Oscar 2021, una serata che passerà alla storia

Che la notte degli Oscar sia tra quelle più attesa dell’anno, ogni anno, è fuori discussione: che sia per sapere chi vincerà, che sia per vedere come sono abbigliati e acconciati gli invitati, che sia per fare un po’ di gossip… è davvero raro trovare qualcuno che sia totalmente indifferente a questa cerimonia storica.
Tutte le nomination sono state svelate proprio nella giornata di ieri e ne abbiamo parlato nelle stories del profilo Instagram @moviesandspaghettitime… ma tutti sappiamo che, al di là di questi passaggi di rito che ci si ripropongono ogni anno, questi Oscar 2021 avranno qualcosa di diverso dal solito… solo le norme anti-Covid?
No! Per fortuna si distingueranno anche per aspetti piacevoli!

statuetta Oscar in primo piano

Quest’anno, infatti, si sta verificando veramente un punto di svolta all’interno della lunga tradizione degli Academy Awards. Non era mai accaduto che una donna ricevesse la nomination per la miglior regia e quest’anno sono addirittura due in lizza per aggiudicarsi la statuetta.
Stiamo parlando di Chloé Zhao, candidata per il suo film “Nomadland” e di Emerald Fennell, per “Promising Young Woman“.

Potere alle donne

Di Chloé Zhao avrete forse già memoria: proprio grazie a Nomadland, in realtà appena il terzo lungometraggio che scrive, dirige e monta, ha ricevuto anche il Leone d’Oro alla scorsa settantasettesima edizione della Mostra internazionale d’arte del Cinema di Venezia, nonché il Golden Globe per miglior film drammatico e quello per miglior regista.
E pensare che tutto è nato dall’incontro casuale della regista con Frances McDorman (protagonista del film e già vincitrice di un Oscar come miglior attrice in Fargo – ndr) durante il marzo 2018, mese in cui le due si sono conosciute in occasione degli Indipendent Spirit Awards… e dopo sei mesi erano già impegnate nella lavorazione di Nomadland.
Emerald Fennell, invece, l’abbiamo conosciuta prima come attrice: è suo il volto di Camilla Shand in “The Crown” ed ha appena 35 anni. Quella con Promising Young Woman? E’ la sua prima esperienza come regista.
Certo il talento era innegabile già da tempo, da quando era stato affidato a lei il delicato compito di sei episodi della già avviata serie televisiva Killing Eve. Questo film è il prodotto di un team di donne eccezionali: vediamo infatti protagonista Carey Mulligan, che ne è anche produttrice esecutiva, e Margot Robbie che produce la pellicola con la sua casa di produzione LuckyChap Entertainment.

Laura Pausini e la nomination per Io sì (Seen)

E poi c’è lei, di cui è sufficiente dire il nome di battesimo per sentir riecheggiare la sua voce e sentire profumo di ragù.
Scusate, ma per me è così… chi più di lei potrebbe farci sentire a casa se ci trovassimo all’estero?
Chi più di lei, nella sua generazione, riesce ad ergersi a baluardo dell’italianità?
Quando ero ragazzina passavo le ore chiusa in camera a cantare le sue canzoni… e se è vero che con il passare degli anni mi sono un po’ allontanata dalla sua musica per avvicinarmi di più ad altri generi, è vero anche che per me lei è sempre l’esempio della donna che vorrei essere, se potessi decidere arbitrariamente in cosa trasformarmi.
La sua forza, la genuinità, il saper “metterci la faccia” sempre, la sua ironia… Laura, ti amo.
Ok e dopo questa dichiarazione d’amore possiamo tornare a noi: la nostra Miss Pausini, quest’anno si porta a casa due enormi soddisfazioni: la vincita del Golden Globe per la Miglior Canzone Originale con “Io sì (Seen)”, colonna sonora intensa ed emozionante del film Netflix La vita davanti a sé con protagonista Sophia Loren, e la nomination agli Oscar sempre per lo stesso brano, disponibile su Spotify e registrato in cinque diverse lingue.
Ci auguriamo con tutto il cuore che a questa doppietta di gioie, che Laura ha splendidamente condiviso sui suoi canali social, si aggiunga anche quello della vincita della famosa statuetta! Ma per questo… dovremo aspettare il 25 aprile.

Ma Oscar… chi è?

