Pierfrancesco Favino in “Riva in the movie”

Voi lo avete un sogno?
Sì? Allora siete nel posto giusto.
Anche io ne ho uno, non saprei dire se è grande, piccolo, gigante, impossibile…
Qualcuno di recente mi ha detto che non si può dare una misura tangibile e concreta a qualcosa che non lo è, perché è frutto della nostra immaginazione.
Quello che so per certo, però, è che si può realizzare.
Così come è stato per il sogno di Carlo Riva, nato nella Sarnico in cui ora orgogliosamente abito e che ha dato vita ai motoscafi più iconici ed eleganti di sempre, che portano il suo cognome.

Guardatela bene la foto qui sopra, perché è iniziato tutto lì.
Quando tutto quel destino che lo circondava già a soli tre anni d’età, si rivelerà un destino che Carlo ha poi preso per mano circa trent’anni dopo, quando quel bambino era cresciuto ed era diventato un ingegnere.
La storia del cantiere nautico Riva è lunga, ma ben più riassumibile è il concetto che si ritrova in ogni tappa di questo viaggio:
credere così tanto e in modo sconfinato a un sogno, da catturarlo e renderlo vero.
Non sono parole mie, a pronunciarle è uno dei più bravi attori che abbiamo in Italia, Pierfrancesco Favino in Riva in the Movie.
Le riporta come voce fuori campo mentre le inquadrature di lui che scivola sui canali di Venezia a bordo di un Aquariva Super lasciano spazio alle emozioni. Quelle che fa provare a chi guarda questi 4 minuti di cortometraggio e quelle che prova lui, guidando un motoscafo tra i canali di Venezia, che in altre occasioni non avrebbe mai potuto fare essendo vietato.

Il cortometraggio celebra non solo il sogno ma anche il legame che unisce da sempre le barche Riva al mondo del cinema.
I motoscafi dallo stile unico al mondo diventarono rapidamente un simbolo internazionalmente riconosciuto di raffinatezza, nonché sinonimo di bella vita, un modo di vivere tutto italiano in cui il relax si fonde al godimento.
La collezione privata più completa al mondo è di Romano Bellini, proprietario di Bellini Nautica (cantiere specializzato proprio nel restauro di imbarcazioni Riva) sito sulla sponda bresciana del Lago d’Iseo, visitabile su prenotazione.
Se subite il fascino di questi yacht, andarci è d’obbligo: dal primissimo Riva Racer risalente al 1920 fino ai più recenti Super Ariston e Olympic del 1973, sono tutti presenti nella Riva Vintage Collection di Clusane.

Kirk Douglas ed il suo motoscafo Riva
Kirk Douglas e il suo motoscafo Riva, battezzato Eleven-Eleven

Sophia Loren arriva al Lido di Venezia a bordo di un motoscafo Riva e saluta la folla
Sophia Loren saluta la folla del Lido di Venezia, dopo essere passata sotto al Ponte di Rialto su un motoscafo Riva

Sean Connery alla guida di un motoscafo Riva
Uno splendido ricordo dell’indimenticabile Sean Connery: libero, divertito, felice.

Non solo coprotagonisti di tante pellicole, i motoscafi Riva, ma anche dei veri e propri gioielli che le celebrities volevano per sé già dai primi anni della loro diffusione su larga scala.
Basta guardarne le linee per capirne il motivo, del resto. 

Brigitte Bardot prende il sole sdraiata sulla poppa di un motoscafo Riva
Brigitte Bardot, la quintessenza della classe. Tritone, la quintessenza dell’eleganza. Si esaltano a vicenda in questo splendido scatto aereo.

Vi lascio QUI il link per poter vedere il cortometraggio Riva in the Movie, sono 4 minuti che vi faranno bene al cuore, promesso. E ditemi se anche voi, mentre lo guardate, non sognate di essere lì al fianco di Pierfrancesco Favino.

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Testo a cura di Micol Uberti
Fotografie via web

#FotoRacconti – Un weekend in Toscana nel cuore della Garfagnana

Ci sono viaggi che rimangono nel cuore.
Sono belli, non solo per ciò che vedi intorno a te, sono belli per ciò che vivi quando sei in quei posti! A me piace molto ritrovarmi in un luogo al fianco di qualcuno che lo conosce così bene da raccontarti ogni cosa che lo riguarda ed è esattamente ciò che è successo in Toscana, durante il weekend che ho trascorso in Garfagnana.

Il Duomo di San Cristoforo nella città toscana di Barga, nel lucchese

L’ALBERGO DA PRENOTARE

La struttura da cui sono stata ospitata per vivere questa splendida esperienza è il Renaissance Tuscany Il Ciocco Resort & Spa, uno scrigno di eleganza e romanticismo in una delle zone più belle della Toscana, la Media Valle del Serchio, nel cuore della Garfagnana a pochi km da Lucca. Un albergo importante che vanta il Certificato d’eccellenza TripAdvisor e la nomina tra uno dei migliori resort d’Europa. Al suo interno si trovano tre ristoranti, uno dei quali con una vista mozzafiato sulla città toscana di Barga e sulla catena montuosa delle Alpi Apuane, dove si può notare il Monte Forato che si staglia all’orizzonte. In questi ristoranti è possibile gustare ricette tipiche della zona di Lucca, di tutta la Toscana ma non solo! E’ possibile anche vivere una bellissima esperienza optando per una cena con degustazione vini.

Renaissance Tuscany Il Ciocco Resort, zona hall e galleria d'arte
Un salottino della hall del Renaissance Tuscany Il Ciocco Resort
Il Renaissance Tuscany il Ciocco Resort è anche pet friendly
Particolare del bellissimo giardino del Renaissance Tuscany Il Ciocco Resort in Garfagnana
Cena con vista sulla Garfagnana
Tartare di manzo con capperi al Renaissance Tuscany Il Ciocco Resort
La piscina con vista sulla Garfagnana del Renaissance Tuscany Il Ciocco Resort
Tagliatelle con pomodoro e basilico al Renaissance Tuscany Il Ciocco resort

IL TERRITORIO DELLA GARFAGNANA

Da non perdere assolutamente è una passeggiata nella città di Barga, che si raggiunge in auto in pochissimi minuti partendo dal Ciocco Resort.
Piccola, ma con tanto carattere e piena di cose da raccontare, è stata nominata una dei borghi più belli d’Italia ed è il comune più popoloso della Media Valle del Serchio. Oltre alle bellezze storiche monumentali da ammirare a Barga, primo fra tutte il Duomo di San Cristoforo che torreggia sulla cittadina, ci sono molte curiosità da scoprire. Un consiglio spassionato? Andate a fare colazione o merenda da Fratelli Lucchesi, una pasticceria storica di Barga, e portate a casa un sacchettino di biscotti alle castagne, frutto di cui è ricca la Garfagnana. Sono semplicemente squisiti!

