Ristorante Caravaggio: una perla sul Garda, nel cuore di Desenzano!

Mi era stato detto che a Desenzano non c’era granché da vedere.
In effetti, se non si ha la possibilità di visitare il centro,  il lungolago è molto semplice e per il resto si tratta per lo più di alberghi che si annidano sullo stradone principale. Eppure anche qui ci sono angoli di incanto che non sono passati inosservati ai miei occhi. Pensate che ho trovato perfino la casa dei miei sogni lì, proprio di fronte al porticciolo! Devo ammettere che la luce di uno splendido tramonto ha fatto il suo gioco nel rendere tutto più suggestivo…

oznor

Tra quegli alberghi, ce n’è uno, Acquaviva del Garda, che ospita il ristorante Caravaggio di cui oggi vi parlerò.
Non ve ne parlerò solamente per la carta degna di applausi e chapeau, ma anche e soprattutto per la meravigliosa #ArteNelPiatto che propongono.
Se i sapori sono perfettamente bilanciati, allora la mise en place armoniosa di ogni singolo piatto ne è la preziosa copertina.

Prima della cena, un brindisi sulla loro terrazza: dopo una giornata afosa di agosto, sorseggiare uno spritz biologico all’aria aperta è sempre un’ottima idea, del resto!
L’aperitivo è un ottimo modo per aprire le papille gustative, come dicevo già due giorni fa sul mio profilo Instagram. La bruschetta con salmone marinato all’aneto è stato il mio stuzzichino preferito!

caravaggio desenzano 1 uberti

caravaggio desenzano 3 uberti

caravaggio desenzano 2 uberti

La cena comincia invece con una degustazione di olio d’oliva: ci troviamo in una zona ricca di ulivi e non poteva certo mancare questo grande protagonista, nella sua qualità migliore, sulle tavole del Caravaggio!

caravaggio desenzano 4 uberti

E’ così buono che voglio provarlo anche sul mio antipasto: Burrata con insalata di pomodori colorati e croccanti di focaccia integrale.

caravaggio desenzano 5 uberti

E’ esattamente tanto buona quanto sembra, ve lo assicuro!
Come prima portata ho poi scelto l’immancabile pasta: ormai chi mi segue da tempo sa bene che è una cosa a cui io non potrei mai rinunciare e così, quando sono ospite di qualche ristorante, un piatto non manca mai.

caravaggio desenzano 8 uberti

La parte forte di questi Rigatoni monograno Kamut con cacio di pecora e pepe di Sichuan è senza dubbio la punta più aspra del mirtillo rosso e il sapore inconfondibile della cialda di Grana. Ne avrei mangiata una pentola intera!
Come seconda portata invece sono stata più sul classico, ordinando un Petto d’anatra arrostito al timo con soffice di patata viola e polvere di fragole, con insalata di anguria e basilico (quest’ultima da rifare assolutamente a casa!).

Mi è stato detto che anche il Controfiletto di manzo con purea cipolla affumicata, borragine e Bagoss estivo non era niente male…

caravaggio desenzano 9 uberti

Giunti a questo punto, suppongo vi sia già venuta abbastanza fame!
Mi faccio da parte e vi lascio alla gallery…

caravaggio desenzano 7 uberti

cof

caravaggio desenzano 10 uberti

caravaggio desenzano 11 uberti

caravaggio desenzano 12 uberti

Testo e fotografia a cura di
Micol Uberti

L’omaggio al POMODORO di Soulgreen.

A Soulgreen è tempo di pomodori.
Quello che amo di più, di questo ristorante, è la possibilità che porta con sé di vivere ogni giorno una stagione diversa oppure, se preferisci, di prenderti il tempo di godere di un mese con il contagocce, riservandoti il diritto di assaporarne ogni sfaccettatura.