Oscar è un uomo d’oro. E’ un uomo speciale. E’ un uomo qualunque. E’ semplicemente un simbolo.
Chi può dirlo? Del resto, quello non è neppure il suo nome originale… E’ stato registrato solo in seguito, mentre all’epoca in cui nacque questo riconoscimento, nel lontano 1929, la statuetta era solo una statuetta e veniva semplicemente chiamata Academy Award of Merit.

statuetta Oscar in primo piano

Ma chi si prende la briga di stabilire chi si merita di tornare a casa con un Oscar sotto braccio e chi no?
La Academy of Motion Picture Arts and Sciences (AMPAS), un’organizzazione costituita da attori, registi, personalità del mondo del cinema. Ne fanno parte, attualmente, niente meno che 6687 membri, il cui presidente è David Rubin e ha sede naturalmente in California, per la precisione a Beverly Hills.
La mente ideatrice di tutto questo? Solo il dirigente della Metro-Goldwin-Mayer…
La cerimonia si svolge nell’iconico Dolby Theatre di Los Angeles, ad Hollywood, ma non è sempre stato così: nel 1929, infatti, gli Oscar vennero consegnati nel Roosevelt Hotel, il più antico hotel della city tutt’ora in uso.
Si trova a pochi passi dal TCL Chinese Theatre e nella sua hall ospita una statua in bronzo di Charlie Chaplin, nel suo indimenticabile Charlot, seduto su una panchina… o almeno era così nel 1999, quando ci ho soggiornato io con la mia famiglia!

il Dolby Theatre di Los Angeles che accoglie da anni la cerimonia della notte degli Oscar

Gli italiani che hanno alzato al cielo un Oscar

Voglio concludere con una carrellata un po’ nostalgica di alcuni grandi italiani che si sono aggiudicati l’Academy Award, certa del fatto che concorderete con me che gli artisti della nostra patria se ne sarebbero meritati molti di più.

Sophia Loren vince l'Oscar come miglior attrice protagonista nel 1962 per La Ciociara di Vittorio de Sica
1962, Sophia Loren vince l’Oscar come Migliore attrice protagonista in La Ciociara, accanto a lei Vittorio de Sica, regista della pellicola
Gabriele Salvatores vince l'Oscar nel 1992 per Mediterraneo
1992, il regista napoletano Gabriele Salvatores stringe tra le mani la statuetta vinta per il suo Mediterraneo, aggiudicandosi il premio per Miglior film in lingua straniera
Carlo Rambaldi porta a casa 3 Oscar, negli anni, per gli effetti speciali di ET, Alien e King Kong
L’effettista ferrarese Carlo Rambaldi e le tre statuette vinte nel 1979 per i migliori effetti speciali di Alien, nel 1982 si aggiudica un altro Oscar per la stessa categoria per il film E.T. L’extraterreste e nel 1976 lo Special Achievement Award per gli effetti speciali di King Kong
Roberto Benigni vince 3 Oscar per il suo film La vita è bella, nel 1999
1999, Roberto Benigni ritira il premio come Miglior attore protagonista nella pellicola da lui stesso diretta La vita è bella. Il film porta a casa anche altri 2 Oscar e 4 nominations
Ennio Morricone porta a casa un Oscar alla carriera nel 2007 ed uno per miglior colonna sonora per Hateful Eight di Tarantino, nel 2016
2007, Ennio Morricone ritira l’Oscar alla carriera in un lungo applauso della platea, che si alza in una standing ovation emozionata. Nove anni dopo ritirerà, finalmente, anche l’Oscar per la miglior colonna sonora del film The Hatetful eight di Quentin Tarantino.

Certo il nostro Ennio avrebbe dovuto vincerne molti di più. Molti, molti di più…
Ma la potenza della vera arte e della magia che si cela dietro al talento di figure come la sua è che mai nessun premio potrà rendere adeguatamente giustizia alla loro grandezza e che nulla potrà mai “impriogionare” in un piccolo oggetto placcato d’oro l’immensa poesia che ci ha regalato con le sue opere.
Poesia che sopravvivrà, nonostante lo spazio e nonostante il tempo.

