schemi esistenti, io sono il primo a farlo. Altrimenti si continua così, cascando nella trappola del circolo vizioso. Il cliente non si fida perché parte prevenuto, basandosi su quello che questo business ha sempre mostrato di sé. Penso che se si lavorasse sulla fiducia, tutto sarebbe più snello, anche negli aspetti più pratici! Io sto lavorando molto in questo senso, per cercare di migliorare queste logiche. Dopo essermi laureato in Economia e dopo qualche anno passato a vivere in prima persona la nostra azienda, ho capito ad esempio che era necessario poter snellire alcune dinamiche e perciò ho creato una società di IT che lavora con noi direttamente dall’interno. Sono queste azioni che consentono un progredire!

Questo denota una grande passione ma anche una sicurezza molto forte per quanto riguarda la strada da percorrere! Non avete mai pensato di fare altro?
Battista Io no, sinceramente. Che fosse in questo settore o in un altro, ho sempre nitidamente desiderato una carriera imprenditoriale. E poi non posso che essere soddisfatto: abbiamo la possibilità di incontrare quotidianamente nuove persone che portano con sé esperienze, storie e sfide nuove. E’ molto stimolante!
Martina Io invece ammetto che inizialmente ero un po’ più indecisa. Appena finite le scuole superiori mi sono iscritta a Giurisprudenza, ma per quanto non fosse male come facoltà, ho capito che non sarebbe stata la Legge a darmi le soddisfazioni che volevo, così ho cominciato a cercarle nel lavoro. Dapprima mi sono buttata sullo sport, che è una mia grande passione (e si vede, Martina ha un fisico perfetto!). Per un po’ ho fatto la personal trainer ma è arrivato il momento in cui mi sono domandata se avrei potuto farlo per tutta la vita e la risposta è stata negativa. Così ho chiesto consiglio alla mia famiglia, la quale mi ha spronato ad entrare in azienda, pur non sapendo bene di cosa mi sarei occupata nello specifico. E’ grazie a questa decisione che ho capito di essere portata per la Comunicazione ed infatti ora gestisco io questo ambito: dai social network alla cura del sito internet, all’organizzazione degli eventi… Ora lavoro qui da 2 anni e sono contenta di vedere il mio profilo delinearsi con sempre maggiore precisione! E anche se a volte non vorrei ammetterlo, devo tanto a mio fratello, che mi ha insegnato tutto ciò che so di questo settore.

Eheheh cara Martina, lo so bene quanto sia difficile a volte dovere un “grazie” a qualcuno della propria famiglia, mia madre lavora con me! Anche a voi capita di sentire, ogni tanto, il desiderio di tirarvi il collo a vicenda?
Battista Neanche così spesso come si potrebbe pensare, nel nostro caso (mmm… e pensare che giurerei di aver visto sua sorella annuire ridendo, quando ho fatto questa domanda!). Lavoro qui da 8 anni e prima che arrivasse anche Martina nel team, lavoravo già con mio papà, ma devo dire che ci occupiamo di cose molto diverse, perciò le possibilità di scontro si minimizzano. Papà è sul commerciale, io sul finanziario, Martina sulla comunicazione. Sicuramente a volte ci si manda a quel paese, come è giusto che sia! Siamo autonomi in quello che facciamo, pur non lavorando in compartimenti stagni. La fortuna più grande è che nostro padre abbia capito che per certe cose è necessario che ci lasci carta bianca perché abbiamo, per ovvie ragione, un approccio più smart.
Martina Non ci scontriamo però a volte, ammettiamolo, mi fai pesare se faccio qualcosa con superficialità (ride guardando il fratello e lui annuisce, orgoglioso) soprattutto perché sei forte del fatto che mi hai fatto da maestro in azienda! Io sono permalosetta!

Ok ok, prima che battibecchiate, cambiamo argomento! Finora abbiamo parlato di molti aspetti tecnici, ma sono certa che anche nel vostro settore ci sia posto per le emozioni… Quale barca vi ha colpito di più quando è entrata nel vostro cantiere?
Battista Io me lo ricordo benissimo! Si tratta di un acquisto di 2 anni fa, un Aquarama Special acquistato da un broker in Germania. Nonostante si parlasse di cifre importanti, il rapporto di fiducia con lui era così stretto che non abbiamo neppure visto il mezzo prima di procedere con l’acquisto. Beh, quando è arrivato abbiamo ovviamente tolto la copertura che lo proteggeva e… in quel momento ho scoperto che il suo nome (ogni barca ne ha uno, ndr) era Tino, ovvero il soprannome di mio nonno! E’ stata una bella emozione! Io non l’ho mai conosciuto, ma naturalmente la coincidenza non mi è passata inosservata.
Martina E’ vero, è andata proprio così! Eppure… io ancora non ti saprei dare una risposta. Deve ancora arrivare la barca che mi ruba il cuore! Poi c’è da dire che finora ho vissuto poco il processo di vendita… dammi tempo qualche anno e ti saprò dire anche io!