Ogni mese, un membro dello staff di cucina si dedica alla ricerca di un prodotto stagionale, a cui verranno poi dedicati due piatti speciali, uno per il pranzo e uno per la cena.
A giugno, la scelta è ricaduta su di lui, l’indiscusso re delle tavole italiane: il pomodoro.
Selezionato in diverse varietà, sicuramente la prima caratteristica che spiacca sarà il colore!
E’ una tavolozza variopinta, quella che pitturerà le tavole di Soulgreen: rossi, gialli, verdi… persino arancioni.
Ed è subito voglia di estate e di allegria!

A mezzogiorno lo chef proporrà una versione tutta vegana della classica pasta al pomodoro: noodles con pomodori misti, basilico fresco e aglio.
Non potete capire quanto sia stato difficile per me, che sono la responsabile comunicazione di questo ristorante, limitarsi a scattare fotografie senza allungare la forchetta e rubarne un po’ da assaggiare…
Del resto sapete quanto sono golosa!

Per la cena, invece, sarà un risotto il protagonista della specialità del mese.
La prima volta che l’ho visto, non ci sono stati dubbi sul nome con cui battezzarlo: Red and Yellow Tomatoes Risotto.
Servito con gli iconici fiori edibili che hanno sempre contraddistinto Soulgreen, viene disteso su un piatto piano ed è tutto da mangiare con gli occhi, prima ancora che con la bocca, perchè la sua semplicità rapisce lo sguardo e si fa subito percepire come una vera opera d’arte.E a voi, quale dei due piatti incuriosisce di più?
Io ho deciso: non è nella mia natura rifiutare qualcosa che arriva da una cucina, perciò assaggerò entrambi.

Testo, fotografia e food-styling
a cura di Micol Uberti

 

Pausa pranzo a Milano: dove si va?

Vi siete stufate della pausa pranzo passata in ufficio, con un panino tra le mani e davanti allo schermo del pc in stand-by?
ERA ORA!
A Milano c’è letteralmente un mondo (di cibo) da scoprire, con tante proposte allettanti che non aspettano altro che sedurre le vostre papille gustative.
Io sono una mangiona e una gran golosa, sempre pronta a provare nuovi ristoranti e nuovi piatti, così ho pensato di suggerirvi quelli che mi hanno colpito maggiormente negli ultimi sei mesi… 

Da Zero : #CilentoeMeNeVanto

  • Dove si trova? Esattamente QUI, ovvero in via Bernardino Luini, 9
    (MM Cadorna)
  • Cosa si mangia? Pizza, pizza e ancora pizza! Ma quella vera, però, quella buona, dove l’impasto ha il profumo del legno utilizzato nel forno, gli ingredienti sono praticamente tutti provenienti da presidi che garantiscono una qualità eccellente e le birre (artigianali) sono eccezionali. Se non vi bastano questi motivi, vi posso dire che lì ho assaggiato anche degli antipasti eccezionali e il personale vi accoglie come se foste a casa. Avrete proprio l’impressione di sedervi a tavola con una famiglia campana che vi inciterà ad assaggiare tutte le loro prelibatezze!
  • Meglio non farsi scappare… la soppressata di Gioi, un salume buonissimo e davvero particolare anche nella presentazione!

da zero

Soul Green : la pace dei sensi

  • Dove si trova? Esattamente QUI, ovvero in Piazzale Principessa Clotilde
    (MM Repubblica)
  • Cosa si mangia? Tutto ciò che è verde! Qui la cucina è esclusivamente vegana, con un’ampia scelta di burger, piatti completi che fanno innamorare per i colori e i sapori e che stupiscono per i giochi di consistenze diverse. Una filosofia di benessere che trapela dalle ricette e che si percepisce anche dal meraviglioso ambiente del locale, in cui non troverete né spigoli né coltelli (che in ogni caso non vi servirebbero) per non avere nessun veicolo di energia negativa all’interno del ristorante.
  • Meglio non farsi scappare… le patatine cotte tre volte. Lo chef mi ha spiegato il procedimento e ci ho provato anche a casa, ma come le cucina lui, non le cucina nessuno! Semplicemente deliziose, sapranno farvi ricredere su quelle che avete mangiato fino ad oggi.

