#FotoRacconti – Meglio l’uovo di Pasqua o la sorpresa?

Grazie Luigi!
E’ così che potremmo esclamare, quando ci viene regalato il classico uovo di Pasqua.
Colui che chiamo confidenzialmente col suo nome di battesimo, altro non è che il re Sole, Luigi XIV, a cui dovremmo dare il merito di aver fatto realizzare dal suo chocolatier di corte il primo uovo di crema di cacao, dando così il via a questa tradizione.
“Grazie John!”, potrebbe esclamare qualcun altro… e chi è questo John adesso? Sto parlando di John Cadbury, quacchero inglese, commerciante di tè e caffè e fondatore di Cadbury, l’azienda di cioccolato con sede a Birmingham in Inghilterra.

scatto realizzato per Boella & Sorrisicollezione uova di cioccolato Pasqua 2022

Fu probabilmente lui il primo ad inventare  la sorpresa all’interno delle  uova di cioccolato prodotte in serie. Comunque, Luigi o John che sia, dipende di quale team siete: golosi o curiosi?
Se non volete rischiare di rimanere delusi, meglio pensare a godersi il cioccolato senza badare alla sorpresa e scegliere in aggiunta delle uova che di per sé sono già un vero e proprio regalo.
Come “Un nuovo inizio” il ciondolo Dodo in due tonalità di oro o in argento, oppure la lampada ad uovo di Fontana Arte, in vetro soffiato bianco satinato, dallo stile minimal e chic realizzata nel 1972 dal designer olandese Ben Swindens.

Personalmente, il mio uovo di non-cioccolato preferito è Mood Gold di Cristofle, un prezioso scrigno a forma di uovo che racchiude un servizio di posate in metallo dorato 24 carati.
E voi, avete deciso? Meglio l’uovo o la sorpresa di Pasqua?

Fare foto dall’alto: sicuri che sia sempre la scelta migliore?

Sicuramente è la scelta più comoda, questo lo capisco.
Realizzare uno scatto flat lay, ovvero appunto con ripresa zenitale, è pratico e veloce.
L’aspetto più comodo è sicuramente che si può disporre rapidamente gli elementi sul set e vederli velocemente per come appariranno nello scatto finale…
Ma davvero fare foto dall’altro è sempre la scelta migliore in termini di riuscita e di comunicazione?
In effetti la risposta è: no, non sempre il flat lay sa esaltare adeguatamente il soggetto.
Quali sono allora tre aspetti importanti di cui tenere conto quando si scaglie da quale prospettiva riprendere un soggetto?
Lo vediamo subito insieme nell’articolo qui sotto!

L’ALTEZZA DEGLI ELEMENTI

Scatto realizzato per Arance Poggio Pizzuto – gennaio 2021

Quando il set è composto da oggetti ed elementi che hanno più o meno tutti la stessa altezza, il flat lay sarà una scelta molto più gestibile per diversi motivi.
Sarà più facile avere una messa a fuoco più omogenea, innanzitutto, perché il piano focale sarà composto da più o meno tutto ciò che stiamo riprendendo.
Lo svantaggio? Avere una foto un po’ più piatta: conviene perciò giocare con luci trasversali che creino una minima presenza di ombre che delineano la tridimensionalità dei soggetti e che ne definiscano visivamente i contorni.
Sarà inoltre comodo realizzare una foto dall’alto qualora volessimo dare uguale importanza a tutto ciò che è presente nella foto.
Inoltre, più bassi e tendente all’orizzontale saranno gli elementi in foto, minore sarà la possibile aberrazione di prospettiva data dall’obiettivo.
Avete presente quando fotografate dall’alto un calice di vino e 9 volte su 10 appare come se fosse storto verso il margine esterno della foto? Ecco, sto parlando proprio di quel tipo di aberrazione!

LA GEOMETRIA E IL VOLUME DEL SOGGETTO PRINCIPALE

Scatto da un set realizzato per MD supermercati settembre 2021

Quando il nostro soggetto ha una geometria che, a differenza di quanto dicevamo poco fa, non tende all’orizzontale ed ha invece profondità e volume (la frusta da cucina non è piatta, giusto?) allora sarà bene valutare quale prospettiva adottare per risaltarne le forme.
Appiattire un oggetto utilizzando un punto di ripresa errato gli fa un torto… ma lo fa anche a tutta la foto, che di conseguenza perde di profondità e di impatto!
Nella foto proposta il mio obiettivo era focalizzare l’attenzione dell’osservatore sulla parte della frusta in cui era rimasta della ricotta: la scelta migliore è stata quindi una ripresa a 45° rispetto al piano d’appoggio, che mi ha permesso al tempo stesso di far percepire anche la lunghezza del manico e la verticalità della frusta.
Volete un altro esempio? Super felice di darvelo!

Scatto realizzato presso Costa Paradiso, b&b a Sulzano (BS) – luglio 2021

Stacchiamoci un po’ dal mondo del food, almeno per un attimo!
Prendiamo in considerazione questo scatto realizzato in un adorabile bed & breakfast in Franciacorta, un luogo incantato e nascosto dove ogni minimo dettaglio è curato con amore e gusto.
Scorgere questi due annaffiatoi tra i rami di ulivo e le ortensie mi ha fatto impazzire, ha subito catturato la mia attenzione ed è stato un attimo volerli immortalare.
Sono degli oggetti la cui forma si percepisce più distintamente sull’asse verticale, giusto?
Allora la scelta più idonea è stata semplice: fotografarli riprendendoli di lato ha messo in risalto questa caratteristica. Questo principio vale per qualsiasi tipo di soggetto: una persona in piedi, il calice di vino di cui parlavamo poco fa, un viale con i lampioni… Le geometrie degli oggetti ci suggeriscono già come fotografarli, basta prestare attenzione!