Va bene, allora ci rivedremo… magari non necessariamente qui sul lago d’Iseo: vi sarà senza dubbio capitato di partecipare a qualche Yacht Show come quelli di Montecarlo o altri, no?
Battista Certo, ci è capitato di andare a quelli di Cannes e di Genova, a Montecarlo non siamo andati nonostante gli inviti perché non è un’esperienza così appagante e proficua come sembra. Al momento per noi è fuori target, l’unico spicchio di business che ci riguarderebbe sarebbero i Riva storici ma è un mercato così piccolo che non ne vale la pena. I saloni sono più che altro dedicati ai produttori e all’esposizione, perciò per il nostro cantiere ed i servizi che offriamo non ha senso andare. E’ senza dubbio meno costoso e più stimolante trovare contatti in altri modi, piuttosto che andare in fiera!
Al momento abbiamo preso parte all’esposizione di Cannes, per Cranchi, e a Genova, ma in questi frangenti mi sono reso ancora più conto che nel nostro settore esistono due grossi scogli: quello tecnologico e quello psicologico, secondo cui piuttosto che collaborare con un competitor per portare a casa un profitto comune, si perde il cliente.
Martina Beh non demonizziamo le fiere… Ci sono anche dei momenti divertenti e ricreativi! Peccato che rimangano solo dei momenti, però!

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Intervista a cura di Micol Uberti
Fotografia a cura di Franca Bergamaschi

Franciacorta in settembre: where to stay & where to eat!

Se ieri parlavo del fatto che la Franciacorta risulta particolarmente bella in settembre per una serie di ragioni (se ve le siete perse, potete leggere l’articolo QUI), oggi mi sento di darvi due consigli al volo, nel caso in cui voleste lasciarvi tentare e prendere la macchina per raggiungere questo splendido territorio, magari cogliendo proprio l’occasione per fare un tour delle cantine!

Tenendo conto del fatto che avrete la fortuna di trovarvi a pochissimi minuti dal lago d’Iseo, ci sono alcune chicche che posso suggerirvi.

Innanzitutto, se state cercando un hotel accogliente e con tutti i comfort che possa ospitarvi, sicuramente l’Hotel Ulivi a Paratico (BS) è un’ottima soluzione.
Quasi non si nota dalla strada, discorso valido anche per il ristorante di cui vi parlerò a breve, ma una volta varcata la soglia d’ingresso, ci si ritroverà in un mondo parallelo!
Qui la natura è ovunque, è un elemento fondamentale e la si trova anche sulle terrazze delle camere dedicate agli ospiti. La piscina è molto ampia e immersa in uno splendido giardino di ulivi. La vista? Mozzafiato! Si vede il lago al di là delle siepi e il buongiorno dell’alba la mattina vale la pena di puntare la sveglia un po’ prima.

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Da lì sarà facile raggiungere sia la sponda bergamasca, di fronte a voi, sia quella bresciana, dove nell’entroterra si trovano le cantine vinicole come Berlucchi, Bellavista e tante altre pronte ad aprire i loro cancelli per accogliere visitatori curiosi di degustare.
In qualsiasi direzione scegliate di andare, però, tenete gli occhi ben aperti!
Ci sono moltissime cose pronte a sorprendervi, persino una piccola cappellina abbandonata che si annida sulle rocce della scogliera nei pressi di Riva di Solto…

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E’ molto suggestiva e di lì a pochi metri la strada che costeggia il lago comincia a regalare splendide visuali grazie agli orridi e al panorama che si apre sulla riva opposta!
Se proseguite in direzione Lovere, poi, potrete fare tappa in questo piccolo paese che non a caso viene descritto come uno dei Borghi più Belli d’Italia. A me riempie sempre di grande ispirazione passeggiare per le sue viette dal sapore storico.