soul green

Don Juanito : alla scoperta delle Ande

  • Dove si trova? Esattamente QUI, ovvero in Corso di Porta Vigentina, 33
    (MM Porta Romana)
  • Cosa si mangia? Praticamente quello che non troverete mai nell’ultimo ristorante che vi ho descritto: carne. Buonissima carne cotta a regola d’arte, tagli squisiti e cucinati in modo da sciogliersi in bocca. Tutti i sapori delle tradizioni del Centro America si trovano sulle tavole di Don Juanito, che ama proporre svariati piatti pieni di brio e di carattere. Non possiamo certo non gustarli con un calice di rosso, anch’esso rigorosamente andino!
  • Meglio non farsi scappare… un assaggio anche agli antipasti misti, soprattutto quelli con gamberi. Un modo scoppiettante per cominciare il pranzo!

don juanito

This is Not a Sushi Bar … ma molto di più!

  • Dove si trova? Un po’ ovunque…
    Lo trovate infatti QUI, ovvero in via Conca del Naviglio, 5 (MM Sant’Agostino)
    ma anche QUI, ovvero in viale Pasubio, 8 (MM Porta Garibaldi)
    poi QUI, ovvero in via Felice Casati, 1 (MM Lima)
    e in ultimo anche QUI, ovvero in via Nino Bixio, 18 (MM Porta Venezia)
  • Cosa si mangia? Anche se loro dicono di no, si mangia sushi! Anzi, aggiungerei dell’ottimo sushi. Sono dei bastian contrari e su tutto ciò che vedrete nei loro punti vendita troverete scritto “This is not” questo… “This is not” quell’altro… ma vi assicuro che invece ciò che sembra E’ e l’impressione che avrete appena vedrete i loro piatti, verrà confermata dal palato: pesce freschissimo, ricette piene di gusto (in alcuni casi anche arricchite da ispirazioni mediterranee come la mia adorata tartare di tonno con pomodorini Pachino e tabasco) e un ambiente semplice ma accogliente. Ecco, c’è una cosa su cui è vero “This is not”…
    THIS IS NOT AN ALL-YOU-CAN-EAT FORMULA.
    Ed è un bene, fidatevi: perché tutto si concentra sulla qualità.
  • Meglio non farsi scappare… gli uramaki Sicilia. Ve lo avevo detto che sanno sorprendere!
    Gli ingredienti sono elencati nel menù online.

not a sushi conca - uberti 3

Lo so, me ne rendo conto: vi ho fatto un elenco di posti in cui non vedete l’ora di andare ma avete paura di non ricordarveli tutti…
E’ per questo che ho creato QUESTO PDF che potete scaricare per avere con voi gli indirizzi!
Semplice, no?

Testo e fotografia a cura di Micol Uberti

Thanks-iloveimg-cropped

SOULGREEN. Quando si può essere incisivi anche senza tagliare.

Si può essere incisivi anche senza tagliare.

Testo a cura di Franca Bergamaschi

Strana affermazione per essere riferita ad un ristorante, lo so, ma credetemi: non è solo un modo di dire per il fatto che ai tavoli non troverete nulla che tagli (ai vegani non servono i coltelli in effetti), ma anche per l’eleganza shabby chic del luogo, la compostezza del personale, presente senza essere invadente.
Un insieme che ti lascia dentro in maniera incisiva una sensazione di relax e che ti porti dietro anche una volta che esci da Soulgreen.
Gli spazi grandi e con ampie vetrate hanno muri che sembrano abbandonati (volutamente) all’usura del tempo, eppure trasmettono calore, accoglienza. Nulla a che vedere con l’immagine austera che doveva esserci prima, quando quel luogo ospitava una banca. Gli arredi sono opere di riciclo artistico, come gli appendiabiti in pezzi di legno che si scompongono, o le lampade ricavate da piatti, brocche e bicchieri di vetro rivisitati in nuove forme. “L’anima green” del suo nome pervade ovviamente tutte le pareti, con i colori della vegetazione che ci vive, parte integrante e non addobbo.
Gli investimenti ambiziosi firmati Percassi si riflettono in eleganza, a differenza di certe location che fanno del “farsi notare” a tutti i costi il loro punto di forza.
Eppure cose da notare qui ne troverete! Per esempio, lo scenografico impianto di filtraggio dell’acqua che occupa una intera parete. E poi staccate un attimo gli occhi dal piatto e mettetevi col naso all’insù: sapete che quando è stata smantellata la banca sono comparsi i bellissimi soffitti che ora sono sopra di voi? Un’ultima, non trascurabile, particolarità: sapete che all’interno di Soulgreen sarete circondati da flussi di energia positiva grazie all’assenza di spigoli vivi in qualsiasi parte dell’arredamento, tavoli compresi? Unica eccezione il bancone della reception, che gli spigoli li ha, per mantenere all’esterno l’energia negativa.
Ve lo avevo detto: qui ci si sente al sicuro!

