Avocado Toast all’italiana

Un omaggio alla nostra terra, ai tramonti splendidi e pieni di riflessi ramati che ci regala il sole in questi giorni, alla voglia di tornare a fare aperitivi tutti insieme! Ho fatto un salto dall’altra parte del mondo e con la mente mi sono catapultata nella splendida Sidney, dove l’avocado toast nasce nel 1993. Poi sono tornata qui, passando per la mia adorata Sicilia ho raccolto un limone e ho ripreso il mio cammino virtuale, facendo tappa nella ridente Emilia-Romagna, simbolo di accoglienza, dove ho rubato del crudo di Parma e del parmigiano reggiano. Ecco la storia di un semplice apricena che fa il viaggio del mondo in un momento in cui bisogna rimanere nelle proprie case!

L’avocado toast è una preparazione che suscita sempre grande curiosità (e fame, naturalmente): equilibrato, saporito, ci sono tante versioni e arriva da lontano, da una terra che profuma di salsedine, di libertà, di grandi sogni!
Eppure racchiude in sé ingredienti che arrivano dagli angoli più disparati del pianeta, se consideriamo che l’avocado ha origini messicane e la versione classica lo vuole preparato con il lime, che arriva dall’India.
Quella che vi propongo io è un’alternativa decisamente italianizzata a cui so che non riuscirete a dire di no. Perché?
Perché è semplicemente deliziosa, equilibrata e mette allegria!

Avocado Toast con prosciutto crudo di Parma, limoni biologici siciliani e Parmigiano Reggiano

Ingredienti per 4 avocado toast:

  • 4 fette di pane di segale;
  • 1 avocado Hass grande e maturo;
  • mezzo limone biologico di Sicilia;
  • un pizzico di pepe nero macinato;
  • 8 fette di prosciutto crudo di Parma tagliato non troppo fine;
  • 100 g Parmigiano Reggiano.

Procedimento:

  1. Tagliate a metà l’avocado, rimuovete il nocciolo ed estraete la polpa con l’aiuto di un cucchiaino. Riponete la polpa in una ciotola di vetro e schiacciatela con una forchetta fino ad ottenere un composto cremoso ma grossolano.
  2. Tagliate a metà il limone, punzecchiate il suo interno e spremetene una metà sulla polpa di avocado. Mescolate abbondantemente con la forchetta e aggiungete il pizzico di pepe nero macinato. Mettete da parte.
  3. Con l’apposito tagliagrana, riducete il Parmigiano in pepite.
  4. Suddividete la crema di avocado sulle fette di pane di segale e spalmateli con un cucchiaio dalla punta larga, fino a ricoprirne quasi tutta la superificie.
  5. Adagiate 2 fette di prosciutto crudo su ciascun toast e aggiungete quindi le pepite di grana.
  6. Decorate con dei quarti di fettine di limone ricavati dalla metà intatta e servite! Bon appetit!

Come riconoscere se un avocado è maturo? Dipende dalla varietà, ma quella che abbiamo utilizzato per questa ricetta è la più pregiata e quando è maturo ha la buccia che assume un bellissimo colore viola scuro.
Se siete ancora dubbiosi (metodo valido per qualsiasi varietà) potete esercitare una delicata pressione sul frutto e osservare come reagisce: un frutto maturo si ammaccherà leggermente, uno acerbo opporrà resistenza ed uno troppo maturo si ammaccherà eccessivamente.


Testo, ricetta, styling e fotografia
a cura di
 Micol Uberti
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Le iniziative food contro il Coronavirus

In questi giorni di emergenza, tra i tanti settori che si sono mobilitati per dare il loro concreto contributo all’emergenza Covid19, un ruolo molto attivo l’ha avuto senz’altro il food, che ha visto scendere in campo da semplici pizzaioli a chef stellati con varie iniziative.

Carlo Cracco e l’ospedale di Portello a Milano

Cracco ed il suo staff hanno preparato piatti per i lavoratori impegnati nella costruzione dei nuovi reparti di terapia intensiva per covid19 dell’ospedale di Portello, nell’ex Fiera di Milano, ovviando alla mancanza della mensa nel cantiere. Il tempo era tiranno, l’emergenza era la priorità, il tempo per cucinare poco e l’importante non era certo proporre piatti raffinati ed esclusivi, ma Cracco è riuscito comunque a servire frittata con zucca, castagne e patate, tra i vari pasti.