Per quanto riguarda invece il palato, un posto dove poterlo coccolare e stupire è senza dubbio il ristorante stellato da Nadia! Si chiama proprio così ed è una piccola oasi di pace e di gusto ad Erbusco (si ritorna quindi nel territorio bresciano). Raccolto, elegante e con un attento occhio di riguardo alla qualità delle materie prime: da Nadia si mangia pesce e si fanno due chiacchiere proprio con lei, che ha carattere e racconti da vendere! Se l’appetito vien mangiando, infatti, la voglia di provare tutto ciò che trovate sul menù viene ascoltandola parlare: da dove ha preso spunto per le sue proposte? Che cosa suggerisce di ordinare? Una cena da lei è una vera e propria esperienza che lascerà il segno. Pare sia leggendaria la sua zuppa di pesce, in onore della quale mi sono promessa di ritornare assolutamente per assaggiarla!


A rivedere queste foto mi è venuta una fame incredibile!
Spero di aver provocato lo stesso effetto in voi… e spero che presto seguirete i miei consigli e proverete entrambe le realtà che vi ho proposto oggi.
Buona serata!

Testo a cura di Micol Uberti
Fotografia a cura di Micol Uberti, Bruno Uberti

Franciacorta in settembre: perché andarci assolutamente!

Mi sentite spesso parlare di questo territorio perché, nonostante io sia milanese, la mia sede principale si trova proprio sul lago d’Iseo.
Incredibile pensare che fino a pochi anni fa non amavo andarci… Ora invece non me ne vorrei mai andar via!
Avendola vissuta in tutte le stagioni e in tutti i mesi, ora posso dirvelo con certezza:
è settembre il momento migliore per godersi un weekend in Franciacorta.

Perché? Per 3 semplici motivi:

  1. innanzitutto siamo in pieno periodo di vendemmia e a metà mese le cantine aprono i loro battenti a chi vuole degustare i loro prodotti. Sono moltissimi gli eventi in cantina a cui potrete partecipare tra il 15 ed il 16 settembre, li trovate tutti in elenco su www.franciacorta.net e sarebbe un vero delitto non immergersi nel mondo di una delle eccellenze per cui siamo conosciuti in tutto il mondo, il vino!
  2. Il clima è mite, non si potrebbe chiedere di meglio. Questa zona territoriale, infatti, se è vero che rimane un po’ afosa durante i mesi più caldi dell’estate, sa invece dare il meglio di sé a inizio autunno. E’ ventilata ma si può ancora stare in costume, nel caso in cui si voglia prendere un po’ di sole e fare un bagno in riva al lago.
  3. I colori della natura. I colori della natura sono incantevoli in questo periodo, cominciano a scaldarsi e il paesaggio sa essere romantico come non mai! E’ l’occasione giusta per fare una passeggiata al tramonto, lasciandosi incantare da una tavolozza indimenticabile di sfumature!

Certo, potrete pensare che io sia di parte, visto l’incipit dell’articolo.
Invece no, è solo un consiglio spassionato! 
Settembre è l’occasione perfetta per condividere con il vostro partner o con gli amici un tour delle cantine più prestigiose d’Italia e rilassarvi poi alla vista dell’acqua del lago che luccica prima di cena, riflettendo le luci del tramonto!
E se avete paura di alzare un po’ il gomito… c’è chi pensa a riportarvi al vostro hotel (mercoledì ve ne suggerisco uno bellissimo) sani e salvi: Percorsi in Franciacorta offre un servizio di noleggio con conducente su splendidi mezzi d’epoca che sarà la vera ciliegina sulla torta in questa imperdibile esperienza, capace come poche altre di addolcire il vostro rientro dalle vacanze!

Testo e fotografia a cura di
Micol Uberti

Ah, la Franciacorta! Meravigliosa (e un po’ retro)

Franciacorta, dolce terra di morbide colline e di aggraziati vigneti che si susseguono all’infinito… Non c’è luogo migliore dove poter liberare gli occhi e far divertire la vista.
Se poi, a questo, si aggiunge l’ispirazione un po’ retro che si può provare a bordo di un’auto d’epoca con tanto di autista, l’immaginazione non può che continuare a nutrire sé stessa.