Micol Uberti a Barga, piccolo borgo medievale in Toscana, nella provincia di Lucca

Ci sono altre due esperienze che mi sento di suggerirvi caldamente!
Da quale cominciamo per prima? Ma naturalmente da quella che vede protagonista il vino! Sto parlando di una cantina che produce vino biodinamico e si trova proprio nella Garfagnana: Podere Còncori ha realizzato una sorta di patio che dà sulle vigne e dove è possibile sedersi attorno al tavolo, ricavato da un’antica e gigantesca botte di rovere, per degustare le proposte della cantina e fare due chiacchiere con il proprietario. Se andate a trovarli, non dimenticate di salutare anche Pietro, la mascotte di Podere Còncori! Di chi si tratta? Ma di un ciuco, naturalmente!

La seconda esperienza di cui mi piacerebbe parlarvi è la visita con guida alpina dei borghi della Controneria. La Controneria è un’area collinare di Bagni di Lucca, che si trova vicino al torrente Lima e che si estende fino al Monte Prato Fiorito. In questa zona si susseguono dei piccoli borghi molto carini, ognuno con storie particolari e incantevoli da raccontare! Per questo vi suggerisco di affidarvi alle guide specializzate che potete incontrare all’Agriturismo Pian di Fiume. Un piccolo cenno storico: nel 1637 la Controneria venne divisa in due comunità, quella di San Cassiano e quella di San Gemignano.

COSA ASSAGGIARE ASSOLUTAMENTE

Non si può andare in Toscana senza assaggiare la vera pappa al pomodoro.
Se state pensando che in realtà non ci vuole molto per prepararla e che potete quindi mangiarla ovunque, mi dispiace dirvi che vi sbagliate.
Innanzitutto, serve proprio il pane sciocco, quello toscano. E poi i pomodori che ci sono là… hanno tutto un altro sapore! Un altro piatto da assaggiare è la panzanella e se soggiornate al Renaissance, la passata di funghi porcini spicca per la sua bontà!

Testo e fotografia
a cura di Micol Uberti

Swarovski e i suoi Mondi di Cristallo in Tirolo

E’ stato un viaggio tortuoso quello che mi ha portato in Tirolo, precisamente ad Hall-Wattens, ma ne è valsa assolutamente la pena.
Dopo un ritardo di più di 40 minuti sulla partenza da Milano Centrale che ci ha fatto perdere la coincidenza del treno austriaco da Verona dove abbiamo dovuto ingannare il tempo per 2 ore in attesa della partenza di quello successivo, siamo giunte finalmente nella bellissima Innsbruck, per poi farci accompagnare in taxi nella piccola Hall.
Parlo al plurale perché non sono andata là da sola, ma in compagnia di altre blogger e questo è stato sicuramente uno dei punti di forza di questo tour, che ricorderò sempre con grande allegria e divertimento.

Forse vi sembrerà strano (ok, sembra strano anche a me!) ma questa volta, udite udite, il cibo lo lasceremo per ultimo. Sì perché non vorrei che la fame che vi farà venire il pensare alle cotolette possa distrarvi dallo splendore dei Mondi di Cristallo che abbiamo visitato all’interno del parco Swarovski di Wattens, in occasione dell’inizio del Festival delle Luci.
Incredibili installazioni tempestate di cristalli si susseguono lungo il percorso che accompagna i visitatori in una dimensione parallela fatta di riflessi, magia e… perché no, infanzia ritrovata!
Non vi nascondo che io per prima mi sono divertita un mondo e tra tutte, l’opera-installazione su cui tornerei immediatamente è senza dubbio la giostra dei cavalli disegnata dallo spagnolo Jaime Hayon.
Tanti piccoli animaletti fantasiosi, un design meraviglioso e ovviamente una pioggia di Swarovski sul soffitto del carosello, che rendono incredibilmente chic il giro sulla giostra.

Micol Uberti sulla giostra dei cavalli di Jaime Hayon nei Mondi di Cristallo Swarovski a Wattens

Tra le opere presenti nell’area esterna dei KristallWelten, quella che spicca per bellezza e dimensioni è però senza dubbio la Nuvola di Cristallo, progettata da Andy Cao e Xavier Perrot: sembra impossibile pensare che quegli 800.000 cristalli siano stati inseriti a mano!
E’ una bellissima installazione che ci costringe a fare una cosa stupenda che spesso ci dimentichiamo di fare: alzare lo sguardo, proiettarlo verso il cielo e lasciarci stupire. Dà sicuramente il meglio di sé la sera, quando le luci colorate sottostanti lo fanno dipingere di riflessi. Il parco è aperto fino alle 21 e vale la pena calcolare di visitare quest’opera quando il sole è già calato!

La Nuvola di Cristallo dei designer Andy Cao e Xavier Perrot nei Mondi di Cristallo Swarovski a Wattens

Subito di fianco, non si può non notare la grande testa del Gigante.

(pic via web)

Antico custode delle Camere delle Meraviglie (retrostanti ad essa, per l’appunto), in cui risiedono le ricchezze più preziose che trovò nel mondo durante il suo errare infinito alla ricerca di ciò che dona bellezza all’universo.
Questa è la spiegazione che ci dà l’artista che lo ha creato, André Heller.

Le camere delle meraviglie del Gigante

Credo che il Gigante abbia fatto un ottimo lavoro nello scegliere le meraviglie da esporre nelle sue stanze: io sono rimasta a bocca aperta di fronte alla maggior parte di queste! Alla fine del percorso nelle stanze, è possibile anche ripercorrere la storia delle creazioni più importanti di Swarovski, grazie al museo FAMOS, ad esse dedicato.
La prima camera dentro cui si entra somiglia a una grotta e contiene al suo interno svariate opere di artisti diversi, tra cui anche il meraviglioso “orologio sciolto” di Salvador Dalì, intitolato La persistenza della memoria.

opera in cristallo esposta nelle Camere delle Meraviglie del Gigante dei Mondi di Cristallo Swarovski a Wattens
una delle opere presenti nella prima stanza, la Blue Room
gemma di cristallo esposta nelle Camere delle Meraviglie del Gigante dei Mondi di Cristallo Swarovski a Wattens
un’incredibile gemma gigante pende dal soffitto della Blue Room
l'opera di Salvador Dalì "La persistenza del Tempo"in cristallo, esposta nelle Camere delle Meraviglie del Gigante dei Mondi di Cristallo Swarovski a Wattens

Le sale successive, sono un tripudio di luci, soggetti differenti, atmosfere surreali e suggestive che accompagnano il visitatore nelle visioni degli artisti più disparati che hanno collaborato al progetto dei KristallWelten.