I fratelli Cerea e l’ospedale da campo di Bergamo

Su un altro fronte, a Bergamo, città tristemente e ripetutamente citata nei bollettini da Coronavirus di questi giorni, un altro noto chef, tre volte stella Michelin, ha voluto dare il suo contributo: Enrico Cerea titolare, con la sua famiglia, del ristorante “Da Vittorio” di Brusaporto (BG). Nell’ospedale allestito presso la Fiera di Bergamo, Cerea e il suo team hanno cucinato per il personale sanitario, chiedendo anche il sostegno e la solidarietà di chiunque potesse donare frutta, verdura, pane e latticini, ma anche scatolame e surgelati da utilizzare per approvvigionare la “cambusa” dell’Ospedale da Campo a Bergamo. Molte aziende hanno riposto all’appello facendo arrivare scorte di baccalà e salsa di pomodoro dal sud ma anche ravioli del plin dal nord. Tutto per la preparazione dei piatti per “gli eroi”, come ormai viene definito da Cerea e da tutti noi, ovvero il personale degli ospedali. Ogni provvista è stata stipata in apposite celle e suddivisa per categorie merceologiche, così da evitare deperimenti e sprechi, organizzando e ottimizzando gli sforzi e i sacrifici di tutti.

Gianluca Interrante e il sostegno all’Avis di Sciacca

E’ una vera e propria gara di solidarietà quella per fronteggiare la pandemia da Coronavirus e così nascono anche iniziative singolari come quella dello chef Gianluca Interrante in collaborazione con l’Avis di Sciacca che con lo slogan “tu doni sangue in sicurezza, noi pensiamo a farti lievitare in leggerezza” ha pensato di mettere a disposizione dei donatori di sangue un vasetto da 100 grammi di lievito madre naturale creato da lui stesso, in questi tempi in cui la corsa al lievito è diventata simile alla corsa all’oro e tutti i supermercati ne sono sprovvisti. Nh Hotels ha donato il cibo dei loro alberghi costretti a chiudere per l’emergenza, pizzerie in ogni parte d’Italia hanno consegnato pizze agli infermieri che stanno sostenendo turni di lavoro estenuanti senza neppure riuscire a fare pause per mangiare.

Le iniziative social contro il Coronavirus

Mai come in questi giorni abbiamo visto food blogger preparare innumerevoli tipi di ricette per aiutare chi si ritrova tra le mura domestiche e magari non sa cosa cucinare non avendo mai messo “le mani in pasta”, consigli su come utilizzare ogni tipo di ingrediente disponibile in dispensa, come ottimizzare la spesa per ridurre le uscite da casa… Il Cibo secondo Micol è tra questi, sia attraverso la pagina Instagram @micoluberti_ilciboscondomicol, sia all’interno del progetto “Io sono Italia” in cui propone ricette, impiattamenti e consiglia anche come scattare foto instagrammabili, poiché anche l’occhio vuole la sua parte!


Testo a cura di Franca Bergamaschi
fotografie via web

Biscotti coniglietto per Pasqua

Sapete qual è la cosa che più amo di ciò che faccio?
Ispirarvi.
Quando qualcuno di voi mi scrive per dirmi che ha preparato una ricetta o realizzato uno scatto perché ha trovato ispirazione in me, io sento di camminare ad un metro e mezzo da terra.
In questo periodo ancora di più!
Oggi voglio provare a giocare ancora con la vostra fantasia, proponendovi dei biscotti carinissimi e che sono certa non verranno apprezzati solamente dai più piccoli… Ecco qui i coniglietti di Pasqua!

Questa è una ricetta divertente che strizza l’occhio anche all’anti-spreco.
Perché? Perché ho realizzato i coniglietti con la frolla avanzata dalla crostata con crema pasticcera alle arance rosse che vi ho presentato due settimane fa… e che avete amato e rifatto in tanti (grazie di cuore!).
Certo, se vorrete un bel po’ di coniglietti, vi converrà prepararne un panetto nuovo… E allora mettiamoci all’opera per preparare questi dolcissimi biscotti pasquali!

Bisconiglietti di Pasqua al cacao, con cocco, mandorle e meringa

Biscotti a forma di coniglietto per Pasqua

Ingredienti per la frolla al cacao:

  • 250g di farina 00;
  • 30g di cacao amaro in polvere;
  • 100g di zucchero semolato;
  • 125g di burro senza lattosio (temperatura ambiente);
  • 1 uovo intero medio + 1 tuorlo (temperatura ambiente);
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci vanigliato.

Ingredienti per la decorazione:

  • cocco rapé;
  • 2 mandorle sgusciate per ciascun biscotto;
  • 1 piccola meringa da caffè per ciascun biscotto;
  • crema spalmabile alle nocciole.

Come procedere:

  1. In una capiente ciotola in vetro, setacciate la farina, il cacao in polvere, il cucchiaino di lievito ed aggiungete lo zucchero. Con l’aiuto di una forchetta, mescolate bene tutto per rendere la miscela omogenea.
  2. Al centro degli ingredienti solidi versate l’uovo, il tuorlo, il burro tagliato a tocchetti e cominciate a lavorare l’impasto pizzicandolo con la punta delle dita.
  3. La frolla sarà pronta quando gli ingredienti saranno ben incorporati tra loro ma la consistenza sarà sabbiosa: per questo motivo è importante non lavorarlo troppo, altrimenti il burro si scalderà eccessivamente. Per scongiurare questo rischio, vi suggerisco di tenere le mani sotto l’acqua fredda corrente per qualche secondo, prima di dedicarvi all’impasto.
  4. Raccogliete la frolla in un panetto o in una palla, avvolgetelo accuratamente in un foglio di pellicola e fate riposare in frigo per circa 2h.
  5. Passato questo tempo, trasferite la frolla su di una spianatoia abbondantemente infarinata e con l’ausilio di un mattarello stendetela fino a ottenere una sfoglia di 3 o 4 mm di altezza.
  6. Foderate una leccarda e stendetevi sopra la sfoglia di frolla.
    Intagliate i coniglietti con l’apposito taglia biscotti (se non lo avete, potete armarmi di un po’ di pazienza e procedere a mano libera oppure ricavare delle sagome a farfalla, più geometriche e semplici).
    Decorate ciascun coniglietto con le mandorle al centro delle orecchie, premendo leggermente per infossarle, il cocco rapé sulla parte del corpo e lasciando scoperta la parte del batuffolo della coda.
  7. Cuocete in forno statico preriscaldato a 170° per 12-13 minuti posizionando la leccarda a metà altezza all’interno del forno. Una volta terminata la cottura, trasferite i biscotti su una griglia di raffreddamento e lasciate riposare per mezz’ora.
  8. Una volta raffreddati completamente, potete procedere ad attaccare le meringhette sulla coda.
  9. Con l’aiuto di uno stuzzicadenti, sporcate la zona della coda con un po’ di crema alle nocciole, giusto quel tanto che basta per far da collante.
  10. Adagiate sopra la meringhetta e premete leggermente. Et voilà!
    Non sono adorabili, i vostri bisconiglietti?
I biscotti a forma di coniglietto sono fatti con pasta frolla al cacao e sono decorati con farina di cocco
Le orecchie dei biscotti a forma di coniglietto sono decorati con mandorle sgusciate
La coda dei biscotti a forma di coniglietto sono decorati con piccole meringhe da caffè

Se state pensando che ci sarebbe più gusto a farle in casa, le meringhe, naturalmente mi trovate d’accordo con voi!
In effetti, per me è andata proprio così: le ho preparate io qualche giorno prima e mi piace l’idea di averne sempre qualcuna da servire insieme al caffè quando vengono gli amici a trovarmi a casa (non ora, naturalmente!).
Ecco perché vi linko QUI l’articolo in cui vi spiego come preparare dei perfetti bacetti di meringa.


Testo, ricetta, styling e fotografia
a cura di
 Micol Uberti
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Muffin vegani alle mandorle

* vegan & lactose free recipe *

Benvenuto sole di primavera!
Sono già pronta a fare colazioni con le amiche, con muffin profumati e appena sfornati, come quelli alle mandorle di cui parliamo oggi!
Sono molto leggeri e molto, molto gustosi. E considerando che vanno bene anche per gli intolleranti al lattosio e che sono molto semplici da realizzare, fareste bene a proseguire nella lettura!

Questi muffin vegani sono a base di acqua e la parte grassa è data dall’olio di semi di mais. Ma volete sapere che cosa li rende davvero speciali?
La nota croccante delle mandorle tritate, nel loro impasto!
Io ho usato un coltello affilato per tritarle e devo dire che rimane la scelta migliore, per quanto mi riguarda, ma potete sempre semplificarvi ulteriormente la vita utilizzando un frullatore, senza esagerare con i tempi altrimenti la ridurreste a farina. Tutti pronti per mettervi all’opera insieme a me?

Muffin vegani all’acqua con mandorle tritate

Muffin vegani all'acqua con mandorle tritate

Ingredienti per 12 muffin:

  • 300 g farina di tipo 00;
  • 300 ml di acqua a temperatura ambiente;
  • 150 g di zucchero di canna;
  • 100 ml di olio di mais o di semi;
  • 100 di mandorle pelate;
  • 1 bustina di lievito vanigliato per dolci;
  • un pizzico di sale fino.

Come procedere:

  1. Partite subito dedicandovi alle mandorle, così da avere tutto ciò che vi serve pronto e a portata di mano: se le tritate a coltello, vi consiglio di utilizzarne uno piuttosto grosso e con la lama affilatissima, così da procedere con più agilità. Procedete tritandone poche alla volta, una decina, con un movimento di polso che faccia scivolare la lama sulle mandorle come fosse una mezzaluna, così da evitare che alcuni frammenti possano schizzare altrove. Se preferite utilizzare il frullatore, versatele nel bicchierone, chiudete e azionatelo per pochissimo tempo. Mescolate e azionate nuovamente. Lasciatele grossolane, meglio un muffin più croccante!
  2. In una bastardella di vetro o di metallo, setacciate accuratamente la farina e aggiungete le mandorle e lo zucchero, mescolate con una forchetta per integrare bene i due elementi.
  3. Ora emulsionate acqua e olio in una terrina, o in una bottiglietta da mezzo litro di capienza. Così facendo, quando aggiungerete questi due elementi alla farina, non correrete il rischio che gran parte dell’olio rimanga in sospensione sopra all’impasto. Versatelo nella bastardella con la farina e mescolate fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo.
  4. Aggiungete il pizzico di sale e proseguite a mescolare.
  5. Aggiungete il lievito setacciato e mescolate nuovamente.
  6. Riempite ciascuno stampo da muffin per circa 2/3 (io ho calcolato 2 cucchiai grandi + 1 piccolo per ciascuno) e fate cuocere per 20 minuti in forno statico preriscaldato a 180°.
  7. Terminato il tempo di cottura, fate la prova dello stecchino e se va a buon fine, lasciate riposare i muffin nel forno spento e leggermente socchiuso per mezz’ora circa. In caso contrario fate cuocere altri 5 minuti e controllate nuovamente. Bon appetit!