PUNTI LUCE, RIFLESSI E TRASPARENZA

Scatto realizzato per Il Cibo secondo Micol – novembre 2020

Sembrano tante cose insieme ma in realtà si legano tra loro.
Valutare da dove proviene la luce e in che modo accarezza il soggetto è una condizione preliminare fondamentale per scegliere come fotografarlo.
Come abbiamo già visto nel primo punto, è grazie a questa che avremo più o meno profondità nello scatto! Se associamo una luce che proviene dall’alto a una ripresa flat lay, sarà tutto molto piatto…
Così come lo sarebbe una foto fatta da un’angolazione di 90 o 45 gradi ma con luce frontale!
Una luce diffusa e trasversale è preferibile in molti casi.
Nel caso della fotografia che vi propongo, la luce arriva da dietro al soggetto ed è molto morbida.
Non descrive ombre dure e regala dei bellissimi punti luce sulla superficie irregolare del cavolo nero, creando inoltre delle armoniose opacità contro le scaglie di cacio che rimangono leggermente trasparenti.
Riuscite ad immaginare in quali altre occasioni si può utilizzare questa strategia?

Spesso si pensa che “squadra che vince non si cambia” ma così facendo ci si perde una infinita gamma di possibilità che sono lì ad aspettarci, appena fuori dalla nostra comfort zone.
Perché se è vero che questo articolo è stato scritto da qualcuno che fa della fotografia una professione, è altrettanto vero che i suggerimenti che contiene sono dedicati a tutti e si possono applicare anche quando si vuol fare una foto con il proprio cellulare!
La differenza la fa la strategia di scatto, no?

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Ehi food lovers! Volete catturare l’attenzione? Assecondate la PIGRIZIA!

Forse cominciare con un titolo così vi avrà fatto balenare in testa un miliardo di opzioni…
“Di cosa starà parlando? A cosa si riferirà?” E soprattutto…
“Questo articolo mi suggerirà qualche cosa di utile?”
Bene, ecco fatto. In effetti ho catturato la vostra attenzione.
E in che modo l’ho fatto? Ne sono certa, nessuno di voi vorrà ammettere esplicitamente che è pigro, ma…
La verità è che questo titolo vi ha attirato proprio per questo, invece:
sperate di trovare l’elemento segreto che costituisce la chiave del successo di una fotografia food.
Poco importa se fotografate cibo per lavoro o per raccontare una serata tra amiche o con il partner.
Ottimo, allora cosa aspettiamo?
Parliamone!

IN CHE SENSO PARLIAMO DI PIGRIZIA?

Arance, food photography

Scatto realizzato per Arancia Poggio Pizzuto – gennaio 2021

Ne parliamo a doppio senso.
Non c’è nulla di cui vergognarsi, fa parte di ognuno di noi e prima ce ne accorgiamo, prima la possiamo utilizzare a nostro favore.
Lo sapete, prima di dedicarmi unicamente alla fotografia sono stata una blogger per 7 lunghi anni e vorrei aver avuto qualcuno che mi desse questo consiglio:
tanto noi quanto chi segue i nostri social (business o privati che siano) siamo pigri.
Noi cerchiamo di creare il miglior contenuto possibile nel minor tempo possibile.
“Loro” cercano di ricavare più informazioni possibili nel modo più semplice possibile.
In un certo senso siamo sulla stessa lunghezza d’onda!
Ok, d’accordo, ma questo principio come lo sfruttiamo in fotografia?

PIU’ INFORMAZIONI CONTIENE UN’IMMAGINE, PIU’ E’ SNELLA DA “LEGGERE”

Insalata con pesche, food photography

Scatto realizzato per MD supermercati – agosto 2021

Per “informazioni” all’interno di un’immagine, intendiamo semplicemente gli elementi visivi che ci restituiscono un’idea, un concetto…
nel caso del food: un sapore, una sensazione.
Nella foto proposta, ad esempio, volevo puntare sulla freschezza.
Si tratta di uno scatto pensato per essere proposto in estate, in cui i colori caldi e intensi fanno parte naturalmente di ciò che ci circonda, mentre la freschezza è invece ciò che tendenzialmente ricerchiamo, soprattutto in agosto, quando siamo sopraffatti da due mesi di afa crescente.
Ecco perché ho scelto di dare ampio spazio alla pesca.
Tutto questo è il processo mentale che avviene nel fotografo, che sceglie arbitrariamente come proporre il proprio soggetto e che quindi razionalizza tutta questa gamma di decisioni per poi trasformarle in azione concreta, modellando il set a proprio piacimento.
Chi osserva una foto, però, tutto questo non lo sa… eppure riesce a percepirlo.
Soprattutto se questa strategia viene utilizzata con saggezza e senza creare un’immagine confusa e sovraccarica…