Silent Light, opera di Alexander McQueen e Tord Boontje, nelle Camere delle Meraviglie del Gigante dei Mondi di Cristallo Swarovski a Wattens
“Silent Light” di Tord Boontje e Alexander McQueen
un albero innevato in una foresta meravigliosa, opera esposta dapprima all’ingresso del Victoria and Albert Museum di Londra
opera "Into the Lattice Sun" di Lee Bul, esposta nelle Camere delle Meraviglie del Gigante dei Mondi di Cristallo Swarovski a Wattens
“Into lattice Sun” di Lee Bul
Micol Uberti all'interno del Duomo di cristallo nelle Camere delle Meraviglie del Gigante dei Mondi di Cristallo Swarovski a Wattens
Duomo di Cristallo
opera ispirata alla cupola geodetica di Sir Richard Buckminster Fuller
dettaglio di "Into the Lattice Sun", 
opera in cristallo esposta nelle Camere delle Meraviglie del Gigante dei Mondi di Cristallo Swarovski a Wattens
un dettaglio di una delle opere facenti parte della stanza “Into lattice Sun”
"Chandelier of Grief" di Yayoi Kusama, opera in cristallo esposta nelle Camere delle Meraviglie del Gigante dei Mondi di Cristallo Swarovski a Wattens
“Chandelier of Grief” di Yayoi Kusama
Dettaglio di "Chandelier of Grief", opera in cristallo esposta nelle Camere delle Meraviglie del Gigante dei Mondi di Cristallo Swarovski a Wattens
un dettaglio del lampadario di cristallo, attorno a cui l’artista ha posizionato svariati specchi posizionati in diverse direzioni così da creare un mondo di riflessi infiniti
"Opacità trasparente", opera in cristallo esposta nelle Camere delle Meraviglie del Gigante dei Mondi di Cristallo Swarovski a Wattens
“Opacità trasparente” di Arik Levy
l’ossimoro del nome dell’opera rivela già quale sarà il soggetto delle installazioni…
Un altro dettaglio di "Opacità trasparente", opera in cristallo esposta nelle Camere delle Meraviglie del Gigante dei Mondi di Cristallo Swarovski a Wattens
…le molteplici e affascinanti sfaccettature del cristallo
"REady to love" di Manish Arora, opera in cristallo esposta nelle Camere delle Meraviglie del Gigante dei Mondi di Cristallo Swarovski a Wattens
“Ready to Love” di Manish Arora
nulla da aggiungere, un’opera che parla da sola: l’amore è amore e questa stanza vi farà venire voglia di condividerlo con chiunque!
"55 milioni di cristalli" di Brian Eno, opera in cristallo esposta nelle Camere delle Meraviglie del Gigante dei Mondi di Cristallo Swarovski a Wattens
“55 Milioni di Cristalli” di Brian Eno
un ipnotico puzzle di cristalli i cui colori sono in costante evoluzione
impossibile non rimanere incantati
un corsetto da sposa in cristallo esposto nen museo FAMOS all'interno del Gigante dei Mondi di Cristallo Swarovski a Wattens
un corpetto da sposa esposto nel museo FAMOS alla fine del percorso nelle
Stanze delle Meraviglie
un cristallo fumé esposto nen museo FAMOS all'interno del Gigante dei Mondi di Cristallo Swarovski a Wattens
un cristallo fumé esposto nelle teche del museo


Che cos’altro si può fare all’interno del Gigante?
Shopping sfrenato, naturalmente, perché poco prima dell’uscita si trova uno store immenso pieno di tentazioni… a cui io non ho saputo resistere: infatti abbiamo acquistato un paio di orecchini che però (a detta di mia mamma, autrice del regalo) non potrò indossare fino al 22 dicembre, data in cui spegnerò le mie prime 30 candeline. E’ una tortura sapere che li ho ma non posso ancora sfoggiarli, tuttavia so che vale la pena aspettare!

Un’altra esperienza molto bella da poter vivere è stato senza dubbio il brindisi con prosecco ed essenza di rose che abbiamo fatto nella Vip Lounge della boutique Swarovski. Una piccola coccola prima di salutare questi splendidi Mondi di Cristallo.

l'ingresso della Vip Lounge all'interno dello store Swarovski nel parco dei Mondi di Cristallo a Wattens
un dettaglio dei flute della vip lounge Swarovski: gli steli contengono preziosi e scintillanti cristalli
che eleganza questi flute con i cristalli nello stelo… non trovate?
un brindisi nella Vip Lounge all'interno dello store Swarovski nel parco dei Mondi di Cristallo a Wattens


Certamente la cornice delle montagne innevate che si stagliano contro il cielo di Wattens, è altrettanto degna di nota…
E’ bellissimo osservarle in prospettiva mentre si fa una foto all’albero di Natale del parco o alla slitta di Babbo Natale.

l'albero di Natale tempestato di Swarosvki all'ingresso del parco dei Mondi di Cristallo e le montagne austriache alle sue spalle
la Slitta di Babbo Natale tempestata di Swarovski all'interno del parco dei Mondi di Cristallo e le montagne austriache alle sue spalle
la Slitta di Babbo Natale tempestata di Swarovski all'interno del parco dei Mondi di Cristallo nell'affascinante buio della sera
PS: la slitta è ancora più bella la sera, quando si illumina e fa galoppare la fantasia dei più piccoli…

Due passi nel Tirolo

Se vi trovate in questa bellissima zona appena fuori dall’Italia, dovete però prendervi il tempo anche per visitare la città medievale di Hall e per assaporare il gusto dei piatti locali, altrimenti vi perdereste qualcosa di cui pentirsi.
La piccola Hall è uno scrigno di scorci stupendi da vedere e non solo: sono tante le realtà locali che si occupano di food e che eccellono per la qualità di ciò che propongono. Ecco alcune foto dalle esperienze che abbiamo vissuto in questi giorni in Austria!

degustazione di schnapps di acquavite di Der Bogner
la degustazione di acquavite dal produttore locale, Der Bogner
un cucciolo di manzo irlandese dà il benvenuto nell'azienda di liquori Der Bogner
…dopo la tenera accoglienza dei suoi cuccioli di manzo irlandese!
veduta di una delle chiese di Hall all'alba, con le montagne austriache alle sue spalle
la meraviglia dell’alba che si alza sui paesini, che sembrano il quadro perfetto di un presepe
biscotti allo zenzero di Natale, fatti a mano ed in vendita in un ristorante di Hall-Wattens
biscotti allo zenzero fatti in casa, che delizia!
la sala del ristorante Daniel's all'interno del parco dei Mondi di Cristallo Swarovski a Wattens
l’elegantissimo e scintillante ristorante Daniel’s all’interno del parco Swarovski
il calice di benvenuto al ristorante Daniel's del parco dei Mondi di Cristallo Swarovski, contenente un cubetto di ghiaccio luminoso
è qui il luogo giusto per brindare con il calice di benvenuto più brillante che abbiate mai visto!
una veduta dei paesini di Hall-Wattens e le montagne innevate retrostanti
l’atmosfera dei paesini di montagna nella zona di Hall-Wattens
canederli di cervo serviti con insalata e uova di quaglia
gli immancabili, squisiti canederli, preparati nelle maniere più svariate
la classica wiener schnietzel, regina indiscussa delle tavole austriache
e il re delle tavole austriache: il wiener schnitzel!