La mandorla è deliziosa e intensa, ma se volete dare a questi muffin un tocco più intenso, potete aggiungere la buccia grattugiata di un limone biologico.


Testo, ricetta, styling e fotografia
a cura di
 Micol Uberti
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Crostata alle arance rosse

Buongiorno cari lettori in quarantena!
Vi scrivo dal mio lago, più precisamente (mi sembra ovvio) dal mio appartamento, che in questi giorni si sta trasformando più in un laboratorio dolciario. Di cosa abbiamo bisogno in questo momento?
Abbiamo bisogno di vitamina C e tanta, tanta teobromina per tornare a sorridere! Sono più che certa che questa crostata di frolla al cacao con crema pasticcera alle arance rosse, sia proprio ciò che serve.
La prepariamo insieme?

Vi propongo questa ricetta oggi, perché avremo abbastanza tempo per fare le cose con calma e se proprio vi manca qualche ingrediente sono tutte cose facilmente sostituibili o reperibili nel negozio sotto casa!
Vi manca la polvere di cacao amaro? Potete farne a meno e preparare la frolla classica. Avete del Nesquik? Togliamo parte dello zucchero dall’impasto. Non avete arance rosse? Vanno bene anche le navel.
Vi manca il cioccolato al rum da grattugiare sopra? E’ solo un vezzo che mi sono riservata il diritto di proporre, ma vi assicuro che la vostra crostata sarà buonissima anche se non potete metterlo. Scatenate la vostra fantasia, insomma, non ve ne pentirete!

Crostata di frolla al cacao amaro con crema pasticcera alle arance rosse e spolverata di cioccolato grezzo al rum

Ingredienti per la frolla al cacao:

  • 250g di farina 00;
  • 30g di cacao amaro in polvere;
  • 100g di zucchero semolato;
  • 125g di burro senza lattosio (temperatura ambiente);
  • 1 uovo intero medio + 1 tuorlo (temperatura ambiente);
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci vanigliato.

Ingredienti per la crema pasticcera alle arance rosse:

  • 450 ml di latte intero (temperatura ambiente);
  • circa 50 ml di succo di arance rosse (equivale a 1 arancia rossa intera);
  • 140g di zucchero semolato;
  • 60g di farina tipo 00;
  • 3 tuorli (temperatura ambiente);
  • scorza grattugiata di 1 arancia rossa.

Come procedere per la frolla:

  1. In una capiente ciotola in vetro, setacciate la farina, il cacao in polvere, il cucchiaino di lievito ed aggiungete lo zucchero. Con l’aiuto di una forchetta, mescolate bene tutto per rendere la miscela omogenea.
  2. Al centro degli ingredienti solidi versate l’uovo, il tuorlo, il burro tagliato a tocchetti e cominciate a lavorare l’impasto pizzicandolo con la punta delle dita.
  3. La frolla sarà pronta quando gli ingredienti saranno ben incorporati tra loro ma la consistenza sarà sabbiosa: per questo motivo è importante non lavorarlo troppo, altrimenti il burro si scalderà eccessivamente. Per scongiurare questo rischio, vi suggerisco di tenere le mani sotto l’acqua fredda corrente per qualche secondo, prima di dedicarvi all’impasto.
  4. Raccogliete la frolla in un panetto o in una palla, avvolgetelo accuratamente in un foglio di pellicola e fate riposare in frigo per circa 2h.
  5. Passato questo tempo, trasferite la frolla su di una spianatoia abbondantemente infarinata e con l’ausilio di un mattarello stendetela fino a ottenere una sfoglia di 3 o 4 mm di altezza.
    Io ho scelto il mattarello in marmo MarmoLove per fare questa operazione: la frolla non si appiccica e la stesura è ottimale!
  6. Foderate la teglia da crostate, precedentemente imburrata, e bucherellate il fondo. Posizionatevi sopra un foglio di carta forno, versate le sferette da cottura o dei legumi secchi e fate cuocere per 20′.
    Estraete del forno, rimuovete la carta forno e i pesi e infornate nuovamente per 10′.
    Lasciate raffreddare fuori dal forno, in un luogo asciutto.