PUNTATE SU UN ELEMENTO E RIPROPONETELO IN VARIE FORME

Muffin alle mele e cioccolato, food photography

Scatto realizzato per Il Cibo secondo Micol – 2018

Credetemi, questo suggerimento vi cambierà la vita.
Sarete più snelli nel lavoro e creerete con poco delle fotografie estremamente armoniose.
Scegliete un elemento della fotografia sul quale puntare di più.
Quello che restituisce più chiaramente il sapore che volete che emerga o quello che più intensamente richiama il mood che volete esprimere.
Selezionatelo e proponetelo nello stesso scatto ma sotto forme diverse.
La mela: intera, ma anche sbucciata, all’interno dello stesso scatto.
Tornate ad osservare le foto precedenti: la pesca, proposta in taglia diversi. Metà, un quarto, un ottavo.
Le arance, con quelle ho fatto altrettanto!
Se mostrate lo stesso elemento visto da più “punti di vista”, sarà molto più facile per il cervello dell’osservatore andare a ripescare nella memoria tutte quelle informazioni che si associano a sapori, esperienze e sensazioni. Assicurato!
E la cosa più bella di questa strategia è che si può mettere in atto sempre.
Non ci credete?

UNA STRATEGIA COMODA E SEMPRE ATTUABILE

Capunsei, gnocchi di Mantova, food photography

Scatto realizzato per Il Cibo secondo Micol – Castellaro Lagusello (MN), agosto 2020

Mettete una gita fuori porta, un caldo soffocante e una fame mostruosa dopo aver camminato per ore alla scoperta di un borgo meraviglioso,
su e giù per le salite delle strade collinari di una piccola frazione di Monzambano.
Mettete la voglia di scoprire un nuovo sapore, quello dei capunsei tipici di quella zona.
Ma mettete anche la voglia di raccontarlo a chi non era lì presente!
Beh, tanto è bastato: una foto a campo molto stretto, uno di questi gnocchi morso per metà così da lasciar intravedere anche le fattezze al suo interno e voilà.
Il racconto di gusto è servito.
Si capisce immediatamente che la consistenza di questo piatto ricorda molto quello dei canederli, perciò verosimilmente non sarà omogeneo e “liscio” al tatto in bocca, si capisce che le erbe la fan da padrona non solo nel condimento, che non contengono un ripieno, ma che l’impasto è variegato e che con ogni probabilità sono vegetariani perché non si vede traccia di carne.
Il riscontro da chi ha visto la foto? Eccolo QUA!

Quello che mi affascina molto dell’arte fotografica, tra tanti aspetti, è comprendere quanto profondamente si leghi con la psicologia.
Pensare che una foto sia ben fatta senza valutare questa peculiarità, sarebbe incredibilmente limitante.
E diciamolo, mentre si creano scatti immaginando come li interpreterà chi li guarderà, non si fa forse un viaggio all’interno anche della propria testa e della propria sfera di significati?

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Lo sguardo del soggetto: al fotografo o all’ambiente?

Qui si apre un bel dibattito…
E la risposta a questa domanda probabilmente vi sorprenderà!
Cosa chiediamo al nostro soggetto?
Chiediamo di volgere lo sguardo verso la nostra macchina fotografica?
Lasciamo che i suoi occhi si posino su ciò che lo attira in quel momento e scattiamo quando ci sentiamo ispirati?
Tutto dipende da un solo fattore: cosa vogliamo comunicare.

REGALARE UN MOMENTO DI SPONTANEITA’

Barbara Palvin, sfilata Missoni - Milano Fashion Week settembre 2021

Barbara Palvin, sfilata Missoni – Milano Fashion Week settembre 2021

Una super modella che non guarda in camera al momento dello scatto? Ahi ahi ahi!
E invece no, è bello così. E’ bello immortalare quel momento in cui guarda altrove, sistemandosi i capelli, quel momento in cui non è più Barbara Palvin, l’angelo di Victoria’s Secret, ma una ragazza come tante che si guarda intorno mentre starà pensando a chissà cosa. Quasi immersa in un mondo tutto suo.
Lo sguardo rivolto a chissà dove fa entrare l’osservatore in un mondo di… dimensioni inesplorate.

COINVOLGERE CHI ASSISTE ALLA SCENA

Beatrice Valli e Marco Fantini, sfilata Missoni - Milano Fashion Week settembre 2021

Beatrice Valli e Marco Fantini, sfilata Missoni – Milano Fashion Week settembre 2021

Il bello del soggetto che guarda in camera, con naturalezza, senza che glielo si chieda.
Non è magico?
Io provo molta più soddisfazione piuttosto che dare indicazioni su cosa fare: si crea una sintonia, anche se a volte fugace, che si ritrova e percepisce poi nell’immagine finale.
Soprattutto se il soggetto sta vivendo un’emozione sincera (in questo caso Beatrice aveva appena sussurrato qualcosa al futuro marito e rideva divertita) e la condivide con il fotografo!
Il quale poi la ripropone a chi la osserva… in un bellissimo gioco di coinvolgimento emotivo.