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Testo a cura di Micol Uberti
Fotografie via web

Lo strano Sanremo2021 ai tempi del Coronavirus

Quando le poltrone sono vuote, quando il teatro dell’Ariston sembra così grande senza tutte quelle persone dentro, quando gli applausi sono registrati perché non ci sono mani a battere dal vivo… a riempire l’atmosfera c’è la grandezza di chi sta sul palco.
Ieri sera si è tenuta la prima serata del Festival di Sanremo 2021 ed è chiaro a tutti che sarà un’edizione che difficilmente verrà dimenticata. Per la situazione surreale dei bouquet di fiori donati alle artiste e porti loro solo per mezzo di un carrellino in plexiglass che li contiene. Per l’aura malinconica che si percepisce nelle riprese, nonostante una scenografia pazzesca (gira voce che per realizzarla sono stati impiegati la bellezza di 7 chilometri di nastro led) e nonostante gli sforzi della regia per rendere tutto quanto più normale possibile. Per gli artisti che sono emozionati, come sempre, sì, ma in modo diverso. E per la sfilata di personalità eclettiche che si susseguono su quel palco iconico conosciuto in tutto il mondo.

Abbiamo atteso così tanto questo appuntamento tutto italiano, che è nato addirittura un gruppo aperto su Telegram (QUI il link d’invito per partecipare) in cui ci stiamo sbizzarrendo a commentare esibizioni, look, scenografie… Della serie: siamo le Zabette di Sanremo e ce ne vantiamo!

E’ martedì 2 marzo 2021, sono le ore 21.
Viene annunciato l’inizio della serata ed è subito un’esplosione di brio grazie alla coppia, perfettamente funzionante, Amadeus Fiorello. I due presentatori si amalgamano così bene insieme che non ci si rende neppure conto che spesso passa un’eternità tra un’esibizione canora e l’altra! A Sanremo si sono distinti tanti conduttori ma devo ammettere che loro due mi piacciono particolarmente. Da sempre amo Fiorello, che si presenta questa volta sul palco con una cappa coloratissima ricoperta di petali cantando una versione decisamente innovativa di Grazie dei Fior… del resto, se non lo faceva lui, con quel cognome e lì, in quella città… Amadeus invece mi ha convinta definitivamente proprio l’anno scorso grazie a questo Festival.

Un po’ di dispiacere invece lo provo nel constatare che la bellissima (ma davvero, quanto è bella?) Matilda De Angelis non riesce proprio a entrare nelle mie corde. Per i miei personalissimi gusti, il tempo si sospende meravigliosamente quando recita – sono stati subito brividi quando ha interpretato Il bacio di Cyrano – ma nelle gag come Amadeus purtroppo non mi strappa un sorriso ma, anzi, mi irrita. Dico “purtroppo” perché vorrei esprimere più consenso, essere parte del coro, ma… sono onesta e nonostante ciò che penso, sono orgogliosa di vedere una donna italiana così giovane raccogliere così tanti successi, qui e all’estero.

Non scelgo una foto tratta dalla serata di ieri perché, pur essendo haute couture, credo che i look che sfoggiava ieri sera non le donava per nulla giustizia. Tagli inadatti e parrucco indefinito non esaltavano al massimo la sua bellezza…
ma ci aspettano ancora altre serate e sono certa che la situazione migliorerà!

Molto amato da molti, invece, è stato l’outfit indossato da Noemi che la rende così luminosa da farla brillare ancora di più delle luci del palco. Si sente sicura ed è a suo agio nella sua pelle, è impossibile non notarlo.

Arrivato dopo un anno pesante come il 2020, forse questo Festival rappresenta più di quanto si possa immaginare, per il nostro Paese e per ognuno degli artisti che si esibiscono. Forse non è solo intrattenimento, ma è davvero il simbolo di una piccola rinascita ed è lo spazio dentro il quale si muovono delle personalità che, esattamente come tutti noi, ha avuto un’evoluzione forzata nei mesi scorsi ma che ci ha spinti a tirare fuori il meglio di noi.
Mi sembra di vedere un genuino coraggio diffuso e meno sovrastrutture, nonostante sia tutto spettacolare.

A coronamento di questa mia riflessione, mi risuonano in testa le parole di Achille Lauro, ospite fisso per questa edizione, che alla fine della sua performance (ho letto che alcuni sono rimasti delusi… no dai! Seriamente?!) ha recitato versi bellissimi che si sono conclusi con una precisissima semplicità che mi ha aperto il cuore:

Esistere è essere.
Essere è diritto di ognuno.
Dio benedica chi è.