Sono figlia di mio padre: è lui che mi ha cresciuta con piccoli lavoretti giù in garage, piccoli compiti che mi dava da svolgere per aiutarlo a restaurare qualche vecchia moto o semplicemente per fare manutenzione alla sua.
Quello del benzina per me è un profumo, non un odore!
Ed è proprio con lui che ho condiviso questa esperienza qualche weekend fa ad Erbusco, dove ha sede Percorsi in Franciacorta, una società di mezzi vintage for rent (ci sono anche le due ruote!) che consente anche di effettuare noleggio con conducente.
Ottima idea, del resto, soprattutto in questo periodo in cui a breve le cantine apriranno ed è meglio non mettersi alla guida dopo un tour vinicolo!
Noi abbiamo fatto un giro turistico stupendo, a bordo di una simpaticissima Lancia Fulvia 1300 del 1974. Certo anche organizzare una gita fuori porta con gli amici, magari per un addio al celibato, a bordo del mitico pulmino vintage Fiat 900, non dev’essere niente male!

Il fascino non ostentato del suo essere però visibilmente retro, mi ha colpita particolarmente: non amo le cose esagerate, che ti obbligano a tutti i costi a guardarle. Preferisco il vero carisma, quello che non ti colpisce gli occhi, ma la testa. E’ una seduzione più intima, più profonda, più cerebrale.
Osservare questo magnifico territorio, dalle zone più interne e verdi fino ad arrivare alla riva del lago, passando per i castelli e le tenute storiche che si nascondo qua e là… Un’esperienza di una giornata che si ricorda per tutta la vita. Solo per intenditori, dite? Vi sbagliate.
Che siate degli amanti dei motori o meno, poco importa: la Fulvia sa come farsi voler bene da chiunque e il conducente che racconta la Franciacorta con preparazione e grande entusiasmo, avvicina chiunque a Percorsi.
La leggendaria rilassatezza bucolica di cui si parla tanto quando l’argomento è la Franciacorta, è diventato servizio grazie alla società di questi giovani che ragazzi che hanno tutta l’intenzione di farci capire che il vintage non è solo una moda ma anche un contatto: un contatto con il passato che sfiora il presente, un contatto con l’emozione che raggiunge inevitabilmente anche il cuore di chi, invece, su quei mezzi d’epoca ci è salito solo per fare qualcosa di diverso dal solito.

Testo a cura di Micol Uberti
Fotografia a cura di Franca Bergamaschi

#FotoRacconti – L’Étoile del mondo food? Si trova sul lago d’Iseo

Che a me piaccia fotografare cibo, è ormai cosa nota a chi mi segue da tempo sia sul blog sia sul mio profilo Instagram, ma devo ammettere che dopo anni che mi dedico a questa passione, comincio a capire che la riuscita di una fotografia è data per l’80% dal piatto ed il restante dalle mie capacità. Non perché siano scarse, ma perché è proprio il cibo che mi ispira, se manca la scintilla d’amore tra me e il soggetto dei miei scatti, non verranno mai bene come vorrei.

Ho trovato un posto che ha saputo affascinare i miei occhi e ammaliare le mie papille gustative, un luogo in cui l’eccellenza non si trova solo nelle materie prime impiegate per la preparazione dei piatti del menù, ma anche nel personale che è instancabilmente appassionato, preparato, presente ma discreto e leggero come una piuma al tempo stesso.
L’Étoile è questo posto delle favole, e del resto non poteva che essere proprio lui, essendo il ristorante di un relais che si chiama Podere Castel Merlo. Qui tutto parla di tempi antichi e già solo il semplice pronunciare questi nomi fa sentire una principessa.
Quando dico che il cibo deve essere accogliente per appagarci fino in fondo, intendo che nel ventaglio di sapori e profumi che sprigiona, a mio avviso è fondamentale la presenza di quell’elemento che ci sembra famigliare, riconoscibile, vicino al nostro cuore: è così che le proposte dello chef Antonio Russo, sotto la regia di Davide Oldani, vincono senza neppure bisogno di giocare la partita! Per quanto la creatività spicchi e non ci si trovi mai davanti a piatti banali, ci sarà sempre un tocco rassicurante che ti abbraccia e ti fa sentire che quella novità può benissimo diventare parte integrante di te.
Così tanto che io e #laFrancaPR (che naturalmente ha condiviso questo viaggio culinario con me) ci siamo ritrovate più volte a guardarci negli occhi e dirci: “Ma ci hanno letto nel pensiero!”. Non è da sottovalutare questa capacità di conoscere un cliente che ha appena fatto il suo ingresso nella tua sala da pranzo, perché ci vuole una grande esperienza e un saper osservare fuori dal comune. Certo, poi fai due chiacchiere con il maître e scopri che ha un curriculum così lungo, costellato di lavori nei migliori alberghi del nord, che se ti fermi ad ascoltarlo nel frattempo la tua omelette della colazione diventa fredda.
Ah, e ha la mia età.
Insomma, l’Étoile non si chiama così per caso: c’è tanta qualità, tanta sostanza, oppure, parlando di cibo, c’è tantissimo arrosto e niente fumo.
E’ bello perché nulla viene ostentato, tutto è concretezza e cura dei dettagli, non c’è tempo per vantarsi e pavoneggiarsi.
Il loro intento è quello di dimostrare che sono davvero la Stella del Food, qui.
E credetemi: quanto ci riescono bene!