PRESTARE GLI OCCHI AL CURIOSO PASSANTE IMMAGINARIO

Valentina Ferragni, sfilata Missoni - Milano Fashion Week settembre 2021

Valentina Ferragni, sfilata Missoni – Milano Fashion Week settembre 2021

Ci sono situazioni, non necessariamente di carattere mondano, che attirano l’attenzione del passante.
E allora perché non prestare gli occhi a questo immaginario personaggio curioso, che guarderebbe la scena con tanta avidità quanto in maniera del tutto casuale, scattando una fotografia che comprenda soggetto e contesto? Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, guardare uno scatto come questo non allontana chi lo guarda, anzi!
Si immedesimerà moltissimo nel punto di vista di chi ha scattato la fotografia, così tanto da sentirsi proprio in quel posto, in quel momento, riuscendo a provare delle vere e proprie emozioni…
le stesse che, su sua supposizione, avrebbe provato se fosse stato lì davvero.

OCCHI NEGLI OCCHI: CHI GUARDA CHI?

Servizio fotografico privato – Bovisio Masciago, novembre 2021

Diciamolo, a volte alcune fotografie ci fanno sentire osservati.
Non riusciamo a guardarle troppo a lungo, non capiamo più se stiamo osservando un’immagine bidimensionale oppure se il soggetto è realmente davanti a noi e ci sta squadrando da testa a piedi.
Alcune pose contribuiscono sensibilmente, ad esempio nella foto che vi propongo è evidente l’intento di creare un filo diretto tra soggetto e spettatore.
Ma ciò che più conta è lo sguardo di chi viene fotografato e ciò che esprime.
Sta in questo dettaglio il segreto che ci fa domandare, dentro di noi: “Perché mi guarda così?”.
Domanda a cui non avremo mai risposta certa!

Personalmente trovo che sia bellissimo sapere che il potere comunicativo di una fotografia non può essere imbrigliato in una regola sola: “il soggetto deve guardare in camera” oppure ancora “se guardi altrove la foto viene meglio“. Trovo rassicurante sapere che ci si può sbizzarrire molto di più con le prospettive e si può sguinzagliare la propria fantasia fino all’infinito.
Anche se per contro è proprio questo che getta anche il guanto di sfida a chi si appassiona a questa meravigliosa arte!

Un anno pieno di possibilità (da fotografare)

Bisogna ammetterlo, questo 2022 è iniziato in maniera un po’ strana, quantomeno per me.
E’ iniziato con la quarantena che mi ha costretta a festeggiare il capodanno su Skype, giornate che sembravano non finire mai e una malinconia che non è certo il buon umore che ti aspetteresti di avere nei giorni di festa. Eppure mentre mi ritrovavo raggomitolata sul divano a guardare fuori dalla finestra, mi è venuto spontaneo pensare che ci saranno una marea di cose stupende da fotografare anche quest’anno!
Il susseguirsi delle stagioni, indipendentemente da quale sia la nostra preferita, ci regala un ventaglio di opportunità uniche nel loro genere, da immortalare anche solo per il gusto di conservare la loro bellezza con noi per sempre, per riguardarle tra quale anno e dire: “E’ vero, a novembre 2021 aveva nevicato un giorno solo a Milano e sembrava la cosa più magica del mondo!”!

ARRIVERA’ LA PRIMAVERA

Borgonato (BS) – Maggio 2021

…e rimarremo incantati nell’osservare l’operosità delle api che sorvolano i fiori.
Qui in Franciacorta, un punto che adoro fotografare è quello che precede la strada che accompagna alla cantina dei Fratelli Berlucchi. C’è una distesa di lavanda, che offre spunti bellissimi.
Ci sono spighe di fiori più chiari, più scuri, ci sono i campi d’erba che anticipano le vigne in crescita e le strutture in pietra che contrastano perfettamente con i colori della primavera… ed è una zona abbastanza tranquilla da poterci perdere il tempo che si vuole per fare un po’ di scatti passeggiando nella natura.
Al massimo ogni tanto ci sarà da stringersi sul ciglio della strada per far passare qualche trattore!

E POI SARA’ IL TURNO DELL’ESTATE

Giugno 2021 – Parco delle Cave (MI)

…ci saranno le scampagnate fuori porta e le ore passate nei parchi di città!
Ci saranno tramonti bellissimi, i paesaggi scaldati dalla loro luce e si troverà riparo dal sole cocente sotto le fronde degli alberi carichi di foglie, dove ci si sorprenderà a fare foto in controluce, scoprendo che è una situazione che sa essere davvero fiabesca.

E FINALMENTE TOCCHERA’ AL MIO ADORATO AUTUNNO

Novembre 2021 – Parco Taxodi (BS)

…ed i miei occhi non sapranno mai fermarsi.
Da ottobre a dicembre per me la natura esplode in tutta la sua bellezza e i colori che intorno a noi sono quelli a cui sento di appartenere. Assolutamente imperdibile, nella zona del lago d’Iseo, è il Parco protetto dei Taxodi di Paratico (BS). I tronchi che affondano le radici nell’acqua e i rami che si intrecciano in alto, sopra le vostre teste, sono uno spettacolo che assume un fascino irripetibile nei pomeriggi autunnali, quando la luce comincia ad abbassarsi e il rosso e l’arancione dei tassodi incendia lo scenario di fronte a voi. Vietato andarci sprovvisti di fotocamera, fosse anche solo quella del cellulare!