IMG_20170627_141054-01IMG_20170627_153529-01IMG_20170627_153544-01IMG_20170627_153609-01IMG_20170627_153634-01IMG_20170627_153651-01IMG_20170627_153732-01IMG_20170627_153747-01IMG_20170627_153800-01IMG_20170627_153844-01IMG_20170627_153859-01IMG_20170627_153921-01

Ritorno alle proprie origini

Testo a cura di Micol Uberti

…ci si sente al sicuro davvero, anche per le proposte culinarie del ristorante.
La natura sa essere accogliente come l’abbraccio di una persona che amiamo e i colori che esplodono nel piatto trasmettono un senso di energia e di serenità che difficilmente troveremo in ciò che è artificiale.
Ecco che accade la magia, allora: un boccone ti riporta alle origini, a quell’equilibrio primordiale che chissà quando e dove è andato perduto.
E poi, scusate se è poco, c’è il gusto della scoperta, oltre che quello della ricetta dei bravissimi chef di Soulgreen.
Scoprire una cucina inusuale, gli accostamenti impensati ma per nulla impensabili, fermarsi a rimirare il proprio piatto prima di prendere il coraggio di scomporlo affondandoci finalmente forchetta o cucchiaio per portarlo alla bocca e cominciare a viaggiare verso un mondo nuovo.
E’ la semplicità, ciò a cui ci stiamo disabituando.
Ma c’è un luogo in cui viene custodita gelosamente, lontano dalla semplicità con cui spesso lasciamo che le nostre idee vengano corrotte e dalla velocità con cui ci si dimentica da dove veniamo.
Quel luogo è Soulgreen.

IMG_20170627_145909-01IMG_20170627_145658-01IMG_20170627_143015-01IMG_20170627_142624-01IMG_20170627_150202-01IMG_20170627_145648-01

Fotografia a cura di Micol Uberti

Thanks-iloveimg-cropped

Coccole di San Valentino

Tutti ne parlano, alcuni lo amano, altri lo odiano, io me lo mangio:
San Valentino, in ogni caso, non passa di certo inosservato!

Anzi, in un certo senso si potrebbe anche dire che colpisce senza dubbio allo stomaco.
Soprattutto se si cena da Cappuccini Resort, dove lo chef PierCarlo Zanotti ha ideato un menù di tutto rispetto dove sapori delicati e dolci si alternano ad altri più decisi e d’impatto, perché l’amore in fondo è un po’ così: ti coccola e ti colpisce.
Trovate il menù completo QUI!

dsc_0852-01
dsc_0872-02
dsc_0856-02
dsc_0879-01
dsc_0884-01

Fotografie a cura di Micol Uberti

lineasemplice

Singapore, m’hai provocato? E io me te magno!

Che mi piacciano le cose speciali, si sa!
Altrimenti non avrei fatto certe scelte nella mia vita…
Sono sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo che mi sappia stupire, forse perché amo sentire emozioni forti o forse perché sono curiosa e il verbo “scoprire”  è quello che mi rappresenta di più… o magari è per entrambe le cose sommate, no?