Beh lui, è. Decisamente è. Ne abbiamo già parlato in questo articolo, perciò non mi ripeterò, cercherò almeno di fingere imparzialità! Ma sono parole su cui vale la pena riflettere, pro o contro Achille che siate.
Passando da capello blu a capello blu, è dovuto citare Loredana. Non sto a dire il cognome, non serve.
Loredana che arriva portando un medley molto bello, a mio parere, di suoi grandi successi (evitate di fingere di non aver cantanto “Sei bellissima” insieme a lei!) e conclude con il nuovo singolo “Figlia di”. Che ovviamente è già nella mia playlist dei preferiti di Spotify. Loredana è immensa e così come non ha bisogno di presentazioni, non ha bisogno neppure di elogi…
Perché anche lei, semplicemente è.

Vi lascio con alcune immagini di ieri sera… in attesa degli artisti che si esibiranno oggi. E della nuova performarce di Lauro, naturalmente!

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Testo a cura di Micol Uberti
Fotografie via web

E poi arriverà lui, Achille Lauro

Trent’anni compiuti a luglio, talento da vendere e grinta da invidiare.
Non posso nascondere che per me, nei confronti di Achille Lauro, è stato amore a prima vista.
Ho sempre amato moltissimo i personaggi fuori dal comune, quelli che ti danno l’impressione che non sia “tutto lì”, ma che ci sia sempre dell’altro da scoprire. Eh beh… Lauro è così, da quando abbiamo cominciato a sentir parlare di lui ci siamo sentiti istintivamente pronti ad aspettarci grandi cose, cambiamenti compresi. E non ci ha certo delusi mai.
Qualche giorno fa passeggiavo, stranamente senza cuffie, sul lungolago e origliavo un po’ quello che diceva la gente che incrociavo. Mi sono sorpresa a sorridere da sola, compiaciuta, quando ho sentito una coppia dirsi allegramente: “Eh dai, settimana prossima c’è Sanremo, sono curioso di vedere cosa farà Achille Lauro!”. A pronunciare queste parole erano una signora e un signore sull’ottantina.

Se c’è qualcuno tra di voi che si basa ancora sulle apparenze e giudica dalla copertina, allora ha due possibilità.
Uscire da questo blog oppure continuare a leggere questo articolo, quanto meno per crescita personale.
Dietro ai tatuaggi sul volto, i look surreali e le espressioni ambigue di Lauro, si nasconde un universo di genialità che riesce a declinarsi in tante sfaccettature diverse. Forse questo è ciò che accade quando uno le cose le sente davvero, si concede il lusso della libertà di espressione che prima ancora che verso ciò che è esterno, deve venire dentro di noi.
Ok forse questo articolo avrei potuto intitolarlo “Ode ad Achille Lauro”…
che ci devo fare, anche io voglio esprimere senza riserve la mia ammirazione per lui!

Se pensiamo che in un anno indefinibile come quello appena passato, è riuscito a pubblicare tre progetti, possiamo avere una misura della sua vitalità creativa.
A luglio ha rilasciato infatti 1990, suo sesto album in studio, a fine settembre è la volta di 1969 Achille Idol Rebirth in cui rielabora la sua precedente raccolta uscita l’anno prima a cui ha aggiunto 4 inediti e infine a dicembre ci ritroviamo con la sorpresa di 1920 – Achille Lauro & the Untouchable Band in cui possiamo ascoltare varie cover, alcune contenenti seconde voci inconfondibili come quelle di Annalisa e Gigi d’Alessio. Un bel regalo di Natale (e compleanno, per me) anticipato, insomma!
In tutto questo, a inizio anno viene nominato Chief Creative Director dalla Warner, per la sussidiaria Elektra Records.
Non è successo ad alcun artista prima di lui, in Italia.
Una bella soddisfazione, no?

Personalmente sto vivendo nell’attesa che sia domani sera, quando sugli schermi delle nostre case tornerà la coppia (decisamente vincente) Amadeus-Fiorello, sul palco del leggendario Ariston.
Sanremo è alle porte e se, ammetto, negli anni passati lo vedevo più come un festival noioso che si sviluppava con lentezza, ora ritrovo nuova fiducia e curiosità proprio grazie a figure innovative come quella di Lauro.
Da giorni piovono promesse sul profilo Instagram dell’artista, che stuzzicano la mente di chi lo segue e ci fanno porre tante domande. Ma manca poco, davvero poco!
Ci propone un gioco dell’impiccato in cui, al momento, gli indizi sono: “5 lettere. 5 quadri. 5 anime. 5 benedizioni.”.
Come minimo, aspettiamo che ne arrivi un quinto… Ma manca poco, davvero poco, prima di sapere di cosa si tratta.
Del resto da un ragazzo che è cantante, musicista, compositore, regista cinematografico, attore, produttore, scrittore e trend setter, possiamo prevedere qualcosa? Io dico di no. Forse il gioco dell’impiccato è fine sé stesso, ma noi ci scervelliamo ugualmente volentieri. Ma manca poco, davvero poco.