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A Podere Castel Merlo si pasteggia con i migliori vini prodotti direttamente nelle loro vigne, su cui affaccia l’incantevole struttura

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Pensate che sia un dolce? Vi sbagliate!
Si tratta di caciotta fresca servita su letto di crema di patate viola, ed è un antipasto!

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Che magia il caviale di aceto balsamico accostato al cioccolato fondente ed al sorbetto di mango… naturalmente tutto fatto in casa!

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Naturalmente anche la colazione, qui, è gourmet!

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Un vero incanto, non è così?
Se volete scoprire di più su questo splendido relais, vi consiglio di leggere il racconto di Franca, qui!

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a cura di Micol Uberti

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L’inaspettato a due passi da casa

Ok, non siamo andate molto lontano da casa in questo primo viaggio, ma forse era giusto fosse proprio così.
Ha avuto inizio un percorso, che ci e vi porterà a scoprire l’Italia e non solo, e allo stesso tempo è stata una sorpresa. E se un resort riesce a sorprenderti dove già conosci quasi tutto, se a ridosso di una strada anonima e brulicante di veicoli commerciali riesce a coccolare l’ospite creando un’atmosfera ovattata che chiude il traffico fuori dal portone… allora significa che ha fatto centro!

Podere Castel Merlo si trova a Villongo (Bg) ed è contemporaneamente vicinissimo all’uscita dell’autostrada e al lago d’Iseo, ma i suoi 18 ettari di vigne ti ricordano anche quanto sia confinante con Franciacorta a cui si fonde la Valcalepio. I corridoi di questo edificio fortificato del XIV secolo, su cui sono ancora impressi affreschi originali, ci accompagnano con eleganza dall’imponenza dei secoli passati alla modernità di un relais di lusso, sotto l’occhio vigile di George Clooney e Catherine Zeta Jones che ammiccano dai quadri accanto alla reception. Il bello, qui, è che il passato convive con gli agi del presente: le 7 Suites, la SPA, la piscina con cascata a cui fanno da sfondo i vigneti e il ristorante L’etoile (con piatti creati dai migliori chef in collaborazione con Davide Oldani) ti ricordano che sei l’ospite di riguardo, e che sei tu al centro dell’attenzione, grazie al personale gentilissimo.

Il fatto che la sala de l’Etoile sia rivestita con boiseries in cotone bagnato in foglie di vite rossa ed abbia solo 40 coperti trasmette ancor più la sensazione di sentirsi viziati da piatti unici serviti in uno scrigno prezioso. Ma, a proposito di scrigni, sapete qual è la chicca, degna di farvi sentire vere principesse nel Castello? A Castel Merlo potete vivere anche l’esperienza di una mise en place davvero unica, dove tutto, dalle posate al semplice sottopiatto, verranno immersi nell’oro fuso in esclusiva per voi.
Cosa state aspettando a dirlo ai vostri fidanzati?

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Testo a cura di Franca Bergamaschi
Fotografia a cura di Micol Uberti

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Coccole di San Valentino

Tutti ne parlano, alcuni lo amano, altri lo odiano, io me lo mangio:
San Valentino, in ogni caso, non passa di certo inosservato!

Anzi, in un certo senso si potrebbe anche dire che colpisce senza dubbio allo stomaco.
Soprattutto se si cena da Cappuccini Resort, dove lo chef PierCarlo Zanotti ha ideato un menù di tutto rispetto dove sapori delicati e dolci si alternano ad altri più decisi e d’impatto, perché l’amore in fondo è un po’ così: ti coccola e ti colpisce.
Trovate il menù completo QUI!

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Fotografie a cura di Micol Uberti

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Aglio e Oglio: alla scoperta della cottura sottovuoto.