E TORNERA’ ANCHE L’INVERNO

Novembre 2021 – Bovisio Masciago (MB)

…una stagione dolcissima, che con la sua neve richiama irrimediabilmente lo zucchero a velo.
I colori freddi e spenti possono essere altrettanto coinvolgenti, quando vengono abbinati ad alti contrasti.
E’ vero, tutto sembra più piatto, sembra perdere di profondità, la natura tende ai toni del grigio e la luce del cielo sembra creare opacità ovunque… ma in realtà, come sempre, basta guardare.
La brina, la foschia, la pioggia, tutto può essere bellissimo se lo si osserva dalla giusta prospettiva!

Sì, questo 2022 è iniziato veramente in maniera un po’ strana!
Ma lo so, sarà anche lui pieno di possibilità… da fotografare.

Meghan, Harry, la gravidanza e l’essere fotografi ai tempi del covid

Lo abbiamo letto su tutte le testate giornalistiche: Meghan ed Harry hanno annunciato l’arrivo del secondogenito (o sarà una secondogenita?) proprio ieri, attraverso i canali social, durante il giorno di San Valentino. Una scelta sicuramente romantica e ben studiata, che fa finire questo evento più nella cronaca rosa delle celebrities, piuttosto che tra i comunicati telegrammatici in uso nelle royal families… e del resto così è giusto che sia, dal momento che hanno deciso di non farne più parte!
La cosa curiosa all’interno di tutto questo è la fotografia dell’annuncio.
Perché? Lo scopriamo subito!

Meghan e Harry annunciano la gravidanza con una foto sui social
dal profilo Instagram del fotografo @misanharriman

E’ sicuramente uno scatto molto dolce e spontaneo, quello che ritrae Meghan e Harry persi in uno sguardo innamorato su un prato soleggiato, ma leggendo tra le righe degli articoli dedicati all’annuncio della seconda gravidanza della duchessa di Sussex, si nota che in molti riportano che la fotografia è stata realizzata da remoto da Misan Harriman, utilizzando l’ipad. Il fotografo, amico della ex star di Hollywood (sapete che Meghan ha fatto anche una piccola comparsa in Come ammazzare il capo e vivere felici?) ha preparato la fotografia e ha catturato il momento.
Ma cosa intendiamo se parliamo di scatto da remoto?
Generalmente, con questa espressione indichiamo una fotografia scattata utilizzando un telecomando attraverso il quale, dopo aver gestito e calibrato adeguatamente diaframma, sensibilità ISO, messa a fuoco e tempo di scatto, viene dato l’input alla fotocamera di “premere” metaforicamente il tasto di ripresa e quindi realizzare lo scatto.
Notando le condizioni di luce dell’ambiente in cui sono ritratti Meghan ed Harry, il contesto ed alcuni dettagli della fotografia, risulta però improbabile che ci sia di mezzo l’utilizzo di un cavalletto (perché senza cavalletto, la gestione da remoto risulta piuttosto inutile)… soprattutto se pensiamo che è stato utilizzato un ipad!
E allora che cosa significa qui, “scatto da remoto”?
Significa, con ogni probabilità, che Misan Harriman si è avvalso di una app che permette di associare due dispositivi e di gestire il secondo attraverso il primo. Immaginate che ora io possa entrare nel vostro computer o nel vostro smartphone e possa utilizzarli a distanza. Lo stesso è avvenuto per la realizzazione della fotografia di Meghan e Harry!
Sarà stato sufficiente, alla coppia, posizionare il proprio dispositivo e mettersi in posa seguendo le direttive di Misan Harriman che si è messo in comunicazione con loro, il quale avrà poi impostato tutti i parametri di scatto e avrà quindi immortalato questa romantica scena, ritrovandosi la fotografia direttamente nel suo rullino attraverso Cloud.
Geniale, no?
Certo, forse il risultato manca di quell’effetto “dreamy” che ci aveva fatto sospirare davanti agli scatti che annunciavano il loro fidanzamento…

Harry e Meghan in uno scatto dell'annuncio del loro fidanzamento

In quel caso, il servizio fotografico era stato realizzato dal vivo (era novembre 2017) ed era a cura di Alex Lubomirski, già conosciuto per aver ritratto volti come Beyoncé, J-Lo, Charlize Theron e Nathalie Portman… e a cui era stato affidato anche il delicato compito di occuparsi dell’album di matrimonio, avvenuto il 19 maggio 2018.
Ma le condizioni erano ben diverse: all’epoca si poteva vivere la libertà da ritrarre in prima persona, si poteva respirare l’atmosfera del momento immortalato e ci si poteva avvicinare tanto da poter palpare con le proprie mani l’emozione che sarebbe stata eterna grazie alla fotografia.

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Testo a cura di Micol Uberti
Fotografie via web

#FotoRacconti – Un weekend in Toscana nel cuore della Garfagnana

Ci sono viaggi che rimangono nel cuore.
Sono belli, non solo per ciò che vedi intorno a te, sono belli per ciò che vivi quando sei in quei posti! A me piace molto ritrovarmi in un luogo al fianco di qualcuno che lo conosce così bene da raccontarti ogni cosa che lo riguarda ed è esattamente ciò che è successo in Toscana, durante il weekend che ho trascorso in Garfagnana.