L’unica cosa certa che si sa, per ora, è che qualunque cosa sia stata frutto della sua immaginazione, è già in viaggio verso Sanremo e forse è anche già giunta a destinazione.
Questo pomeriggio sono stati avvistati (senza difficoltà, aggiungerei) dei van, in zona City Life a Milano, che lasciano ben pochi dubbi riguardo alla proprietà, considerata l’enorme scritta che riporta proprio il nome di Achille Lauro, ma molti sul contenuto.
Manca poco, davvero poco… poche spiegazioni, tanta suspense e poi…
e poi arriverà lui, Achille Lauro.

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Testo a cura di Micol Uberti
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Pierfrancesco Favino in “Riva in the movie”

Voi lo avete un sogno?
Sì? Allora siete nel posto giusto.
Anche io ne ho uno, non saprei dire se è grande, piccolo, gigante, impossibile…
Qualcuno di recente mi ha detto che non si può dare una misura tangibile e concreta a qualcosa che non lo è, perché è frutto della nostra immaginazione.
Quello che so per certo, però, è che si può realizzare.
Così come è stato per il sogno di Carlo Riva, nato nella Sarnico in cui ora orgogliosamente abito e che ha dato vita ai motoscafi più iconici ed eleganti di sempre, che portano il suo cognome.

Guardatela bene la foto qui sopra, perché è iniziato tutto lì.
Quando tutto quel destino che lo circondava già a soli tre anni d’età, si rivelerà un destino che Carlo ha poi preso per mano circa trent’anni dopo, quando quel bambino era cresciuto ed era diventato un ingegnere.
La storia del cantiere nautico Riva è lunga, ma ben più riassumibile è il concetto che si ritrova in ogni tappa di questo viaggio:
credere così tanto e in modo sconfinato a un sogno, da catturarlo e renderlo vero.
Non sono parole mie, a pronunciarle è uno dei più bravi attori che abbiamo in Italia, Pierfrancesco Favino in Riva in the Movie.
Le riporta come voce fuori campo mentre le inquadrature di lui che scivola sui canali di Venezia a bordo di un Aquariva Super lasciano spazio alle emozioni. Quelle che fa provare a chi guarda questi 4 minuti di cortometraggio e quelle che prova lui, guidando un motoscafo tra i canali di Venezia, che in altre occasioni non avrebbe mai potuto fare essendo vietato.

Il cortometraggio celebra non solo il sogno ma anche il legame che unisce da sempre le barche Riva al mondo del cinema.
I motoscafi dallo stile unico al mondo diventarono rapidamente un simbolo internazionalmente riconosciuto di raffinatezza, nonché sinonimo di bella vita, un modo di vivere tutto italiano in cui il relax si fonde al godimento.
La collezione privata più completa al mondo è di Romano Bellini, proprietario di Bellini Nautica (cantiere specializzato proprio nel restauro di imbarcazioni Riva) sito sulla sponda bresciana del Lago d’Iseo, visitabile su prenotazione.
Se subite il fascino di questi yacht, andarci è d’obbligo: dal primissimo Riva Racer risalente al 1920 fino ai più recenti Super Ariston e Olympic del 1973, sono tutti presenti nella Riva Vintage Collection di Clusane.

Kirk Douglas ed il suo motoscafo Riva
Kirk Douglas e il suo motoscafo Riva, battezzato Eleven-Eleven

Sophia Loren arriva al Lido di Venezia a bordo di un motoscafo Riva e saluta la folla
Sophia Loren saluta la folla del Lido di Venezia, dopo essere passata sotto al Ponte di Rialto su un motoscafo Riva

Sean Connery alla guida di un motoscafo Riva
Uno splendido ricordo dell’indimenticabile Sean Connery: libero, divertito, felice.

Non solo coprotagonisti di tante pellicole, i motoscafi Riva, ma anche dei veri e propri gioielli che le celebrities volevano per sé già dai primi anni della loro diffusione su larga scala.
Basta guardarne le linee per capirne il motivo, del resto. 

Brigitte Bardot prende il sole sdraiata sulla poppa di un motoscafo Riva
Brigitte Bardot, la quintessenza della classe. Tritone, la quintessenza dell’eleganza. Si esaltano a vicenda in questo splendido scatto aereo.