Come procedere per la crema pasticcera all’arancia rossa:

  1. Versate il latte in un pentolino e scaldatelo a fiamma bassa fino a raggiungere il punto di ebollizione.
  2. Nel frattempo, in una bastardella, montate i tuorli con lo zucchero e quando questi saranno chiari e spumosi, aggiungete gradualmente la farina setacciata e il succo dell’arancia rossa. Amalgamate bene il tutto con cura.
  3. Versate il latte caldo nella bastardella, amalgamate e trasferite il tutto nel pentolino. Non preoccupatevi se si forma della schiuma, nello step successivo sparirà improvvisamente a un certo stadio di cottura.
  4. Proseguite la cottura a fiamma bassa, mescolando con costanza utilizzando una frusta manuale: in questo modo la crema si rapprenderà senza però formarsi grumi. Quando avrà raggiunto la giusta consistenza e sarà sparita la schiuma, potrete spegnere il fuoco e trasferire la crema in un recipiente.
  5. Mescolate la crema, sempre con l’utilizzo della frusta manuale, fino a che non si è completamente raffreddata. A quel punto potrete versarla nella base di frolla e decorare con fette di arancia rossa e una grattugiata di cioccolato al rum o altro!


Testo, ricetta, styling e fotografia
a cura di
 Micol Uberti
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#FotoRacconti – Il mortaio. Ritorno alle origini.

Diciamolo apertamente. La cucina richiede pazienza.
E’ così, non si scappa, specialmente se ci si tiene alla sottile differenza che c’è tra un alimento preparato con amore ed uno in cui si è cercata qualche “strada alternativa” per far prima. Perché è vero, il tempo è prezioso, ma la qualità di ciò che mangiamo lo è ancora di più! In alcune preparazioni, l’utilizzo di uno strumento fa la differenza, per varie ragioni.
Un esempio? Lasciate perdere il frullatore, se volete preparare un pesto: per questo, esiste il mortaio.

Apparentemente potrebbe sembrare che il risultato sia lo stesso.
Anzi, forse l’omogeneità che si ottiene con il frullatore dà perfino più soddisfazione (de gustibus), ma la differenza sostanziale è un’altra.
Il mortaio, lavorando per pressione, consente al frutto pestato di rilasciare i propri oli, componente preziosa e fondamentale per questo tipo di preparazioni. Se lavorato poi per lungo tempo, l’olio si scalda anche grazie all’attrito contro le pareti del mortaio, sprigionando così un profumo intenso che esalterà il sapore di ciò che state preparando.
Naturalmente, questo utensile da cucina dev’essere di qualità e va mantenuto con le adeguate cure. Nei decenni scorsi la maggior parte dei mortai diffusi era in legno o in metallo, solo ultimamente si sta diffondendo sempre di più l’utilizzo di quello in pietra, tornando quindi alle sue antiche origini.

Olive taggiasche, olive nere e mandorle. Un delizioso mix tutto italiano per un pesto diverso dal solito.

Per me era un grande sogno averne uno “coi fiocchi” e il destino ha voluto che, grazie ad Instagram, incontrassi sul mio cammino MarmoLove, un laboratorio centenario a Finale Ligure in cui ci si occupa di lavorazione del marmo di Carrara (ma non solo). Si parla di mani giovani, quelle di Valentina e del fratello Alessandro, e si parla di amore per l’artigianalità e il design.
Il pestello in legno è altrettanto di provenienza artigianale e la sua produzione è stata affidata a Fratelli Levaggi.
Vado profondamente fiera di questa collaborazione e di questo prodotto, uno dei pezzi più belli e più attraenti che ho in cucina.
Certo, perché un mortaio così non poteva essere rinchiuso in una credenza durante il suo meritato riposo!
Per testarlo ho preparato un pesto grossolano di olive taggiasche, olive nere e mandorle. Il risultato? Semplicemente perfetto!
La verità è che in questo mortaio ci ho trovato tutto.
Ci ho trovato il sapore della cucina di una volta, quella che non conosceva scorciatoie e in cui si dedicava tempo. Ci ho trovato un bellissimo passaggio di consegna dall’amore che ci ha messo chi lo ha lavorato, al mio amore, quello che ci ho messo per preparare il pesto.
Anche se è una cosa semplice, sì.
Perché è proprio in questo che io trovo quel romanticismo di cui mi nutro ogni giorno e che alimenta le mie passioni.
Vi lascio al racconto fotografico!


Testo, styling e fotografia
a cura di
 Micol Uberti
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Arrosto in crosta vivace

Aiuto, che significa “crosta vivace“?
E’ un modo come un altro per dire che è pepata, ho scelto la via poetica, nulla di strano! Converrete con me che suona meglio…
Buon venerdì a tutti! Viste e considerate le giornate piuttosto grige che ci sta regalando l’inizio di questo marzo, ho pensato che fosse il momento buono per proporvi ancora una ricetta un po’ invernale, che non dà propriamente il benvenuto alla primavera: un bell’arrosto in crosta di pasta sfoglia, da condividere con la famiglia durante il pranzo della domenica.
Un classicone, insomma! Sì, ma con qualche piccola modifica, che non fa mai male e stimola la curiosità dei commensali.