Al vapore, al forno, arrosto, fritto… il cibo può essere cotto in tanti modi ma quello che mi ha stupito di più è sicuramente il metodo sottovuoto.
Lo ammetto, non ne avevo neppure mai sentito parlare, ma questa è proprio una delle ragioni per cui amo il mio lavoro: scopro sempre cose nuove, ho la possibilità di ascoltare le persone raccontarmi “favole” meravigliose, mi perdo nelle loro storie e posso sfogare la mia ingombrante fantasia.

Questa volta è successo che chef Attilio, del ristorante Aglio e Oglio di Boario Terme, mi ha accompagnato a conoscere i suoi piatti e la sua cucina, il cui fulcro è appunto determinato da un metodo di cottura alternativo, che consente alle materie prime di conservare tutti i loro elementi, soprattutto nel caso di carni e pesce, che in questa sacca in cui vengono riposti prima di venire cotti mantengono intatti i preziosi succhi che contengono.
Il menù di degustazione che ha pensato per me mi ha convinta che la loro carta è davvero ricca di proposte deliziose! Dal nome del ristorante già si capisce: da loro potrete trovare piatti che uniscono la tradizione all’offerta gastronomica del territorio.
Ecco cosa ho assaggiato io!

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Anche i grissini sono opera di Aglio e Oglio: c’è sia la versione classica con grano macinato a pietra, sia quella aromatizzata con i semi di sesamo.

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L’antipasto si compone con una degustazione di salmone affumicato con crema di yogurt e crostino, uno sformato di ceci con baccalà e cipolla all’aceto di lamponi, cous cous al curry con gamberi e zucchine e coda di gambero in pasta kataifi.

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Un assaggio di antipasti di terra con carpaccio di manzo affumicato con scaglie di Bagoss e valeriana…

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E poi si passa al primo, un grande classico del menù di questo ristorante: un riso con verdure miste e zenzero, da condire con salsa allo yogurt.

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Medaglioni di pescatrice al bacon con cavolo romanesco come seconda portata…

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E si conclude in bellezza con un semifreddo al marron glacé in riccio di pasta kataifi con salsa al nocino e pavée di cioccolato.

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Fotografie a cura di Micol Uberti

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Fiabe al Cucchiaio: il bossolà di PierCarlo

Da qualche mese, ormai lo sapete, ho la fortuna di ricoprire il ruolo di Social Media Manager & Digital PR per il resort Cappuccini, nel cuore della Franciacorta.
Se non lo conoscete, seguite il nostro profilo Instagram @cappuccini_resort!
Da oggi, nasce il nuovo progetto Fiabe al Cucchiaio, una rubrica in cui lo chef dell’hotel racconta la storia che si cela dietro a molti dei piatti che propone nella sua carta.
Ecco con quale, tra questi, abbiamo deciso di aprire le danze!


Semplice e sorprendente, la classica acqua cheta che rompe i ponti.
Non si potrebbe definire meglio il bossolà, dolce della tradizione bresciana che lo chef PierCarlo Zanotti propone in questo periodo.

La forma originaria è una ciambella, da cui sembra derivi anche il nome la cui radice rimane tuttavia incerta e che si trasforma in bissolà se si scende nella Bassa bresciana per via della somiglianza ad una biscia.
Chiamatelo come preferite, è solo un’etichetta: l’impasto consistente ed il sapore delicato metterà d’accordo tutti e incanterà i vostri palati!

PierCarlo lo serve su un elegante mare di crema inglese alla vaniglia, che sembra essere un semplice contorno ma che in realtà esalta e abbraccia il corpo spumoso del dolce.
Per come si presenta il piatto, infatti, sembra che sia il bossolà il re della festa, ma una volta portato alla bocca (rigorosamente con le mani, dimenticate le posate, per favore!) è proprio la crema che prende la corona.
“Il vero bossolà è quello di Iginio Massari” spiega Zanotti “che ha riportato su carta la ricetta che ci tramandiamo da generazioni nel territorio. Quando arriva il Natale e il ponte di Ognissanti, non può certo mancare sulle nostre tavole. Avevo voglia di parlare agli ospiti della semplicità che contraddistingue i menù che curo ed unirla alla tradizionalità di un dolce che è un simbolo, per noi.”.

Benvenuti in Cucina San Francesco, lui è lo chef PierCarlo e ci troviamo nella splendida cornice di Cappuccini Resort.
Ora accomodatevi a tavolo, aprite il vostro piccolo bossolà ancora caldo con la punta delle dita ed intingetelo nella crema inglese fresca.
Portatelo alla bocca e chiudete gli occhi: buon viaggio!

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Fotografie a cura di Micol Uberti

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