Vi lascio QUI il link per poter vedere il cortometraggio Riva in the Movie, sono 4 minuti che vi faranno bene al cuore, promesso. E ditemi se anche voi, mentre lo guardate, non sognate di essere lì al fianco di Pierfrancesco Favino.

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Testo a cura di Micol Uberti
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Meghan, Harry, la gravidanza e l’essere fotografi ai tempi del covid

Lo abbiamo letto su tutte le testate giornalistiche: Meghan ed Harry hanno annunciato l’arrivo del secondogenito (o sarà una secondogenita?) proprio ieri, attraverso i canali social, durante il giorno di San Valentino. Una scelta sicuramente romantica e ben studiata, che fa finire questo evento più nella cronaca rosa delle celebrities, piuttosto che tra i comunicati telegrammatici in uso nelle royal families… e del resto così è giusto che sia, dal momento che hanno deciso di non farne più parte!
La cosa curiosa all’interno di tutto questo è la fotografia dell’annuncio.
Perché? Lo scopriamo subito!

Meghan e Harry annunciano la gravidanza con una foto sui social
dal profilo Instagram del fotografo @misanharriman

E’ sicuramente uno scatto molto dolce e spontaneo, quello che ritrae Meghan e Harry persi in uno sguardo innamorato su un prato soleggiato, ma leggendo tra le righe degli articoli dedicati all’annuncio della seconda gravidanza della duchessa di Sussex, si nota che in molti riportano che la fotografia è stata realizzata da remoto da Misan Harriman, utilizzando l’ipad. Il fotografo, amico della ex star di Hollywood (sapete che Meghan ha fatto anche una piccola comparsa in Come ammazzare il capo e vivere felici?) ha preparato la fotografia e ha catturato il momento.
Ma cosa intendiamo se parliamo di scatto da remoto?
Generalmente, con questa espressione indichiamo una fotografia scattata utilizzando un telecomando attraverso il quale, dopo aver gestito e calibrato adeguatamente diaframma, sensibilità ISO, messa a fuoco e tempo di scatto, viene dato l’input alla fotocamera di “premere” metaforicamente il tasto di ripresa e quindi realizzare lo scatto.
Notando le condizioni di luce dell’ambiente in cui sono ritratti Meghan ed Harry, il contesto ed alcuni dettagli della fotografia, risulta però improbabile che ci sia di mezzo l’utilizzo di un cavalletto (perché senza cavalletto, la gestione da remoto risulta piuttosto inutile)… soprattutto se pensiamo che è stato utilizzato un ipad!
E allora che cosa significa qui, “scatto da remoto”?
Significa, con ogni probabilità, che Misan Harriman si è avvalso di una app che permette di associare due dispositivi e di gestire il secondo attraverso il primo. Immaginate che ora io possa entrare nel vostro computer o nel vostro smartphone e possa utilizzarli a distanza. Lo stesso è avvenuto per la realizzazione della fotografia di Meghan e Harry!
Sarà stato sufficiente, alla coppia, posizionare il proprio dispositivo e mettersi in posa seguendo le direttive di Misan Harriman che si è messo in comunicazione con loro, il quale avrà poi impostato tutti i parametri di scatto e avrà quindi immortalato questa romantica scena, ritrovandosi la fotografia direttamente nel suo rullino attraverso Cloud.
Geniale, no?
Certo, forse il risultato manca di quell’effetto “dreamy” che ci aveva fatto sospirare davanti agli scatti che annunciavano il loro fidanzamento…

Harry e Meghan in uno scatto dell'annuncio del loro fidanzamento

In quel caso, il servizio fotografico era stato realizzato dal vivo (era novembre 2017) ed era a cura di Alex Lubomirski, già conosciuto per aver ritratto volti come Beyoncé, J-Lo, Charlize Theron e Nathalie Portman… e a cui era stato affidato anche il delicato compito di occuparsi dell’album di matrimonio, avvenuto il 19 maggio 2018.
Ma le condizioni erano ben diverse: all’epoca si poteva vivere la libertà da ritrarre in prima persona, si poteva respirare l’atmosfera del momento immortalato e ci si poteva avvicinare tanto da poter palpare con le proprie mani l’emozione che sarebbe stata eterna grazie alla fotografia.

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Testo a cura di Micol Uberti
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Le iniziative food contro il Coronavirus

In questi giorni di emergenza, tra i tanti settori che si sono mobilitati per dare il loro concreto contributo all’emergenza Covid19, un ruolo molto attivo l’ha avuto senz’altro il food, che ha visto scendere in campo da semplici pizzaioli a chef stellati con varie iniziative.