Fatto sta che nulla mi stuzzica di più (in tutti i sensi) del venire a sapere che nella mia immensa città si nasconde un angolo di mondo che non ho ancora esplorato.
Fai due passi lasciandoti alle spalle il Duomo, vai a zonzo per le viette che si diramano da quella meravigliosa piazza, imbocchi via Hoepli e mentre guardi le notifiche sul cellulare ti ritrovi le narici piene di quel profumo inconfondibile di aromi e spezie tipici della cucina asiatica.
Quella vera, intendo, non quella occidentalizzata che spesso ci devia dalle vere tradizioni culinarie di un luogo.
Dal momento che l’istinto è figlio dei sensi, io seguo il mio olfatto e mi ritrovo di fronte a Pasta B, un ristorante con grandi vetrate, dalle quali si vedono chef dagli occhi a mandorla presissimi a chiudere ravioli e far saltare noodles con altri ingredienti in grandi wok.
Ehi, un momento, perché io sono ancora fuori da questo piccolo angolo di paradiso?
Non sia mai! In men che non si dica varco la soglia con la stessa convinzione con cui Leonida annunciò “QUESTA E’ SPARTA” in 300… solo che io, con più garbo e delicatezza, dico semplicemente: “Siamo in due”.

Ci stavano aspettando, da Pasta B. Ci stavano aspettando i cuochi, i proprietari, i ravioli e la gentilissima Costanza, che ci ha raccontato la storia del locale e della famiglia Han.
Entriamo nella sala al piano strada e ci troviamo immerse in un altro mondo: da una parte ci sono i fumi di cottura che si alzano nella cucina a vista, dalla parte opposta ci sono le proposte del menù che ti fanno l’occhiolino dalla lavagna a muro su cui sono riportate con una grafia ordinatissima e che ti catapulta 10.260,68 km più un là.
Ah sì, scusate, intendo dire a Singapore!
E’ da questa fascinosa città, infatti, che arriva l’idea di Pasta B, che nasce (tanto per parlare ancora di numeri) nel 1989. Esattamente l’anno in cui sono nata io.
Quando si dice che il destino la sa più lunga di noi…

Ci godiamo il menù degustazione e con piacevole sorpresa ci ritroviamo a fare i conti con la nostra ignoranza riguardo i veri sapori della cucina asiatica. E dico “asiatica” perché qui si parla di fusion! I ravioli di Pasta B non sono un semplice fagottino di impasto e ingredienti, ma sono un crocevia in cui si incontrano Giappone, Corea e Indonesia.
Non che i cocktail siano da meno, dal momento che potrete trovare anche lo spritz rivisitato e contenente liquore alle prugne e zenzero.
Una delizia che mi ha davvero colpito! Così come ho giurato amore eterno al budino al mango… 
Lo so, lo so, la sto facendo lunga e voi invece volete arrivare al dunque e vedere le fotografie… ma non potevate pensare che frenassi il mio entusiasmo!

cof
cof
cof
cof
cof
cof
sdr
cof
cof
sdr
cof
cofcof

Fotografie a cura di Micol Uberti

lineasemplice

Aglio e Oglio: alla scoperta della cottura sottovuoto.

Al vapore, al forno, arrosto, fritto… il cibo può essere cotto in tanti modi ma quello che mi ha stupito di più è sicuramente il metodo sottovuoto.
Lo ammetto, non ne avevo neppure mai sentito parlare, ma questa è proprio una delle ragioni per cui amo il mio lavoro: scopro sempre cose nuove, ho la possibilità di ascoltare le persone raccontarmi “favole” meravigliose, mi perdo nelle loro storie e posso sfogare la mia ingombrante fantasia.