L'origine di questa ricetta è il famoso filetto alla Wellington, di origine inglese e risalente all'800.

Il mio arrosto in crosta, infatti, è avvolto in uno strato di pancetta al pepe nero che regala a questa ricetta un sapore molto aromatico e intenso, inoltre la carne viene prima sfumata con birra non filtrata, durante la fase in padella! Insomma, non voglio peccare di presunzione, ma voglio essere onesta con voi: preparatevi, perché tra una settimana vi chiederanno tutti se lo farete nuovamente!

Arrosto in crosta vivace con pancetta al pepe nero

Arrosto in crosta di sfoglia con pancetta al pepe nero.

Ingredienti necessari:

  • Arrosto di carne di vitello (circa 800g);
  • 1 bicchiere di birra non filtrata (io ho utilizzato Ichnusa);
  • mezzo cucchiaino di maggiorana;
  • 1 testa d’aglio;
  • 4 cucchiaio di olio evo;
  • 1 litro di brodo vegetale;
  • 1 rotolo di sfoglia rettangolare;
  • 1 uovo;
  • 1 etto di pancetta al pepe nero affettata piuttosto sottile.

Come procedere:

  1. Preparate in una pentola il brodo, utilizzando un dado e mezzo sciolto in 1 litro di acqua.
  2. Scaldate in una padella l’olio, buttate la testa d’aglio schiacciata e dopo un paio di minuti aggiungete l’arrosto legato, sigillandolo con cura su tutti i lati.
  3. Sfumate l’arrosto con 2 cucchiai di birra e cominciate ad aggiungere il brodo poco per volta, abbassando la fiamma quasi al minimo. Considerate di averne almeno due dita nella padella. Girate l’arrosto ogni quarto d’ora.
  4. Dopo un’ora di cottura con questo metodo, aggiungete la restante birra, aggiungete la maggiorana e continuate a cuocere per 10 minuti e a girare la carne, questa volta più frequentemente. Lasciate intiepidire e preparate la sfoglia.
  5. Stendete la sfoglia sulla carta forno, spennellatela con un uovo sbattuto e bucherellatela. Disponete 3 fette di pancetta sulla striscia centrale della sfoglia e posizionatevi sopra l’arrosto.
  6. Ricoprite interamente l’arrosto con le fette di pancetta, sovrapponendole leggermente tra loro così da creare un vero e proprio involucro.
  7. Ora coprite il tutto con la pasta sfoglia, assicurandovi di chiudere perfettamente i punti di giuntura. Spennellate con l’uovo e mettete in forno preriscaldato a 180° ventilato, per una trentina di minuti.
    Bon appetit!
L'arrosto viene fatto cuocere lentamente in brodo vegetale e birra non filtrata.
L'arrosto viene successivamente avvolto nella pancetta e nella pasta sfoglia, per poi essere cotto in forno ventilato.


Testo, ricetta, styling e fotografia
a cura di
 Micol Uberti
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Risotto ai carciofi e arancia

* vegan & lactose-free recipe *

Siamo in anticipo di un mese se dico che siamo in primavera, vero?
Eppure, a guardare fuori dalla finestra, sembra proprio così!
Simboli assoluti di questo periodo sono i carciofi: le loro sfumature violacee mi mettono allegria e sento già in bocca il loro sapore intenso e così particolare. Perché non provare ad abbinarli, allora, alle arance?
Loro stanno per cedere il passo ad altri frutti, godiamone finché è possibile farlo!

Le foglie di carciofo intere offrono una versione rinnovata del classico risotto, più cremoso.

La parola “arancia” deriva dal persiano e significa “frutto favorito dagli elefanti”. “Carciofo”, invece, viene dall’arabo ma non ha un significato altrettanto poetico, solo descrittivo. In ogni caso sono due frutti della terra che amiamo moltissimo e che non tutti sanno che altissimo potenziale hanno, quando vengono messi insieme in una ricetta!
Ecco perché oggi voglio parlarvi di questo risotto: perché se da una parte è semplicissimo da realizzare, dall’altra scoprirete quanta intensità possono raggiungere sapori che ormai diamo quasi per scontati.

Risotto rustico con carciofi e arance

Dettaglio di impiattamento: una fetta di arancia intera e sbucciata, una spolverata di scorza grattugiata ed il piatto è servito!

Ingredienti per 4 porzioni:

  • 2 arance tarocco;
  • 3 cuori di carciofo;
  • 2 bicchieri rasi di riso Carnaroli;
  • 1 litro di brodo vegetale;
  • maggiorana;
  • aglio.