Carlo Cracco e l’ospedale di Portello a Milano

Cracco ed il suo staff hanno preparato piatti per i lavoratori impegnati nella costruzione dei nuovi reparti di terapia intensiva per covid19 dell’ospedale di Portello, nell’ex Fiera di Milano, ovviando alla mancanza della mensa nel cantiere. Il tempo era tiranno, l’emergenza era la priorità, il tempo per cucinare poco e l’importante non era certo proporre piatti raffinati ed esclusivi, ma Cracco è riuscito comunque a servire frittata con zucca, castagne e patate, tra i vari pasti.

I fratelli Cerea e l’ospedale da campo di Bergamo

Su un altro fronte, a Bergamo, città tristemente e ripetutamente citata nei bollettini da Coronavirus di questi giorni, un altro noto chef, tre volte stella Michelin, ha voluto dare il suo contributo: Enrico Cerea titolare, con la sua famiglia, del ristorante “Da Vittorio” di Brusaporto (BG). Nell’ospedale allestito presso la Fiera di Bergamo, Cerea e il suo team hanno cucinato per il personale sanitario, chiedendo anche il sostegno e la solidarietà di chiunque potesse donare frutta, verdura, pane e latticini, ma anche scatolame e surgelati da utilizzare per approvvigionare la “cambusa” dell’Ospedale da Campo a Bergamo. Molte aziende hanno riposto all’appello facendo arrivare scorte di baccalà e salsa di pomodoro dal sud ma anche ravioli del plin dal nord. Tutto per la preparazione dei piatti per “gli eroi”, come ormai viene definito da Cerea e da tutti noi, ovvero il personale degli ospedali. Ogni provvista è stata stipata in apposite celle e suddivisa per categorie merceologiche, così da evitare deperimenti e sprechi, organizzando e ottimizzando gli sforzi e i sacrifici di tutti.

Gianluca Interrante e il sostegno all’Avis di Sciacca

E’ una vera e propria gara di solidarietà quella per fronteggiare la pandemia da Coronavirus e così nascono anche iniziative singolari come quella dello chef Gianluca Interrante in collaborazione con l’Avis di Sciacca che con lo slogan “tu doni sangue in sicurezza, noi pensiamo a farti lievitare in leggerezza” ha pensato di mettere a disposizione dei donatori di sangue un vasetto da 100 grammi di lievito madre naturale creato da lui stesso, in questi tempi in cui la corsa al lievito è diventata simile alla corsa all’oro e tutti i supermercati ne sono sprovvisti. Nh Hotels ha donato il cibo dei loro alberghi costretti a chiudere per l’emergenza, pizzerie in ogni parte d’Italia hanno consegnato pizze agli infermieri che stanno sostenendo turni di lavoro estenuanti senza neppure riuscire a fare pause per mangiare.

Le iniziative social contro il Coronavirus

Mai come in questi giorni abbiamo visto food blogger preparare innumerevoli tipi di ricette per aiutare chi si ritrova tra le mura domestiche e magari non sa cosa cucinare non avendo mai messo “le mani in pasta”, consigli su come utilizzare ogni tipo di ingrediente disponibile in dispensa, come ottimizzare la spesa per ridurre le uscite da casa… Il Cibo secondo Micol è tra questi, sia attraverso la pagina Instagram @micoluberti_ilciboscondomicol, sia all’interno del progetto “Io sono Italia” in cui propone ricette, impiattamenti e consiglia anche come scattare foto instagrammabili, poiché anche l’occhio vuole la sua parte!


Testo a cura di Franca Bergamaschi
fotografie via web

Un Amore Gigante semplicemente Fenomenale

Uscito da appena 3 giorni negli store, l’Amore Gigante di Gianna Nannini (un album inedito, composto da quindici nuove tracce e proposto in cinque colori diversi) è già sulla bocca di tutti: ottime le recensioni ed una traccia che ha già lasciato il segno sul cuore di molti fan, tra cui anche me: Fenomenale!
Semplicemente come lei che porta sempre grande energia e regala emozioni profonde.
Martedì scorso, durante il party di presentazione del disco all’Apollo Club, a cui ho partecipato con Daniele, già nell’aria si poteva percepire il suo spirito rock e pieno di vita, si sentiva tra i palloncini colorati che riempivano le sale e si poteva quasi toccare con mano nell’entusiasmo con cui i presenti hanno accolto il suo arrivo sul palco.
La conoscete già questa canzone? Ve la ripropongo io qua… Buon ascolto!