Questa volta è successo che chef Attilio, del ristorante Aglio e Oglio di Boario Terme, mi ha accompagnato a conoscere i suoi piatti e la sua cucina, il cui fulcro è appunto determinato da un metodo di cottura alternativo, che consente alle materie prime di conservare tutti i loro elementi, soprattutto nel caso di carni e pesce, che in questa sacca in cui vengono riposti prima di venire cotti mantengono intatti i preziosi succhi che contengono.
Il menù di degustazione che ha pensato per me mi ha convinta che la loro carta è davvero ricca di proposte deliziose! Dal nome del ristorante già si capisce: da loro potrete trovare piatti che uniscono la tradizione all’offerta gastronomica del territorio.
Ecco cosa ho assaggiato io!

dsc_0832-01
dsc_0801-01
dsc_0793-01
dsc_0798-01

Anche i grissini sono opera di Aglio e Oglio: c’è sia la versione classica con grano macinato a pietra, sia quella aromatizzata con i semi di sesamo.

dsc_0797-01dsc_0806-01

L’antipasto si compone con una degustazione di salmone affumicato con crema di yogurt e crostino, uno sformato di ceci con baccalà e cipolla all’aceto di lamponi, cous cous al curry con gamberi e zucchine e coda di gambero in pasta kataifi.

dsc_0802-01
dsc_0804-01
dsc_0807-01

Un assaggio di antipasti di terra con carpaccio di manzo affumicato con scaglie di Bagoss e valeriana…

img_20170107_113624-01

E poi si passa al primo, un grande classico del menù di questo ristorante: un riso con verdure miste e zenzero, da condire con salsa allo yogurt.

dsc_0813-01

Medaglioni di pescatrice al bacon con cavolo romanesco come seconda portata…

dsc_0818-01

E si conclude in bellezza con un semifreddo al marron glacé in riccio di pasta kataifi con salsa al nocino e pavée di cioccolato.

dsc_0821-01
img_20170107_113603-01

Fotografie a cura di Micol Uberti

lineasemplice

El Primero: quando la griglia è di classe.

Le settimane che precedono le vacanze di Natale sono davvero un delirio nel mio ufficio, ancora più del solito: pacchetti ovunque, appunti scarabocchiati su ogni centimetro di carta che trovo intorno a me, vestiti appesi un po’ dappertutto con post-it attaccati sopra che mi ricordano in quale shooting utilizzarli… AIUTO!
Riesco a rilassarmi veramente solo durante la pausa pranzo, ci credete?
Non è un caso che, per questa oretta libera al giorno, io spesso decida di uscire proprio di casa e andarmene in qualche ristorante per farmi coccolare un po’.
A me si rigenera anche lo spirito, quando il palato è appagato!
Settimana scorsa, ad esempio, sono andata a viziare un po’ me stessa e la mia collaboratrice godendoci un meraviglioso pranzo uruguaiano a El Primero…

Lasciate che vi porti in un viaggio culinario speciale, dove la semplicità degli ambienti e dei piatti proposti vi sorprenderà, facendovi scoprire un’eleganza che non vi sareste mai aspettati da una griglieria.
Certo, perché qui si parla di un ristorante pieno di classe e di genuinità!
Da El Primero le carni che vengono preparate arrivano direttamente dall’Uruguay e questo assicura un’impeccabile qualità e gusto.
In questo Paese, infatti, il bestiame ha campi immensi in cui pascolare e questo porta gli animali a non avere un filo di grasso ed avere una crescita sana ed equilibrata.
Quando a questo si aggiunge una cottura perfetta (non importa che scegliate di farvi preparare un Bife Ancho con media cottura come ho fatto io, oppure una Picanha al sangue, il risultato sarà sempre eccelso) grazie ad un ragazzo che, a dispetto dei suoi soli 19 anni, si ritrova ad essere già un grigliatore professionista pluripremiato, anche una semplice pausa pranzo si trasforma in un momento indimenticabile in un batter di mandibola.