Come procedere;

  1. Preparate 1 litro di brodo vegetale e mantenetelo caldo abbassando la fiamma al minimo, una volta raggiunto il bollore.
  2. Pulite i carciofi privandoli del fusto legnoso centrale: ciò che deve rimanere sono solamente le foglie (le brattee – ndr), e fatele saltare in padella con 2 cucchiai di olio evo e uno spicchio d’aglio schiacciato. Aggiungete anche mezzo mestolo di brodo per farle stufare.
  3. Quando le foglie di carciofo saranno tenere, aggiungete il riso a crudo e lasciatelo cuocere per 3 o 4 minuti, mescolando spesso.
  4. Nel frattempo, tagliate un arancio a metà e spremetelo, conservando il succo in un bicchiere.
  5. Torniamo al riso: è ora di aggiungere mano mano il brodo e di cuocerlo. Abbiate cura di mescolare di tanto in tanto, così da amalgamare i sapori e scongiurare il rischio di farlo attaccare sul fondo della padella!
  6. Dopo una decina di minuti, aggiungete il succo dell’arancio, un pizzico di maggiorana, una spolverata di scorza grattugiata e lasciate cuocere per altri 5 minuti.
  7. Servite con una fettina di arancia a decorare. Bon appetit!
Risotto rustico con carciofi e arancia
Risotto rustico ai carciofi e arancia visto dall'alto

Vi piace l’idea di un gusto più deciso?
Fate sfumare i carciofi con del vino bianco piuttosto salino e otterrete un risultato decisamente pieno di brio!

Carciofi saltati in padella


Testo, ricetta, styling e fotografia
a cura di
 Micol Uberti
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MU Fish, cucina creativa dall’Oriente

Varcate le soglie del MU Fish di Nova Milanese e preparatevi a rivedere tutte le certezze che avete sempre avuto riguardo la cucina orientale.
La creatività che si respira appena si entra in questo ristorante si unisce così perfettamente al gusto minimalista che quasi non ci si fa caso!
O almeno… fino a quando non si apre il menù.

Il cibo, il vero protagonista: luci, design d'ambienti, presentazione. tutto è volto ad onorarlo.

Sono stata invitata a scoprire le loro proposte in un momento in cui stavo pensando proprio a questo: quanto è bello sperimentare in cucina, quanto è bello poter dare infinite possibilità agli alimenti!
Ne parlavamo proprio pochi giorni fa proprio sul mio profilo Instagram, vi ricordate? Sembrava proprio che fosse scritto nel mio destino che io dovessi incontrare sulla mia strada questo ristorante orientale che strizza l’occhio all’Occidente e gli ruba qualche ingrediente dalla dispensa!

MU Fish, un nuovo modo di parlare asiatico a tavola

C’è poco da stupirsi: il MU Fish di Nova Milanese ha vinto per due anni consecutivi il premio Gambero Rosso per il miglior rapporto qualità-prezzo tra i ristoranti di Milano e della Lombardia.
Se considerate che è una realtà che esiste tra 3 anni, è presto fatta la considerazione del valore di questo posto!
Ve lo dico subito, non è un all you can eat.
Qui è tutto à la carte, ma c’è la possibilità di intraprendere un percorso degustazione.
Vi dico anche che non troverete molto delle solite proposte che siete abituati a leggere sui menù dei ristoranti giapponesi.
Qui ci sono abbinamenti nuovi: avreste mai immaginato una tartare di tonno accompagnata da del fois gras? Nemmeno io!
Eppure, dovete saperlo, è la cosa più buona e seducente che ho mangiato qui!
Ultima negazione dell’articolo, lo giuro: non prendete in considerazione l’idea di pasteggiare a sola acqua o solo tè verde.
Qui c’è molto di più da scoprire, perché il bar tender di MU Fish è bravissimo a rivisitare cocktail in chiave orientaleggiante e a consigliarvi quale potrebbe il migliore per accompagnare ciò che avete ordinato per cena.
Scegliere MU Fish come ristorante, significa fare un vero e proprio viaggio all’interno dei sapori: nulla è scontato, tutto è perfettamente calibrato, come solo l’eccellenza dei maestri a cui scorre nel sangue la filosofia orientale sa fare. Consigliatissimi sono i dim sum, i ravioli di cui tutti vanno matti: lo chef è uno tra i più bravi al mondo e basta assaggiarne uno per capire perché.
Anche l’ambiente si guadagna una sincera nota di merito: incantevole, dalle linee pulite e con un gioco di luci che illumina il centro dei tavoli, punto in cui lo staff posiziona i piatti, lasciando invece in discreta penombra i clienti che possono così godere di privacy e possono lasciare che il cibo sia il vero protagonista del ristorante.
Una chicca di cui mi sono proprio innamorata?
I tavoli: ricavati da tronchi di cedro sezionato orizzontalmente, in alcuni è possibile ritrovare della resina che va a colmare gli spazi vuoti.
Quasi ad onorare, in chiave più sobria, la meravigliosa e significativa arte giapponese del kintsugi.