Il Duomo di San Cristoforo nella città toscana di Barga, nel lucchese

L’ALBERGO DA PRENOTARE

La struttura da cui sono stata ospitata per vivere questa splendida esperienza è il Renaissance Tuscany Il Ciocco Resort & Spa, uno scrigno di eleganza e romanticismo in una delle zone più belle della Toscana, la Media Valle del Serchio, nel cuore della Garfagnana a pochi km da Lucca. Un albergo importante che vanta il Certificato d’eccellenza TripAdvisor e la nomina tra uno dei migliori resort d’Europa. Al suo interno si trovano tre ristoranti, uno dei quali con una vista mozzafiato sulla città toscana di Barga e sulla catena montuosa delle Alpi Apuane, dove si può notare il Monte Forato che si staglia all’orizzonte. In questi ristoranti è possibile gustare ricette tipiche della zona di Lucca, di tutta la Toscana ma non solo! E’ possibile anche vivere una bellissima esperienza optando per una cena con degustazione vini.

Renaissance Tuscany Il Ciocco Resort, zona hall e galleria d'arte
Un salottino della hall del Renaissance Tuscany Il Ciocco Resort
Il Renaissance Tuscany il Ciocco Resort è anche pet friendly
Particolare del bellissimo giardino del Renaissance Tuscany Il Ciocco Resort in Garfagnana
Cena con vista sulla Garfagnana
Tartare di manzo con capperi al Renaissance Tuscany Il Ciocco Resort
La piscina con vista sulla Garfagnana del Renaissance Tuscany Il Ciocco Resort
Tagliatelle con pomodoro e basilico al Renaissance Tuscany Il Ciocco resort

IL TERRITORIO DELLA GARFAGNANA

Da non perdere assolutamente è una passeggiata nella città di Barga, che si raggiunge in auto in pochissimi minuti partendo dal Ciocco Resort.
Piccola, ma con tanto carattere e piena di cose da raccontare, è stata nominata una dei borghi più belli d’Italia ed è il comune più popoloso della Media Valle del Serchio. Oltre alle bellezze storiche monumentali da ammirare a Barga, primo fra tutte il Duomo di San Cristoforo che torreggia sulla cittadina, ci sono molte curiosità da scoprire. Un consiglio spassionato? Andate a fare colazione o merenda da Fratelli Lucchesi, una pasticceria storica di Barga, e portate a casa un sacchettino di biscotti alle castagne, frutto di cui è ricca la Garfagnana. Sono semplicemente squisiti!

Micol Uberti a Barga, piccolo borgo medievale in Toscana, nella provincia di Lucca

Ci sono altre due esperienze che mi sento di suggerirvi caldamente!
Da quale cominciamo per prima? Ma naturalmente da quella che vede protagonista il vino! Sto parlando di una cantina che produce vino biodinamico e si trova proprio nella Garfagnana: Podere Còncori ha realizzato una sorta di patio che dà sulle vigne e dove è possibile sedersi attorno al tavolo, ricavato da un’antica e gigantesca botte di rovere, per degustare le proposte della cantina e fare due chiacchiere con il proprietario. Se andate a trovarli, non dimenticate di salutare anche Pietro, la mascotte di Podere Còncori! Di chi si tratta? Ma di un ciuco, naturalmente!

La seconda esperienza di cui mi piacerebbe parlarvi è la visita con guida alpina dei borghi della Controneria. La Controneria è un’area collinare di Bagni di Lucca, che si trova vicino al torrente Lima e che si estende fino al Monte Prato Fiorito. In questa zona si susseguono dei piccoli borghi molto carini, ognuno con storie particolari e incantevoli da raccontare! Per questo vi suggerisco di affidarvi alle guide specializzate che potete incontrare all’Agriturismo Pian di Fiume. Un piccolo cenno storico: nel 1637 la Controneria venne divisa in due comunità, quella di San Cassiano e quella di San Gemignano.

COSA ASSAGGIARE ASSOLUTAMENTE

Non si può andare in Toscana senza assaggiare la vera pappa al pomodoro.
Se state pensando che in realtà non ci vuole molto per prepararla e che potete quindi mangiarla ovunque, mi dispiace dirvi che vi sbagliate.
Innanzitutto, serve proprio il pane sciocco, quello toscano. E poi i pomodori che ci sono là… hanno tutto un altro sapore! Un altro piatto da assaggiare è la panzanella e se soggiornate al Renaissance, la passata di funghi porcini spicca per la sua bontà!

Testo e fotografia
a cura di Micol Uberti

#FotoRacconti – Il mortaio. Ritorno alle origini.

Diciamolo apertamente. La cucina richiede pazienza.
E’ così, non si scappa, specialmente se ci si tiene alla sottile differenza che c’è tra un alimento preparato con amore ed uno in cui si è cercata qualche “strada alternativa” per far prima. Perché è vero, il tempo è prezioso, ma la qualità di ciò che mangiamo lo è ancora di più! In alcune preparazioni, l’utilizzo di uno strumento fa la differenza, per varie ragioni.
Un esempio? Lasciate perdere il frullatore, se volete preparare un pesto: per questo, esiste il mortaio.