E se quando vi trovate di fronte al ristorante vi sembrerà che il suo aspetto vi dica qualcosa, è semplice svelarvi il perché!
El Primero, che si chiama così proprio perché è il primo locale uruguaiano in Italia, altro non è che il padiglione EXPO di questa nazione che è stato acquistato e spostato nell’attuale location ad Origgio, a un minuto e mezzo dall’uscita autostradale A8.
Insomma, un ottimo modo per concludere una giornata di relax tornando da Como verso Milano, tanto per dirne una!
La semplicità e pulizia estetica con cui è stato reinventato il locale, giura fedeltà assoluta all’Uruguay (tavoli numerati? Macché! Da El Primero li si distingue perché ad ognuno è stato assegnato il nome di una città uruguaiana!) e ricrea un’atmosfera casalinga in cui i dischi che fanno da arredamento sulle pareti arrivano direttamente dalla collezione personale della proprietaria, che ogni qualvolta torna al suo Paese d’origine si assicura di portare con sé sempre nuove chicche da esporre al ristorante.
Anzi, vi do un consiglio: quando la incontrate e la salutate da dietro il bancone, fermatevi a chiacchierare due minuti con lei. Le brilleranno gli occhi e vi farà scoprire un posto che, purtroppo, è ancora troppo poco conosciuto qui in Italia.

Ora vi lascio alla gallery-racconto del mio pranzo, ma sappiate che finché non assaggerete queste delizie, non potrete mai innamorarvi veramente dei sapori delle loro carni, delle mitiche salsine di accompagnamento (Dio solo sa quanto amo il chimichurri!) e dei loro vini così avvolgenti e inebrianti!

dsc_0769-01
dsc_0742-01
dsc_0697-01
dsc_0727-01
dsc_0761-01
dsc_0766-01
dsc_0698-01

Pasta con verdure grigliate e carne per la mia assistente…
dsc_0745-01

E per me un Bife Ancho preparato con cottura media su griglia con legno di faggio…
dsc_0731-01
dsc_0748-01
dsc_0755-01dsc_0753-01

E’ lei, unica e inimitabile, che dà un tocco speziato alla bistecca:
la salsa chimichurri a base di prezzemolo e aglio.
dsc_0750-02

Certo, anche la criolla di peperoni e cipolla non è da meno!
dsc_0758-01

E per concludere in bellezza, il pranzo termina con deliziosi bocconcini
di banana fritta da intingere nel dulce de leche, morbidissimo al palato.
dsc_0762-01

Caspita, a rivedere queste foto mi è tornata una fame da leone!
Anzi, mi sa che ora mi alzo dalla postazione, mi infilo la giacca e… CI VEDIAMO LA’!

Scoprite di più su www.elprimero.it

Fotografia a cura di Micol Uberti

lineasemplice

Besame Mucho (cocina mexicana)

Un pezzo di Messico nel cuore di una delle zone più belle di Milano?
Sì, esiste. Si chiama Besame Mucho e si trova in piazza Alvar Aalto, nel quartiere Isola, appena sopra al famoso Samsung District e nel mezzo dei grattacieli più affascinanti tra le nuove costruzioni: il Bosco Verticale e la Unicredit Tower la fanno da padrona nello spettacolare panorama urbano che offrono le vetrate perimetrali del ristorante.

Si comincia brindando con un margarita preparato a regola d’arte, che accompagna perfettamente gli antipasti a base di pesce e carne, serviti su base di impasto di mais, morbido e avvolgente nel caso dei tacos oppure croccanti e rigide nel caso delle tostadas.
Da lì si prosegue poi con piatti tipici della cucina messicana, come ad esempio l’agnello cotto per ben 5 ore al forno e impiattato con una delicata salsa di olive verdi, oppure dei flautas de pollo con insalatina di finocchi e salsa mole.
Mai sentita? Eppure è la salsa per eccellenza, da loro!
Basti pensare che la parola stessa significa proprio questo. Ad esempio, “guacamole” significa “salsa di avocado”. Se questa, servita con conetti di mais ripieni di pollo, non ha una denominazione più precisa, sicuramente significherà che non ne ha bisogno!
Ed io, che l’ho assaggiata, posso confermarlo.
Dolciastra e piccante, è davvero il completamento ideale per questi piatti, in termini di gusto.
Infine, la cena si conclude con un assaggio di due dolci, uno a base di mais che è il pilastro di questa tradizione culinaria ed uno a base di cacao. E non è certo un caso, dal momento che questo popolo si è sviluppato sulle radici di quello maya, primo coltivatore di cacao (Dio li benedica!).