Se avete voglia di scoprire di più, potete visitare il mio profilo Instagram e guardare i contenuti in evidenza che ho creato per raccontarvi questo viaggio: sarà proprio come essere là con me!


Testo e fotografia
a cura di
Micol Uberti
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Ricordi d’Irlanda

Il mese scorso sono andata in Irlanda, per la prima volta in vita mia.
Ho condiviso con voi le emozioni che ho provato grazie alle varie esperienze che ho vissuto, vi ho portato un po’ con me attraverso le Instagram stories e vi ho raccontato le particolarità che ho ritrovato in questa terra che profuma di pioggia, erba fresca e burro fuso.
Però mi sono resa conto che tutto questo non era abbastanza.
Ecco allora che ho raccolto un po’ delle foto che ho scattato là e sono pronta a condividerle con voi.
Buona visione!


fotografie a cura di
Micol Uberti
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Terre del Vescovado

A volte cammino per la città, per i luoghi in cui vivo e che vivo e mi chiedo: “Quanto sappiamo del suolo che stiamo calpestando? Quanto conosciamo la storia di queste mura che ci circondano, delle aree verdi, della cultura che è scivolata di qui attraverso i secoli?”.
La risposta spesso è “Troppo poco.”.
Ne ho avuto la conferma quando settimana scorsa mi sono presa due giorni per immergermi in un territorio a me sconosciuto, nonostante siano ormai anni che mi divido tra Milano e la bergamasca.

Le Terre del Vescovado sono costituite dall’unione di 15 comuni che si affiancano e abbracciano tra le vigne della provincia di Bergamo, nei quali sopravvivono, generazioni, realtà imprenditoriali di inestimabile preziosità.

Serve respirare l’aria che c’è in quei posti, per capirne veramente il percorso che, cominciato secoli fa, li ha portati ad essere come sono oggi.
Io ho avuto la fortuna di poterle visitare con qualcuno che le conosce molto bene e che ha saputo scovare delle eccellenze che mi hanno fatto percepire quale sia il cuore pulsante di questo territorio.
Spesso si pensa che sia necessario andar lontano per scoprire qualcosa di nuovo e invece qui, a pochi chilometri da Milano, ci si ritrova immersi in una atmosfera diversa, che scorre più lenta, che è fatta di amore per le proprie vigne, per le radici della propria famiglia, per quegli antichi edifici che oggi ospitano realtà romantiche che guardano al futuro con la saggezza di chi ha vissuto il passato. Ho sentito i miei occhi riempirsi di bellezza mentre giravo tra le sale di Tenuta Frizzoni, a Torre de’ Roveri, un’antica villa restaurata e rimodernata, senza mancare di rispetto a ciò che fu, e in cui vengono ospitati matrimoni ed eventi che cercano una suggestività fuori dal comune. Non trovate che sia piena di dettagli meravigliosi?

Peccato averla scoperta così poco tempo prima del mio trentesimo compleanno, sarebbe stata una location a dir poco perfetta!
Di altrettanto impatto estetico è senza dubbio la Tenuta degli Angeli.
Una collina a Carobbio degli Angeli su cui, dal 1984, si produce vino e su cui alberga anche un’acetaia che realizza aceto secondo la tradizione emiliana.
Ma la vera bellezza di questo luogo sapete dove sta? Nelle persone che la gestiscono. Manuela e la figlia Roberta, che ci hanno accompagnati nella visita, sono due donne che vivono di entusiasmo e amore per la loro azienda e che la portano avanti con orgoglio. Aprono le loro porte ai bambini, per fare esperienze sensoriali e educative all’interno della loro tenuta, facendo loro imparare come si produce il vino, ad avere a che fare con la natura e con l’ecosistema da cui ci stiamo sempre più allontanando. Roberta fa anche delle marmellate deliziose con i cedri del suo giardino: insomma, si fa prima a dire che non esiste prodotto di loro provenienza che non debba essere assolutamente assaggiato almeno una volta!

Non stento a credere che, come ci raccontavano, si ritrovano gruppetti di turisti fuori dal cancello desiderosi di entrare a scoprire il vigneto!

Un’altra realtà che caratterizza profondamente le Terre del Vescovado è il Moscato di Scanzo. Questo vino liquoroso è una vera e propria eccellenza qui e il suo colore rosso scuro lo distingue immediatamente da altri moscati che siamo abituati a vedere più frequentemente. La vera differenza, però, la fa il suo sapore: meno dolce degli altri ma sempre rotondo e caldo, riesce a coinvolgere qualunque palato. Esiste addirittura un consorzio a sua tutela, di cui noi abbiamo visitato la sede a Scanzorosciate.

Pensate che stiamo parlando della più piccola D.O.C.G. italiana ma se verrete qui e avrete la possibilità di assaggiarlo, capirete il motivo di tanta attenzione verso questo prodotto.
Sarò sincera, ne ho assaggiati diversi durante questo tour, ma quello che mi ha colpito di più è quello di Sereno Magri.
Siamo stati ospiti nella sua cantina-salotto di Scanzorosciate (non si potrebbe definirla meglio di così: una pulizia, un’ordine, un gusto estetico per le linee semplici da non sembrare neppure un luogo di produzione ma uno di esposizione) e poi abbiamo degustato insieme a lui il suo moscato. Un sapore intenso che si fa ricordare e che porta con sé tutta la storia che ci ha raccontato Sereno: dalla cura delle uve alla selezione degli acini migliori, denocciolato a mano per garantire la più alta qualità, ai chilometri fatti per acquistare l’antagonista di un parassita che aveva colpito i suoi grappoli perché non vuole utilizzare agenti chimici sul suo raccolto.

Un’altra azienda vinicola da tenere assolutamente presente è senza dubbio quella di Eligio Magri. Se siano parenti non lo so, quello che ricordo distintamente è la cordialità dell’accoglienza, una vista mozzafiato sulle colline di Torre de’ Roveri ed una cantina in cui alcuni vini portano i nomi dei componenti della famiglia. Questo è un dettaglio che mi fa sentire rassicurata, che mi fa sentire in un’atmosfera di “casa”: quei vini ti stanno dicendo che dentro c’è qualcosa che va oltre la tecnica e l’esperienza sul campo. C’è attenzione, c’è tradizione e c’è vicinanza.
Noi abbiamo assaggiato uno spumante metodo classico, che nella sua semplicità ha vinto la 21esima edizione della rassegna Sparkling Wine Festival 2019 con 89/100. Niente male, vero?