Apparentemente potrebbe sembrare che il risultato sia lo stesso.
Anzi, forse l’omogeneità che si ottiene con il frullatore dà perfino più soddisfazione (de gustibus), ma la differenza sostanziale è un’altra.
Il mortaio, lavorando per pressione, consente al frutto pestato di rilasciare i propri oli, componente preziosa e fondamentale per questo tipo di preparazioni. Se lavorato poi per lungo tempo, l’olio si scalda anche grazie all’attrito contro le pareti del mortaio, sprigionando così un profumo intenso che esalterà il sapore di ciò che state preparando.
Naturalmente, questo utensile da cucina dev’essere di qualità e va mantenuto con le adeguate cure. Nei decenni scorsi la maggior parte dei mortai diffusi era in legno o in metallo, solo ultimamente si sta diffondendo sempre di più l’utilizzo di quello in pietra, tornando quindi alle sue antiche origini.

Olive taggiasche, olive nere e mandorle. Un delizioso mix tutto italiano per un pesto diverso dal solito.

Per me era un grande sogno averne uno “coi fiocchi” e il destino ha voluto che, grazie ad Instagram, incontrassi sul mio cammino MarmoLove, un laboratorio centenario a Finale Ligure in cui ci si occupa di lavorazione del marmo di Carrara (ma non solo). Si parla di mani giovani, quelle di Valentina e del fratello Alessandro, e si parla di amore per l’artigianalità e il design.
Il pestello in legno è altrettanto di provenienza artigianale e la sua produzione è stata affidata a Fratelli Levaggi.
Vado profondamente fiera di questa collaborazione e di questo prodotto, uno dei pezzi più belli e più attraenti che ho in cucina.
Certo, perché un mortaio così non poteva essere rinchiuso in una credenza durante il suo meritato riposo!
Per testarlo ho preparato un pesto grossolano di olive taggiasche, olive nere e mandorle. Il risultato? Semplicemente perfetto!
La verità è che in questo mortaio ci ho trovato tutto.
Ci ho trovato il sapore della cucina di una volta, quella che non conosceva scorciatoie e in cui si dedicava tempo. Ci ho trovato un bellissimo passaggio di consegna dall’amore che ci ha messo chi lo ha lavorato, al mio amore, quello che ci ho messo per preparare il pesto.
Anche se è una cosa semplice, sì.
Perché è proprio in questo che io trovo quel romanticismo di cui mi nutro ogni giorno e che alimenta le mie passioni.
Vi lascio al racconto fotografico!


Testo, styling e fotografia
a cura di
 Micol Uberti
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Come si fotografa un bicchiere?

Spesso quando si pensa di fotografare una ricetta, si immagina come prima cosa, un piatto. Fondo o piano che sia, è la prima cosa che salta alla mente e quindi l’attenzione si sposta di più su ciò che è servito su di esso piuttosto che il piatto in sé! A ragion veduta, aggiungerei, perché effettivamente a meno che questo non presenti delle irregolarità particolarità nelle linee oppure non sia di qualche materiale particolare, non c’è poi molto da dire a riguardo. Ma come cambiano le cose quando un contenitore ha una certa verticalità?

Fotografare un bicchiere può rivelarsi più complicato di quello che sembra, perché spesso si rimane insoddisfatti dello scatto ottenuto… a meno che non si segua questo piccolo trucchetto di cui vi parlerò oggi nel terzo appuntamento de #ilBelloDelCiboSecondoMicol!

Per farlo, ho pensato di utilizzare una ricetta che avete apprezzato moltissimo quando l’ho proposta nel mio feed Instagram e di cui ancora non avevo parlato qui: la panna cotta allo zafferano con di pistacchi di Bronte. Innanzitutto, per creare questo dolce per 4 persone, non dovete far altro che seguire le dosi della ricetta che vi avevo mostrato QUI e sostituire al basilico 2 bustine di zafferano oppure mezzo cucchiaino di pistilli (purché siano di primissima qualità come quelli che ho scelto io).
Il colore intenso che assumerà, rende possibile fare uno styling davvero minimalista ed io ho scelto i pistacchi perché il loro verde vivace poteva spiccare piacevolmente senza stonare troppo, oltre naturalmente ad essere buonissimi! Non solo, sempre per celebrare la bellezza delle tonalità calde dello zafferano, ho selezionato dei tumbler bassi senza alcun disegno o decoro.
Una volta rassodata a dovere la panna cotta in frigorifero per almeno 5 ore, non bisogna far altro che sbriciolare alcuni pistacchi, mentre altri andranno divisi solo a metà. Seguendo una linea retta si disporranno appena oltre la metà della circonferenza. Se preferite, potete disporli a corona tutti intorno seguendo il vetro del bicchiere, oppure ancora metterne una piccola quantità solo al centro: l’importante, se volete un effetto ottico ordinato e chic ma non troppo “impostato”, è che alterniate la granella con i pistacchi divisi a metà.
Pronti a fotografare? Benissimo, fuori i cellulari allora!
Tirando fuori dal frigorifero i dolcetti, si rischia di andare incontro all’effetto rugiada sia sui bicchieri sia sulla superficie della panna cotta. Anzi, con questo caldo è proprio inevitabile! Perciò, ricordate di tirarli fuori un quarto d’ora prima, di tamponare le goccioline con della carta da cucina e lasciar riposare altri 5 minuti prima di procedere con lo scatto.
Il bello dei bicchieri o delle coppe molto alte è che, salvo i casi in cui vengono riempiti fino o oltre all’orlo, il loro bordo va a “tagliare” in prospettiva l’immagine di ciò che contengono, o quantomeno il lato opposto del bicchiere stesso. Tanti sono disturbati da questa cosa e istintivamente tendono a scattare dall’alto o di profilo, così da non avere alcun disturbo… Ma mi credete se vi dico invece che quel bordo “che taglia” è una bellissima risorsa dal punto di vista fotografico? Quello che dovete fare è impostare la fotocamera del cellulare su “ritratto”, posizionarvi davanti alla vostra panna cotta tenendo il telefono inclinato a 45° senza mai stare troppo vicino al soggetto e toccate lo schermo nel punto in cui si trova il contenuto del bicchiere. Mano ferma, respiro sospeso… scattate et voilà!
Ecco a voi la vostra foto pronta -o quasi- da pubblicare sui social per far invidia a chiunque!
Vi propongo alcuni scatti, che ho realizzato con la reflex: confrontatele con quella che avete realizzato voi. C’è tanta differenza? E soprattutto, riuscite a vedere quanto più piatta risulta questa ricetta se fotografata dall’alto anziché in prospettiva?