La bellezza di Besame Mucho, ex padiglione EXPO, è proprio questa:
si entra convinti di sapere tutto sulla cucina messicana e si esce felici di accorgersi che invece non è affatto così!
Abituati anche voi ad associarla solamente a fajitas e fagioli piccanti?
La carta di BM vi farà scoprire che non è tutto lì!
E questo è vero tanto nel cibo quanto nei cocktail: nella mia ingenuità, non mi sarei neppure sognata la quantità di drink buonissimi che si possono creare con una base di mezcal, il distillato a base di agave che è il più diffuso in questo Paese.

L’ambiente elegante e moderno, minimal ma estremamente intimo fa di questo ristorante un luogo adatto ad una cena romantica decisamente diversa dal solito, con una vista mozzafiato su quella che rimane, per me, una delle città più belle del mondo.
Oppure potrete trascorrere una serata divertente e chic con le vostre amiche, degustando cocktail sconosciuti e sgranocchiando ottime tortillas.
A voi la scelta!

mde
mde
mde
mde
mde
bmd
mde
mde
mde
mde
cof
cof
cof
cof
cof
cof

Fotografia a cura di Micol Uberti

lineasemplice

Fiabe al Cucchiaio: il bossolà di PierCarlo

Da qualche mese, ormai lo sapete, ho la fortuna di ricoprire il ruolo di Social Media Manager & Digital PR per il resort Cappuccini, nel cuore della Franciacorta.
Se non lo conoscete, seguite il nostro profilo Instagram @cappuccini_resort!
Da oggi, nasce il nuovo progetto Fiabe al Cucchiaio, una rubrica in cui lo chef dell’hotel racconta la storia che si cela dietro a molti dei piatti che propone nella sua carta.
Ecco con quale, tra questi, abbiamo deciso di aprire le danze!


Semplice e sorprendente, la classica acqua cheta che rompe i ponti.
Non si potrebbe definire meglio il bossolà, dolce della tradizione bresciana che lo chef PierCarlo Zanotti propone in questo periodo.

La forma originaria è una ciambella, da cui sembra derivi anche il nome la cui radice rimane tuttavia incerta e che si trasforma in bissolà se si scende nella Bassa bresciana per via della somiglianza ad una biscia.
Chiamatelo come preferite, è solo un’etichetta: l’impasto consistente ed il sapore delicato metterà d’accordo tutti e incanterà i vostri palati!

PierCarlo lo serve su un elegante mare di crema inglese alla vaniglia, che sembra essere un semplice contorno ma che in realtà esalta e abbraccia il corpo spumoso del dolce.
Per come si presenta il piatto, infatti, sembra che sia il bossolà il re della festa, ma una volta portato alla bocca (rigorosamente con le mani, dimenticate le posate, per favore!) è proprio la crema che prende la corona.
“Il vero bossolà è quello di Iginio Massari” spiega Zanotti “che ha riportato su carta la ricetta che ci tramandiamo da generazioni nel territorio. Quando arriva il Natale e il ponte di Ognissanti, non può certo mancare sulle nostre tavole. Avevo voglia di parlare agli ospiti della semplicità che contraddistingue i menù che curo ed unirla alla tradizionalità di un dolce che è un simbolo, per noi.”.

Benvenuti in Cucina San Francesco, lui è lo chef PierCarlo e ci troviamo nella splendida cornice di Cappuccini Resort.
Ora accomodatevi a tavolo, aprite il vostro piccolo bossolà ancora caldo con la punta delle dita ed intingetelo nella crema inglese fresca.
Portatelo alla bocca e chiudete gli occhi: buon viaggio!

bossola-2
bossola-1

Fotografie a cura di Micol Uberti

lineasemplice