A volte si parte per un tour di lavoro e si torna a casa propria con la convinzione di essersi ritrovati a fare, invece, un viaggio di cuore.
Ci sono tanti piccoli ricordi che si collezionano e che, ripensandoci, fanno sentire la differenza tra le due cose.
Durante questi due giorni, io e Franca siamo state ospiti di un b&b molto carino, Corte Seguini a Bagnatica, in cui siamo state trattate come delle regine dai proprietari, di cui ricorderò sempre la dolcezza con cui ci hanno servite a colazione. Veder arrivare la signora con le uova sul tegamino caldo, trovare una tavola imbandita anche se eravamo solo in due a soggiornare lì, sentir dare importanza ad ogni propria preferenza… Vi lascio con qualche foto della colazione, solo perché mi piace farvi venire fame, si sa!

Si potrebbe mai cominciare la giornata con il piede storto, dopo una “partenza” del genere?
Perciò grazie. Grazie a tutte queste persone che ci hanno aperto le porte dei proprio luoghi con allegria e voglia di conoscersi e raccontarsi!
Grazie a chi ha cucinato per noi e poi ha speso più di un’ora a chiacchierare, parlando dei propri inizi e dello sviluppo del proprio ristorante, come ad esempio la proprietaria del ristorante Da Franco di Seriate (a proposito, se andate lì in questo periodo fareste bene a prendere il gelato con i fichi freschi, come dessert!). Grazie a chi ci ha accompagnati alla scoperta di antiche meraviglie, come Villa Astori, in attesa di tornare agli antichi splendori grazie a nuovi ambiziosi progetti… vi auguriamo un in bocca al lupo enorme, di cuore!
E soprattutto, grazie a chi ha organizzato tutto questo e ci ha accompagnati con la stessa genuinità di chi sta portando un amico in giro per il proprio paese.

una stanza della splendida Villa Astori


Testo e fotografia
a cura di Micol Uberti

articolo realizzato in collaborazione con

Relax tra il design a due passi dal Garda

Appena varcherete la soglia del Dunant Hotel, a Castiglione delle Stiviere, vi troverete immersi in uno spazio concepito per risvegliare la curiosità di chi vi soggiorna, in una girandola di situazioni di design e spazi ideati per sviluppare l’emotività sensoriale e risvegliare la curiosità degli ospiti. Sarebbe impossibile non sentirsi coinvolti, per esempio, dall’atmosfera ludica che vi aspetta uscendo dall’ascensore al terzo piano.
Appena le porte si sono spalancate mi sono ritrovata in una sorta di foresta incantata, popolata da varie altalene. La domanda che subito mi sono fatta (e che mi hanno fatto!) è stata se fossero realmente utilizzabili.
Si! E’ un must per gli ospiti di qualsiasi età provarle, tornando bambini e rilassandosi in questa stanza semibuia, chiusa da pesanti tende, in un gioco di luci e murales fosforescenti.

L’artefice di tutto ciò è Ermanno Preti, il designer che ha curato il progetto di questo hotel e che ha voluto le 78 camere una diversa dall’altra, per evitare che l’ospite si senta parcheggiato in un luogo anonimo e spenga il cervello, ma si senta invece parte attiva dell’ambiente che lo ospita. Qui l’arte e il design rendono omaggio a Jean Henry Dunant, il primo premio Nobel per la pace, l’uomo che assistendo alla battaglia di Solferino (cittadina che si trova a pochi chilometri dall’albergo che porta il suo nome) inventò la Croce Rossa per assistere i feriti in battaglia. L’eco di questa battaglia viene ripreso nel dipinto sulla tela che campeggia in fondo al ristorante. Al centro invece troviamo l’originale tavolo a spirale, ideato per creare condivisione tra gli ospiti e abbattere le barriere scoprendosi tutti fratelli, grazie alla continuità dei suoi posti a sedere. Utilizzando Dunant hotel come “base” abbiamo anche potuto vivere appieno un weekend fuoriporta che ci ha permesso di raggiungere in tranquillità il lago di Garda, facilmente raggiungibile in una ventina di minuti, notoriamente animato da stuoli di vacanzieri italiani e stranieri che affollano le sue sponde, restando però in un’oasi di tranquillità.

Dove abbiamo mangiato

Nelle vicinanze è stato quindi piacevole poter uscire a cena al ristorante Rose & Sapori a Desenzano del Garda in una location che ci ha permesso non solo di gustare una cucina curata e genuina ma anche di rilassarci sulla loro terrazza a bordo lago. Per il pranzo del giorno seguente abbiamo invece optato per la pizza, al ristorante pizzeria Ciclone di Lugana di Sirmione che fa parte dell’Alleanza Pizzaioli Slow Food. Da provare assolutamente è la loro pizza gourmet cotta 100% a vapore per dare un interno soffice e rigenerata nel forno statico per assicurare una crosta croccante, soprattutto nella variante con impasto di farina di mais e che con la farcitura riproduce il piatto tipico del luccio alla gardesana con polenta.

L’eleganza della suite che ci ha ospitati
La creatività regna sovrana anche nella presentazione della colazione a buffet


Testo a cura di Franca Bergamaschi
Fotografia a cura di Bruno Uberti, Franca Bergamaschi

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Gli yacht: molto più di un semplice lusso! Il perché ce lo spiegano Martina e Battista di Nautica Bellini.

Forse non tutti lo sanno: i miei primi passi nel mondo del giornalismo li ho mossi realizzando interviste. E’ un’attività che mi piace moltissimo perché offre la possibilità di entrare in contatto con persone di cui, fino a pochi minuti prima, avevi forse considerato solo la metà delle sfaccettature. E così oggi torno a farlo, torno a chiacchierare con qualcuno. Con chi? Con due persone della mia età, perché il confronto è ancora più bello quando c’è stimolo e ci si capisce al volo! Faccio le presentazioni: i miei “ospiti” di oggi sono Martina, 23 anni, e Battista, 30, ovvero il volto più giovane di Nautica Bellini.

Quando ti rendi conto che la traccia che hai realizzato è diventata inutile perché ricevi tutte le risposte che vorresti ancor prima di fare le domande, sei sicura che ne verrà fuori un ottimo lavoro. Vuol dire essere in sintonia, pur parlando di cose di cui sai poco o nulla! Sia chiaro, mi piace sapere di cosa sto parlando, quando mi presento per un’intervista. Ma mi piace anche arrivare un po’ impreparata, per lasciarmi trasportare dai dettagli e dal modo in cui li racconta chi ho davanti: in fondo sto raccogliendo racconti, non li sto giudicando! 
Tuttavia, se io so chi sono Martina, Battista e la realtà in cui lavorano, non è altrettanto per voi, probabilmente. Perciò apro l’intervista proprio così.