Anche i vasetti, con il bordo più spesso, creano un bel gioco prospettico!


Testo, ricetta, styling e fotografia
a cura di Micol Uberti

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Fotografa la tua bowl esotica!

Qualche giorno fa vi ho domandato, attraverso le mie stories Instagram, se vi sarebbe piaciuto che creassi una rubrica all’interno della quale trovare dei suggerimenti per ricreare a casa vostra dei piatti super instagrammabili e per fotografarli al meglio con il vostro smartphone.
L’entusiasmo con cui mi avete risposto (in moltissimi, per giunta!) mi ha fatto capire che era proprio giunto il momento di lanciarsi in questa nuova avventura.
E così…

Benvenuti in #ilBelloDelCiboSecondoMicol!

Quella che vi propongo oggi è una splendida bowl vegana, molto semplice da realizzare, i cui colori sono super estivi e naturali.
Per prepararla sarà sufficiente frullare 2 banane mature con mezzo mango.
Separatamente pelate e affettate metà kiwi, tenete a portata di mano un cucchiaio di semi di chia, l’altra metà del mango ridotta a cubetti e una manciata di scaglie di cocco disidratate. Non sapete dove comprare queste ultime? Potete sempre ripiegare su una confezione di muesli che le contenga!

La prima cosa da fare, che è il primo step in qualsiasi cosa vogliate realizzare con gusto estetico, è osservare gli elementi che avete di fronte. Io sono una fan degli styling minimal e geometrici ma asimmetrici, sono rare le volte che esco dal seminato. Perciò decido che voglio disporre la frutta a pezzi solo da un lato della bowl.
Come procedere, una volta versato lo smoothie di banana e mango?
Dagli elementi più grandi a quelli più piccoli!
Posiziono, per prime, le fette di kiwi. Per la grandezza della mia bowl ne bastano 3. Le sovrappongo leggermente perché non amo vedere troppi spazi vuoti tra elementi simili. Come seconda cosa, procedo con il posizionare i cubetti di mango, diminuendo la quantità mano mano che mi allontano dalle fette di kiwi: è così che ottengo una mezzaluna molto piacevole da vedere, che arriva a poco più della metà della circonferenza della ciotola!
A questo punto, procedendo verso il centro della bowl, dispongono le scaglie di cocco: abbondare è d’obbligo qui!
Per completare “il giro” della bowl, cospargo di semi di chia il bordo opposto della bowl e… voilà! Ottengo, così facendo, una cornice di elementi che lascia spazio allo smoothie, come una finestra di dolcezza!

Ora è tempo di scattare! In casi come questo, senza dubbio la scelta migliore è il flatlay: per il tipo di fotocamera di cui sono disposti i cellulari, se vogliamo minimizzare il rischio di distorsioni prospettiche, scattare dall’alto è strategico.
Sia che vogliate rispettare la regola dei terzi ed avere una fotografia decentrata, sia che vogliate avere il soggetto al centro esatto dello scatto, non state mai troppo vicini a ciò che state ritraendo. Solo così eviterete di farvi ombra, rovinare la composizione o ottenere immagini “allungate” da una parte piuttosto che dall’altra.
Lasciatevi un po’ di margine, un po’ di spazio vuoto ai bordi.
Tanto poi, si può sempre tagliare, no?
Se non credete a quello che vi dico, guardate con i vostri stessi occhi il confronto tra questi due scatti. Stessa inquadratura, stesse condizioni di luce, stessa prospettiva, strumenti diversi.
Notate qualche sostanziale differenza, a parte la profondità dei colori?
No, nessuna! Se mi aveste visto scattare, però, vi sareste resi conto che quella scattata con il telefono (cioè la seconda), è stata fatta con una distanza maggiore tra soggetto e fotocamera.

C’è un’ultima regola fondamentale, in questi casi: sperimentare e divertirsi, sono l’ingrediente segreto di un buon risultato!
Provate a scomporre le composizioni che avete creato, a cambiare posizione agli oggetti, a “disfare” i piatti. Vedrete quanta ispirazione ne trarrete! Vi lascio ai miei scatti (in questo caso realizzati con reflex), sperando di far fiorire la vostra fantasia 🙂

Se avete apprezzato questo articolo, lasciatemi un commento e cominciate a seguire il mio profilo Instagram: troverete tante altre fotografie da cui prendere spunto per realizzare le vostre!


Testo, ricetta, styling e fotografia
a cura di Micol Ubert
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