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Testo e fotografia a cura di Micol Uberti
Immagine d’intestazione via web

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Shen Yun: la Cina secolare a Milano

Un sogno che si realizza:
finalmente lunedì andrò a vedere l’incredibile spettacolo di danza Shen Yun!
Dicono che, più che questo, più che una rappresentazione teatrale messa in scena da un corpo di ballo, si tratti di una vera e propria esperienza emotiva.
Forse è per questo che non vedo che sia già settimana prossima, per godermi la mia serata speciale in una comoda poltrona del Teatro degli Arcimboldi di Milano!

Shen Yun regala sensazioni che vanno ben oltre lo stupore dato dal vedere lo sfarzo della danza e della musica di un’orchestra innovativa che suona dal vivo.
Fa sentire partecipe di qualcosa di storico. In tempi come questi, in cui stiamo assistendo al progressivo sfaldamento della memoria tradizionale di un popolo grandioso come quello cinese, bisogna ammettere che non è certamente cosa da poco.
Onde di memoria, iniezioni di speranza, nuove energie manifeste: Shen Yun parte dalla tradizione locale per parlare un linguaggio universale che raggiunge il cuore di tutti gli spettatori, qualunque sia la loro provenienza, restituendo ai loro cuori un senso di pace e felicità al punto tale che alcuni riescono a descrivere questo sentimento solo con un termine dal valore inestimabile: gratitudine.
Non sanno cosa si perdono in Cina, mi vien da dire, dal momento che proprio nel Paesed’origine di questa compagnia di danza non è loro permesso esibirsi…
Il successo che hanno ottenuto in tutto il mondo dovrebbe significare qualcosa!
Sarà che Shen Yun accompagna gli spettatori attraverso 5000 anni di civiltà cinese, raccontando storie secolari in pochi minuti grazie alle meravigliose coreografie e scenografie, sarà l’entusiasmo tangibile e l’energia palpabile del corpo di ballo che illuminano il palco o saranno i mille colori sgargianti che colpiscono gli occhi…

Non so ancora bene quale sia la garanzia della riuscita di ogni loro spettacolo (ne propongono uno nuovo ad ogni stagione) o forse è semplicemente la somma equilibrata di tutti i suoi elementi… fatto sta che sto impazzendo all’idea di dover aspettare ancora 3 giorni per godermi Shen Yun!

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Striscia la notizia: un ritorno da record!

E’ ricominciato ieri il programma in prima serata più amato dagli italiani: la Striscia la Notizia di Antonio Ricci è tornata ed è tutta al femminile (almeno per la prima settimana di palinsesto).

E’ il 29esimo anno che il pubblico trova in tv il programma satirico che fa ridere e arrabbiare, grazie alle inchieste scomode che i suoi inviati portano avanti in tutta Italia.
Due sono le novità più evidenti che si sono viste ieri, durante la prima puntata:
la presenza della bellissima Belen e la cura grafica di Sergio Pappalettera, che ha inserito molte componenti digitali nelle riprese degli stacchetti delle Veline (riconfermate anche quest’anno Irene Cioni e Ludovica Frasca) che si fanno più sensuali ma sempre divertenti e frizzanti. Pappalettera, da 30 anni, è il preparatore artistico degli stadi in cui si esibisce Jovanotti (che oggi compie 50 anni… auguri!) e vuole celebrare, con le novità che introdurrà, il movimento punk che nasce mezzo secolo fa, dissacrante e irreverente.

Da settimana prossima, al posto della Rodriguez, troveremo Chiambretti, che affiancherà Michelle, alle prese con la sua undicesima edizione.
Si tratta di problemi di gestione del rapporto tra le due ragazze? Assolutamente no!

“Amo il girl power e ricominciare con una donna forte ed esplosiva come Belen mi piace!” dice la Hunziker.
“E’ vero, i giornalisti non vogliono che siamo amiche ma la verità è che sono contentissima di essere qui perché Michelle è una donna che ammiro molto e che ha un percorso simile al mio, fatto di sacrifici, tanto impegno… e code al consolato italiano per il permesso di soggiorno!” aggiunge ironicamente Belen.

Ecco a voi le foto dalla press conference tenutasi giovedì 22 settembre presso gli studi Mediaset, a cui ero presente anche io!

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Fotografie a cura di Micol Uberti

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