Appena si entra da MU Fish, si viene accolti da un bancone elegante e dai toni scuri, dedicato ai cocktail e alla preparazione del sushi.
Da MU Fish si viene sempre accolti con una porzione di edamame, i famosi fagiolini in baccello, da condividere.
Il gunkan con uova di salmone e tuorlo di quaglia e la millefoglie con tonno siciliano crudo e burratina sono tra le proposte più particolari di MU Fish.
Un tori karaage (pollo fritto a pepite) come non lo avete mai assaggiato: accompagnato da una speciale maionese.
Hosomaki, Uramaki, sashimi misto: la selezione di MU Fish è incredibilmente ampia.
Cocktail particolarissimi possono accompagnare la cena, per una rivisitazione a 360° della classica tavola orientale.

PS: se di primo acchito avete pensato che Nova Milanese sia troppo fuori mano, vi rassicuro dicendovi che in realtà vi separano solo una ventina di minuti da Milano città! Guardare Google Maps per credere.

I tavoli sono in legno di cedro e la cena si consuma direttamente su di essi, senza tovagliato.


Testo e fotografia a cura di
Micol Uberti
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Banana bread con noci pecan

Partiamo da un presupposto: le ricette a base di banana non mi sono mai mai mai piaciute. E allora perché oggi vi propongo quella del banana bread? Perché è l’unica che è stata in grado di farmi cambiare idea!
E’ pane per definizione e dolce per vocazione, rimane morbido e mantiene l’umidità di un plumcake, rendendo felici tutti quanti.

Una ricetta che va tanto di moda ultimamente ma che fa la sua comparsa ufficiale nel '33

Non tutti sanno che questa ricetta è stata citata per la prima volta in un ricettario del 1933, quando la banana era un bene di lusso ed era un peccato buttarla anche quando era molto matura: ecco che così ci si inventò un modo per utilizzarla ugualmente.
Questa filosofia di vita contro lo spreco la condivido pienamente e così ho provato a preparare anche io il famoso banana bread.
Cosa ho scoperto? Che è una vera delizia e non stanca mai!

Banana bread con noci pecan e un pizzico di cannella

Banana bread con noci pecan tagliata a fette

Ingrediente per un banana bread di 22 cm:

  • 4 banane mature;
  • 200 g di farina tipo 00;
  • 2 uova medie a temperatura ambiente;
  • 125 g di burro morbido;
  • 125 g di zucchero semolato;
  • 6 g di lievito vanigliato;
  • cannella in polvere q.b.;
  • mezzo limone;
  • 3 g bicarbonato di sodio;
  • una presa di sale fino;
  • qualche noce pecan.

Come procedere:

  1. Come prima cosa, vi suggerisco di occuparvi delle banane: sbucciatele, tagliatele a rondelle (tranne una, della quale terrete intera una metà) e ponetele in una ciotola di vetro. Irroratele con il succo di limone e mescolate con cura così da assicurarvi che siano tutte bagnate. La metà che avete tenuto da parte, tagliatela per il lungo e spruzzatevi sopra dell’altro succo. In questo modo, eviterete che si anneriscano!
  2. Accendete il forno per farlo scaldare alla perfezione: modalità statica, 180°.
  3. In una bastardella lavorate con le fruste elettriche il burro con lo zucchero e quando avrete raggiunto una consistenza spumosa, aggiungente una ad una le due uova. Continuare a lavorare e lasciate momentaneamente da parte.
  4. Tornate a lavorare le banane: con una forchetta robusta schiacciatele e riducetele a purea. Non preoccupatevi di raggiungere una consistenza perfettamente vellutata, non c’è problema se rimane un po’ disomogenea (ma non troppo, mi raccomando).
  5. Aggiungete la purea di banane al composto di uova, zucchero e burro e continuate a lavorare con la frusta. Aggiungete il sale e abbandonate le fruste, per passare a una spatola di silicone: così facendo, mescolate più agevolmente l’impasto.
  6. Aggiungete il lievito, il bicarbonato e la farina accuratamente setacciati e mescolate ancora con la spatola, fino ad ottenere un composto omogeneo. Aggiungete, in ultimo, la cannella e date un’ultima mescolata.
  7. Versate il tutto in una teglia da plumcake foderato di carta forno e livellate bene la superficie, su cui poi andrete ad adagiare la banana a metà e le noci pecan, che premerete leggermente per far incorporare all’impasto.
  8. Infornate e lasciate cuocere per 1 ora, fate la prova stecchino a fine cottura e lasciate riposare mezz’ora con il forno socchiuso, prima di estrarlo completamente e servirlo ancora tiepido.
    Bon appetit!
Banana bread con noci pecan visto dall'alto
Banana bread con noci pecan
Decorazione del banana bread con banana affettata e noci pecan sulla superficie

La decorazione è da realizzare a tutta fantasia!
Io ho tenuto da parte la mezza banana avanzata e l’ho tagliata per il lungo in due parti, ma potete anche tagliarla a rondelle per decorare!


Testo, ricetta, styling e fotografia
a cura di
 Micol Uberti
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