Facciamo una piccola introduzione di Nautica Bellini?
Battista Nautica Bellini è nata molti anni fa, dall’impegno di nostro nonno che ha cominciato a costruire barche negli anni ’60. All’epoca non era raro trovare questo tipo di attività qui sul lago d’Iseo (loro si trovano a Clusane, in provincia di Brescia, ndr). Erano gli anni del boom dei cantieri costruttori e qui si sono sviluppati grandi marchi come Riva. Il nonno però è venuto a mancare quando nostro padre aveva appena 17 anni ed una delle ultime cose che gli ha detto è stata: “Guai a te se ti metti a costruire barche, un giorno!” e così… nostro padre ha cominciato a limitarsi alla vendita e al restauro, ampliando il business di Nautica Bellini.

E’ curioso sapere che la vostra realtà, in un certo senso, sia nata sul quello che potremmo chiamare “un sogno infranto”…
Battista Per certi aspetti è così! Questo non significa che nostro nonno non abbia avuto successo, anzi! Ne aveva vendute parecchie! Però il business è cambiato, stiamo parlando di un settore un po’ particolare. E’ un mercato diverso da quello che era una volta, sia da un punto di vista storico, sia da un punto di visto della scelta dei materiali utilizzati. Attualmente siamo molto concentrati sul restauro delle imbarcazioni Riva, settore in cui siamo specializzati, ma stiamo anche acquisendo nuovi marchi e vogliamo portare innovazione a un settore che segue ancora logiche ormai superate e dove, purtroppo, manca spesso trasparenza tra cliente e azienda.

Quindi confidate molto nel vostro approccio giovane e fresco…
Battista Assolutamente sì, esatto! Se è possibile in qualche modo rompere gli schemi esistenti, io sono il primo a farlo. Altrimenti si continua così, cascando nella trappola del circolo vizioso. Il cliente non si fida perché parte prevenuto, basandosi su quello che questo business ha sempre mostrato di sé. Penso che se si lavorasse sulla fiducia, tutto sarebbe più snello, anche negli aspetti più pratici! Io sto lavorando molto in questo senso, per cercare di migliorare queste logiche. Dopo essermi laureato in Economia e dopo qualche anno passato a vivere in prima persona la nostra azienda, ho capito ad esempio che era necessario poter snellire alcune dinamiche e perciò ho creato una società di IT che lavora con noi direttamente dall’interno. Sono queste azioni che consentono un progredire!

Questo denota una grande passione ma anche una sicurezza molto forte per quanto riguarda la strada da percorrere! Non avete mai pensato di fare altro?
Battista Io no, sinceramente. Che fosse in questo settore o in un altro, ho sempre nitidamente desiderato una carriera imprenditoriale. E poi non posso che essere soddisfatto: abbiamo la possibilità di incontrare quotidianamente nuove persone che portano con sé esperienze, storie e sfide nuove. E’ molto stimolante!
Martina Io invece ammetto che inizialmente ero un po’ più indecisa. Appena finite le scuole superiori mi sono iscritta a Giurisprudenza, ma per quanto non fosse male come facoltà, ho capito che non sarebbe stata la Legge a darmi le soddisfazioni che volevo, così ho cominciato a cercarle nel lavoro. Dapprima mi sono buttata sullo sport, che è una mia grande passione (e si vede, Martina ha un fisico perfetto!). Per un po’ ho fatto la personal trainer ma è arrivato il momento in cui mi sono domandata se avrei potuto farlo per tutta la vita e la risposta è stata negativa. Così ho chiesto consiglio alla mia famiglia, la quale mi ha spronato ad entrare in azienda, pur non sapendo bene di cosa mi sarei occupata nello specifico. E’ grazie a questa decisione che ho capito di essere portata per la Comunicazione ed infatti ora gestisco io questo ambito: dai social network alla cura del sito internet, all’organizzazione degli eventi… Ora lavoro qui da 2 anni e sono contenta di vedere il mio profilo delinearsi con sempre maggiore precisione! E anche se a volte non vorrei ammetterlo, devo tanto a mio fratello, che mi ha insegnato tutto ciò che so di questo settore.

Eheheh cara Martina, lo so bene quanto sia difficile a volte dovere un “grazie” a qualcuno della propria famiglia, mia madre lavora con me! Anche a voi capita di sentire, ogni tanto, il desiderio di tirarvi il collo a vicenda?
Battista Neanche così spesso come si potrebbe pensare, nel nostro caso (mmm… e pensare che giurerei di aver visto sua sorella annuire ridendo, quando ho fatto questa domanda!). Lavoro qui da 8 anni e prima che arrivasse anche Martina nel team, lavoravo già con mio papà, ma devo dire che ci occupiamo di cose molto diverse, perciò le possibilità di scontro si minimizzano. Papà è sul commerciale, io sul finanziario, Martina sulla comunicazione. Sicuramente a volte ci si manda a quel paese, come è giusto che sia! Siamo autonomi in quello che facciamo, pur non lavorando in compartimenti stagni. La fortuna più grande è che nostro padre abbia capito che per certe cose è necessario che ci lasci carta bianca perché abbiamo, per ovvie ragione, un approccio più smart.
Martina Non ci scontriamo però a volte, ammettiamolo, mi fai pesare se faccio qualcosa con superficialità (ride guardando il fratello e lui annuisce, orgoglioso) soprattutto perché sei forte del fatto che mi hai fatto da maestro in azienda! Io sono permalosetta!

Ok ok, prima che battibecchiate, cambiamo argomento! Finora abbiamo parlato di molti aspetti tecnici, ma sono certa che anche nel vostro settore ci sia posto per le emozioni… Quale barca vi ha colpito di più quando è entrata nel vostro cantiere?
Battista Io me lo ricordo benissimo! Si tratta di un acquisto di 2 anni fa, un Aquarama Special acquistato da un broker in Germania. Nonostante si parlasse di cifre importanti, il rapporto di fiducia con lui era così stretto che non abbiamo neppure visto il mezzo prima di procedere con l’acquisto. Beh, quando è arrivato abbiamo ovviamente tolto la copertura che lo proteggeva e… in quel momento ho scoperto che il suo nome (ogni barca ne ha uno, ndr) era Tino, ovvero il soprannome di mio nonno! E’ stata una bella emozione! Io non l’ho mai conosciuto, ma naturalmente la coincidenza non mi è passata inosservata.
Martina E’ vero, è andata proprio così! Eppure… io ancora non ti saprei dare una risposta. Deve ancora arrivare la barca che mi ruba il cuore! Poi c’è da dire che finora ho vissuto poco il processo di vendita… dammi tempo qualche anno e ti saprò dire anche io!

Va bene, allora ci rivedremo… magari non necessariamente qui sul lago d’Iseo: vi sarà senza dubbio capitato di partecipare a qualche Yacht Show come quelli di Montecarlo o altri, no?
Battista Certo, ci è capitato di andare a quelli di Cannes e di Genova, a Montecarlo non siamo andati nonostante gli inviti perché non è un’esperienza così appagante e proficua come sembra. Al momento per noi è fuori target, l’unico spicchio di business che ci riguarderebbe sarebbero i Riva storici ma è un mercato così piccolo che non ne vale la pena. I saloni sono più che altro dedicati ai produttori e all’esposizione, perciò per il nostro cantiere ed i servizi che offriamo non ha senso andare. E’ senza dubbio meno costoso e più stimolante trovare contatti in altri modi, piuttosto che andare in fiera!
Al momento abbiamo preso parte all’esposizione di Cannes, per Cranchi, e a Genova, ma in questi frangenti mi sono reso ancora più conto che nel nostro settore esistono due grossi scogli: quello tecnologico e quello psicologico, secondo cui piuttosto che collaborare con un competitor per portare a casa un profitto comune, si perde il cliente.
Martina Beh non demonizziamo le fiere… Ci sono anche dei momenti divertenti e ricreativi! Peccato che rimangano solo dei momenti, però!

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Intervista a cura di Micol Uberti
Fotografia a cura di Franca Bergamaschi

Il Giardino Giapponese : il mio angolo di lusso!

Ho sempre amato i contrasti: questo posto li rappresenta alla perfezione! Fuori il cemento, le auto sportive che ruggiscono, la velocità sulle strade che formano il tracciato del Gran Premio… E qui la calma. Il silenzio. La lentezza delle carpe che nuotano qua e là passando sotto i ponticelli di pietra.
Semplicemente… Il Jardin Japonais.

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Così ho cominciato, su Instagram, a parlarvi di questo incantevole angolo nascosto di Monaco e da qui riprendo. Sì, perché nonostante tutta l’impeccabile bellezza di questo Jardin Japonais che è uno spazio municipale, la cosa che più continua a stupirmi è la netta differenza tra la pace che si trova in questi vialetti e la vita mondana che pulsa al di fuori.
Solo verso l’orario dell’aperitivo, durante il fine settimana, si comincia a sentire la musica che arriva dal Nikki Beach situato sopra il vicino Fairmont Hotel.
Pensare che a pochi passi da qui c’è la curva più conosciuta e rumorosa del Gran Prix, mi fa quasi sorridere. E’ un po’ come sapere che quando ne hai bisogno, c’è un posto in cui puoi rifugiarti. Puoi smettere di guardare il telefono, sederti su una panchina in pietra (materiale rigorosamente importato dal Giappone) ed ascoltare i tuoi muscoli distendersi mentre osservi distrattamente i volteggi che le carpe Khagoi paffute disegnano nel laghetto davanti ai tuoi occhi. Fanno giri in tondo, si danno un goffo slancio verso qualche visitatore che si avvicina allo specchio d’acqua, per poi tornare al punto di partenza. Si accostano alle pietre melmose e fanno espressioni buffe con la bocca. Si inclinano su un fianco per guardarti. Questo è la vita a rallentatore che si respira qui nel Jardin Japonis, in cui tutto parla di rispetto e pace, dove il silenzio è doveroso, dove non puoi permetterti di essere un essere umano arrogante, neanche nei pensieri.

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E’ stato fondato nel 1994 su espressa richiesta del Principe Ranieri III e la progettazione – come tutto qui del resto! – è stata affidata al Maestro Beppu. Un nome che, letto da un italiano, fa un po’ ridere e potrebbe sembrare il personaggio di un film comico ma che invece in Giappone è molto conosciuto ed è sinonimo di eccellenza: infatti proprio lui, architetto paesaggista, si aggiudicò il Gran Premio dell’Esposizione Floreale di Osaka, 4 anni prima. La cosa curiosa è che si è voluto comunque mantenere un legame con il bacino mediterraneo: è da qui che provengono gli ulivi, i melograni e i pini che sono presenti nel giardino e che Beppu stesso ha spiegato come riadattare in stile zen. Se ne è preso cura per 3 anni e alla fine il risultato è stato strabiliante!

A me piace venire qui quando voglio pensare che ci sia un angolo di Terra in cui si possono ancora ritrovare i proprio sogni. Un po’ come se si potessero materializzare, io li immagino come bolle di sapone: qui si possono mettere al sicuro e ci penseranno le carpe a far loro da custodi.
Se poi un giorno uno di questi si realizzasse, una di queste bolle scoppierà!

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Sapevate che in Giappone il rosso è il colore della sacralità e della felicità?
E’ proprio lui che si oppone al nero, che indica invece l’oscurità.
Questi sono gli unici due colori artefatti che troverete in questo giardino, in cui tutto il resto invece ha le nuance che gli regala la natura stessa… Io ho voluto riprendere questo binomio rosso-nero anche nei miei accessori: la splendida collana in pietre naturali e fatta a mano della nuova collezione autunnale di Patti Crea Bijoux!

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Perché mi piace parlarvi di questo posto? Perché ho accolto con entusiasmo la sfida che mi avete lanciato tra le righe, quando vi ho detto che sarei tornata a Montecarlo e che stavolta vi avrei portato con me.
“Ma c’è da vedere solo in Casino”… “Non mi è piaciuta perché esprime solo un’idea di lusso freddo”.
Spero di potervi far ricredere con le mie fotografie ed i miei racconti!

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Testo e fotografia a cura di Micol Uberti
Portrait photography a cura di Franca Bergamaschi

Museo Oceanografico di Monaco: stare sott’acqua non è mai stato così spettacolare!

Fondato esattamente un secolo prima dell’anno in cui nascessi io, perciò nel 1889 dal Principe Alberto I di Monaco, il Museo Oceanografico di Monaco non è solo un luogo dove mostrare al mondo delle specie marine meravigliose, ma anche un centro di studi della fauna oceanica ed un posto in cui si progettano costantemente nuovi modi per salvaguardarla.
Io lo adoro e voglio esplorarlo insieme a voi!

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La prima volta in cui misi piede in questo Museo, che a Montecarlo è una vera e propria istituzione, avevo 5 anni, ed era il giorno del mio compleanno.
Ho sempre amato moltissimo vedere i movimenti sinuosi dei pesci, scoprire la loro storia, capire il motivo di quei colori bellissimi e delle loro (a volte molto strane, come nel caso del pesce rombo) tappe evolutive.
Ricordo che guardavo quegli esemplari con gli occhi pieni di stupore!
La cosa non è cambiata nel corso degli anni, perché quelle emozioni le provo ancora. E’ un posto a cui sono molto affezionata, che amo perché fa vedere la bellezza della natura ma si impegna anche per difenderla facendo non solo tanta informazione all’interno delle sue sale, ma schierandosi attivamente per la salvaguardia del mare e dei suoi abitanti, tema a cui la famiglia Grimaldi è da sempre molto legata. La lotta contro l’orrore della caccia agli squali per l’utilizzo culinario delle loro pinne, l’educazione al rispetto dell’ambiente e la spiegazione, tanto approfondita quanto semplice da capire anche per i più piccoli, di quanto dannoso sia l’inquinamento causato dell’uomo, sono tutti fattori che mi rendono orgogliosa di parlarvi di questo posto.

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Ben lontano dall’essere un museo “vecchio” nella concezione, mantiene la sua antica struttura e dedica ampi spazi alla sua nascita, ma ben si adatta alle nuove tecnologie e all’interazione: chissà se il Principe Alberto I, quando cominciò la sua avventura nei mari a bordo della sua Hirondelle, si poteva immaginare che sarebbe arrivato così lontano! Del resto l’oceanografia a quell’epoca era una scienza davvero poco conosciuta e fu proprio lui a rendersene istigatore e promulgatore!
Penso proprio sia il caso di ringraziarlo…

Tra le tante vasche del Musée Océanografique de Monaco, lo spettacolo più incredibile lo offre senza dubbio quella degli squali.
Sono animali meravigliosi che amo moltissimo: il timore che incutono è frutto di tante dicerie, ma vi assicuro che secondo i dati statistici loro provocano molte meno morti rispetto alle zanzare e soprattutto rispetto all’uomo!
Siamo la piaga del nostro stesso pianeta, è ora di ammetterlo.
Divagazioni a parte… Dicevamo: la loro vasca è quella che tiene più a lungo i visitatori ad osservare ogni centimetro cubo di acqua e di ciò che ci nuota dentro. Come potrebbe non essere così? Sembra quasi di poterli accarezzare, quei fianchi setosi che guizzano al di là del vetro!

Semplicemente incantevoli… 
Naturalmente ci sono moltissime altre creature meravigliose, tutte da scoprire!
E che in alcuni casi ci riportano subito alla mente i cartoni animati che abbiamo amato nel corso degli anni! La Sirenetta, Nemo…
La visita alle vasche si conclude poi con una nuova area, magica, inaugurata da pochissimo: la sala dei Coralli Fluorescenti.
Non si tratta di giochi ottici creati dall’uomo, ma da un vero e proprio prodigio della natura! Negli abissi si nascondono infatti dei coralli che, se venissero osservati grazie all’illuminazione di lampade UV, regalerebbero dei colori mozzafiato che non avremmo mai pensato di trovare nel fondo dei mari!
Io non riuscivo a credere ai miei occhi…

Un altro spazio del Museo degno di nota e che ho trovato molto rinnovato rispetto agli anni scorsi, è quello dedicato agli scheletri delle creature dell’oceano. Qui a tutte le ore in punto comincia uno spettacolo coinvolgente fatto di luci proiettate e musica classica che ci fa letteralmente tuffare con l’immaginazione in mezzo a delfini, narvali e balene.
Lo so, sto raccontando ogni dettaglio, ma non scherzo quando dico di essere innamorata di questo posto… Essere loro ospite è stata una delle soddisfazioni più grandi che mi porto a casa da questo viaggio!
Ora vi lascio alle fotografie e mi faccio da parte, ma se volete un consiglio, vi suggerisco di aprire QUESTO link nel frattempo e di lasciare in riproduzione la canzone in sottofondo, mentre esplorate la gallery.
Buona… immersione!

Ah già, quasi dimenticavo! All’ultimo piano del Museo, è anche possibile godere del panorama di Monaco e del mare di fronte sulla splendida terrazza con vista a 360°!

Presto vedrete di più nella IgTV che sto preparando sul mio profilo Instagram.
Per il momento, io e il mio amico Shark Dentino vi salutiamo… ci vediamo prestissimo qui!

Testo a cura di Micol Uberti
Fotografia a cura di Micol e Bruno Uberti

Franciacorta in settembre: where to stay & where to eat!

Se ieri parlavo del fatto che la Franciacorta risulta particolarmente bella in settembre per una serie di ragioni (se ve le siete perse, potete leggere l’articolo QUI), oggi mi sento di darvi due consigli al volo, nel caso in cui voleste lasciarvi tentare e prendere la macchina per raggiungere questo splendido territorio, magari cogliendo proprio l’occasione per fare un tour delle cantine!

Tenendo conto del fatto che avrete la fortuna di trovarvi a pochissimi minuti dal lago d’Iseo, ci sono alcune chicche che posso suggerirvi.

Innanzitutto, se state cercando un hotel accogliente e con tutti i comfort che possa ospitarvi, sicuramente l’Hotel Ulivi a Paratico (BS) è un’ottima soluzione.
Quasi non si nota dalla strada, discorso valido anche per il ristorante di cui vi parlerò a breve, ma una volta varcata la soglia d’ingresso, ci si ritroverà in un mondo parallelo!
Qui la natura è ovunque, è un elemento fondamentale e la si trova anche sulle terrazze delle camere dedicate agli ospiti. La piscina è molto ampia e immersa in uno splendido giardino di ulivi. La vista? Mozzafiato! Si vede il lago al di là delle siepi e il buongiorno dell’alba la mattina vale la pena di puntare la sveglia un po’ prima.

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Da lì sarà facile raggiungere sia la sponda bergamasca, di fronte a voi, sia quella bresciana, dove nell’entroterra si trovano le cantine vinicole come Berlucchi, Bellavista e tante altre pronte ad aprire i loro cancelli per accogliere visitatori curiosi di degustare.
In qualsiasi direzione scegliate di andare, però, tenete gli occhi ben aperti!
Ci sono moltissime cose pronte a sorprendervi, persino una piccola cappellina abbandonata che si annida sulle rocce della scogliera nei pressi di Riva di Solto…

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E’ molto suggestiva e di lì a pochi metri la strada che costeggia il lago comincia a regalare splendide visuali grazie agli orridi e al panorama che si apre sulla riva opposta!
Se proseguite in direzione Lovere, poi, potrete fare tappa in questo piccolo paese che non a caso viene descritto come uno dei Borghi più Belli d’Italia. A me riempie sempre di grande ispirazione passeggiare per le sue viette dal sapore storico.

Per quanto riguarda invece il palato, un posto dove poterlo coccolare e stupire è senza dubbio il ristorante stellato da Nadia! Si chiama proprio così ed è una piccola oasi di pace e di gusto ad Erbusco (si ritorna quindi nel territorio bresciano). Raccolto, elegante e con un attento occhio di riguardo alla qualità delle materie prime: da Nadia si mangia pesce e si fanno due chiacchiere proprio con lei, che ha carattere e racconti da vendere! Se l’appetito vien mangiando, infatti, la voglia di provare tutto ciò che trovate sul menù viene ascoltandola parlare: da dove ha preso spunto per le sue proposte? Che cosa suggerisce di ordinare? Una cena da lei è una vera e propria esperienza che lascerà il segno. Pare sia leggendaria la sua zuppa di pesce, in onore della quale mi sono promessa di ritornare assolutamente per assaggiarla!


A rivedere queste foto mi è venuta una fame incredibile!
Spero di aver provocato lo stesso effetto in voi… e spero che presto seguirete i miei consigli e proverete entrambe le realtà che vi ho proposto oggi.
Buona serata!

Testo a cura di Micol Uberti
Fotografia a cura di Micol Uberti, Bruno Uberti